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Bologna: scuola università ricerca, serve una exit strategy

Bologna, per quanto riguarda il tema della formazione e della ricerca, è passata alla storia per essere stata la città che nel giugno del 1999 ha ospitato i 29 ministri dell’istruzione dei paesi dell’Unione Europea che hanno sottoscritto un accordo noto come la “dichiarazione di Bologna”, il quale ha dato vita al “Processo di Bologna”. Il Processo di Bologna è la riforma con cui inizia “l’armonizzazione” dei sistemi formativi dei paesi membri con l’obiettivo di dare definitivamente avvio allo “Spazio europeo dell’istruzione superiore”, un nodo strategico per il progetto europeo di diventare “l’economia della conoscenza più competitiva al mondo”.

Abbiamo più volte avuto modo di analizzare gli effetti prodotti da questo processo nei sistemi d’istruzione superiori e il modello di apprendimento. Un processo che da decenni sta deformando non solo l’università ma anche la scuola e in generale il mondo della formazione e che negli ultimi tempi sta vivendo una grande accelerazione dovuta al contesto di forte competizione globale.

Ed è per questo che le nostre scuole e le nostre università non svolgono alcuna funzione d’emancipazione e diventano invece delle fabbriche di automi, sfruttabili e precari ma spesso anche scartabili. Ad oggi infatti ci ritroviamo a fare i conti con una didattica per niente volta a sviluppare capacità critiche, ma ad un continuo indottrinamento al lavoro “flessibile”, a colpi di Alternanza scuola-lavoro, e alla concorrenza anche tra scuole e studenti, ultimo esempio il curriculum dello studente o le prove INVALSI.

Non è un caso quindi che la prossima riunione del G20 sarà su Istruzione e Lavoro, legando questi due elementi come un unicum e piegando il primo alle esigenze del secondo.

Come abbiamo dimostrato a Roma il 22 maggio in occasione del Global Health Summit, l’unica rivendicazione per contestare l’attuale modello economico-sociale che causa solo crisi e devastazioni è portare avanti la necessità di costruire una vera e propria “exit strategy” sistemica.

Per organizzare la mobilitazione a Catania, ma anche per andare oltre questa data e trovare i terreni di lotta dentro il mondo della formazione e della ricerca, lanciamo un momento di analisi e dibattito nazionale tra docenti, organizzazioni giovanili e studentesche.

Invitiamo quindi tutte le realtà interessate a portare avanti questo confronto e questa lotta il 13 giugno, proprio nella stessa città di Bologna, in Piazza Scaravilli (zona universitaria) alle ore 14:00 per l’assemblea nazionale “Scuola, università e ricerca: serve una exit strategy”.

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