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Solo la riforma del catasto incrina la maggioranza di Draghi

Mentre l’attenzione pubblica è dirottata sapientemente su un solo tema – la guerra in Ucraina – il governo Draghi procede sotto la linea di galleggiamento con le sue misure economiche, concordate con l’Unione Europea come parte integrante del Recovery Fund.

Ed è in qualche modo straordinario vedere come la maggioranza bulgara disposta a mandare armi, ad obbedire in tutto e per tutto alla Nato e alla UE in una materia altamente rischiosa come la guerra, si spacchi clamorosamente intorno a una questione decisamente meno importante: la riforma del catasto.

La Commissione Finanze della Camera ha approvato il testo governativo con 23 voti contro 22, grazie al “tradimento” di un parlamentare “centrista” che non se l’è sentita di mandare sotto il governo su una faccenda del genere. Tanto più che la sottosegretaria Maria Cecilia Guerra aveva esplicitamente minacciato la crisi di governo se il provvedimento non fosse stato approvato.

Se ne riparlerà in aula, perché la Commissione ha solo il potere di ammettere un testo alla discussione del Parlamento oppure no. Ma gli schieramenti in campo resta decisamente agguerriti: pardon, accatastati…

Forza Italia e Lega hanno infatti tentato fino all’ultimo di ‘ridimensionare’ la norma (ridefinizione degli estimi su cui si pagano le tasse, visto che sono tutti molto vecchi e spesso basati su valori lontanissimi da quelli di mercato attuali, specie nei centri storici) e raggiungere un compromesso: “ok alla mappatura purché si metta nero su bianco che non comporterà nuove tasse sulla casa e si proceda con la sola emersione degli immobili ‘fantasma’”.

Insieme a loro i fascisti ripuliti di Fratelli d’Italia, che fiutava la possibilità di mandare il governo in tilt e rafforzare così il proprio successo nei sondaggi.

Il tema è d’altronde fortemente impopolare, visto che la platea dei proprietari di casa – spesso solo virtuali, visto che ci sono in giro mutui immobiliari per 200 miliardi; ossia debiti e ipoteche – sfiora ormai l’80%.

Parlare di aumento delle tasse sulla casa significa sollevare un vespaio sociale incredibile, anche se le case sono molto diverse le une dalle altre. Chi sta in immobili di pregio, chi in catapecchie autocostruite, chi nei centri storici chi in periferie degradate, ecc.

Ma i partiti di cui abbiamo parlato rappresentano soprattutto la media e piccola borghesia, che ha vissuto e fatto soldi – fin qui – più con l’evasione fiscale che con il successo imprenditoriale. Ma questa è l’”avanguardia caciarona” che cerca di strumentalizzare un intero popolo che non sa bene cosa stia bollendo in pentola.

Draghi e i suoi boys – espressione dei una borghesia molto più ricca, multinazionale e forte (“europea”, insomma) – non hanno del resto chiarito quale gioco intendano fare e quindi quali fasce sociali colpire con la riforma degli estimi catastali. L’unica affermazione fatta – “non cambierà nulla dal punto di vista fiscale” – è chiaramente una menzogna: perché fare quel lavoro immenso (rivedere gli estimi di tutti gli immobili in Italia – per restare con gettito identico?

In linea puramente teorica sarebbe anche possibile – alzando di molto l’imponibile per gli immobili prestigiosi e diminuendo un po’ quelli per gli alloggi di tipo “popolare” – ma il riserbo fin qui tenuto fa sospettare che non sarà affatto così. Molto più probabile, e semplice da fare, un incremento generale “proporzionale” che andrebbe a colpire maggiormente i redditi più bassi (come avviene per ogni aumento dell’Iva, del resto).

Proprio mentre vengono sommersi dall’aumento delle bollette, dei prezzi energetici e non. A salari fermi o in diminuzione…

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