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Il solito inchino di… Pietro Ichino

Pietro Ichino, Pietro Ichino (da leggere con tono insofferente per la sofferenza), proprio non te ne fai scappare una, come il virus sei in continua fase mutatoria…

Prima uomo “di sinistra”, poi parlamentare “di sinistra”, poi sindacalista, poi avvocato, poi con Monti per l’Italia, poi economista, poi promotore della precarietà, poi picconatore dei diritti di chi lavora, poi giornalista, poi professore, poi mercatista ed infine (per adesso) neoliberista.

E’ bastato che Bonomi per la Confindustria chiedesse al governo di far accedere ai luoghi di lavoro solo i dipendenti vaccinati e che la richiesta fosse seguita dal NO unanime della politica e dei sindacati, per fare si che tu Pietro Ichino “scendessi in campo” a sostegno della richiesta Confindustriale.

Hai così scomodato il Codice Civile nell’articolo 2087 e il Testo Unico (d.lgs. 81/3008) ricordando che il 2087 obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le misure consigliate dalla scienza, dalla tecnica e dall’esperienza idonee a ridurre al minimo, se non azzerare, ogni rischio per la sicurezza e il benessere fisico e psichico del lavoratore.

Mentre l’art. 15 del Testo Unico sulla sicurezza obbliga il datore, dove possibile, a non limitarsi a misure protettive, ma adottare le misure idonee ad eliminare radicalmente il rischio per la sicurezza e la salute del lavoratore.

L’art. 20, invece, obbliga il lavoratore a conformarsi alle misure di sicurezza adottate dal datore di lavoro secondo le due prime norme.

Peccato, Pietro Ichino, che la stessa dovizia, precisione e foga non ti sia balenata sul tema salute e sicurezza dei lavoratori quando proprio i lavoratori hanno ripreso a morire come mosche nei luoghi di lavoro, peccato!

Provo a rinfrescarti le idee attraverso i dati pubblicati dall’INAIL, dati che probabilmente ti saranno sfuggiti per disattenzione o perché troppo impegnato a restare sintonizzato su Radio Confindustria o su Rete Bonomi.

Dunque, nei primi tre mesi di questo 2021 risultano essere 185 le denunce di infortunio mortale (19 in più del 2020).

Lo scorso anno ci sono state 1270 morti bianche, in pratica oltre 3 al giorno, credo sarebbe stato utile da parte tua ricordare che forse nelle fabbriche e nelle aziende di questo nostro strano Paese l’art. 2087, così come il d.lgs. 81, non viene applicato per come declinato e per ciò che contiene.

Ma tu, Pietro Ichino, hai ancora una volta preferito dare fiato, visibilità e sostegno ai “padroni della ferriera”.

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2 Commenti


  • Eliana

    Questo articolo mi pare poco centrato. La strage di operai che muoiono sul posto di lavoro è una vergogna e deve essere fermata con tutte le lotte e le iniziative possibili. Ma cosa c’entra con il Covid? L’art. del CC citato da Ichino esiste ed è una tutela per i lavoratori. Del resto, tutta la sinistra ha attaccato i padroni perché obbligavano i lavoratori ad andare in fabbrica durante la pandemia. Ora abbiamo cambiato idea e il contagio sui posti di lavoro non ci interessa più?


    • Redazione Contropiano

      Medici, infermieri e portantini morti di Covid e che se lo sono presi sul lavoro, come li vuoi classificare? Noi non abbiamo mai cambiato idea, semmai sono cambiate le condizioni (all’inizio si poteva arginare la diffusione del virus, ormai no; dunque servono altre strategie; e il governo Draghi non ne imbrocca una, visto che l’unico problema che gli interessa è non disturbare le (grandi) aziende…

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