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Jesi, Ancona e le delocalizzazioni

Sabato sono stata a Jesi al presidio chiamato dai lavoratori della Caterpillar, che da un giorno all’altro sono stati licenziati perché la multinazionale americana ha deciso di chiudere lo stabilimento e delocalizzare la produzione.

260 lavoratori, più di trecento famiglie che vengono lasciate per strada da un’azienda con bilanci in attivo, senza problemi finanziari e che anzi lavorava a pieno regime pretendendo anche gli straordinari.

Quindi gli operai hanno giustamente fatto scappare il dirigente d’azienda, che senza vergogna ha annunciato candidamente che l’unica ragione per chiudere lo stabilimento è quella di risparmiare sul costo del lavoro.

Nel frattempo arrivano anche le lacrime di coccodrillo di Letta e di Conte che fingono di non essere co-responsabili della mattanza che sta avvenendo nel paese.

Sì, perché esattamente come è successo con Nardella e la GKN o con Lepore e Bonaccini e la Saga Coffee a Gaggio Montano, la classe politica finge di stracciarsi le vesti mentre non solo non ha mosso un dito per impedire lo sblocco dei licenziamenti, ma non fa nulla per accelerare l’approvazione della legge scritta dagli operai e depositata alla Camera e al Senato contro le delocalizzazioni.

È proprio di questo che abbiamo parlato la sera ad Ancona, dove il giorno prima Potere al Popolo aveva organizzato un’importante iniziativa per presentare questo disegno di legge.

Un momento importante e partecipato in cui abbiamo ragionato sull’attacco che questo governo sta portando avanti contro le classi popolari, sull’urgenza di unire le lotte e costruire un’opposizione forte al governo Draghi, sulla necessità di portare avanti delle proposte concrete e complessive per fermare il massacro sociale che ci vogliono imporre.

* portavoce nazionale di Potere al Popolo

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