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Come sono andate le elezioni amministrative? Le valutazioni di Potere al Popolo

Innanzitutto un ringraziamento alle tante e ai tanti militanti che in questi mesi si sono impegnati notte e giorno per costruire partecipazione popolare e di lotta in questa tornata elettorale. Voci libere, senza interessi a cui dover rendere conto, senza cordate di potere o clientele che spingessero le preferenze, spesso oscurati da media interessati a mantenere lo status quo.

Un ringraziamento quindi ai compagni e alle compagne di Parma (dove Andrea Bui ha raggiunto il 3,6% e la lista di PaP il 2,3%, di Nocera Inferiore (Erminia Maiorino e la lista di PaP hanno superato il 4%), di Padova, di Camaiore (dove abbiamo eletto un consigliere!), di Pozzuoli (dove la coalizione ha eletto un consigliere), di Palermo, di Catanzaro, di Buccino e ai compagni che hanno partecipato all’interno di liste civiche dal basso come a Messina e a Villa San Giovanni.

Prima di proporre un ragionamento aperto alla discussione collettiva, poniamo alcune premesse:

  1. a) le amministrative sono consultazioni con un forte carattere locale e con regole proprie, in cui il voto di opinione e/o ideologico spesso conta meno rispetto alla conoscenza diretta del singolo candidato/a sindaco/consigliere. Per questo possono essere sì indicative, ma fino ad un certo punto ed ogni città merita un’analisi a parte;
  2. b) al voto erano chiamati 978 comuni, quasi 9 milioni di elettori (su 50 milioni totali). I comuni capoluogo erano 26 (su 109 italiani), di cui quattro capoluoghi di regione (su 20). Solo due città contavano più di 500 mila abitanti. Insomma, un test che riguarda un quinto del paese, per lo più di “provincia” (che non vuol dire meno importante).

Alcuni elementi sono subito risultati evidenti: crisi del 5 Stelle, PD che tiene ma che guarderà sempre più al centro, marginalizzando ancora di più frammenti di “Sinistra di Sistema” che non hanno preso quasi nulla e che hanno digerito coalizioni indigeribili, conferma della Meloni ma tutta interna al campo del centrodestra etc.

Ci concentriamo su 5 punti:

  1. Si conferma una forte astensione, in ulteriore crescita. La partecipazione in Italia si attesta al 54%, dato che si abbassa se aggiungiamo le regioni a statuto speciale, come Friuli al 50,8%, e Sicilia al 51,3%. A Palermo e Genova, le città più grandi al voto, con popolazione sopra alle 500.000 persone, va a votare rispettivamente il 42% e il 44% delle persone. Parliamo di sindaci che governano con il voto di una persona su 4 o su 5, facendo venir meno anche la retorica dell’elezione diretta del sindaco come soluzione all’astensione.

Consideriamo che storicamente le elezioni locali erano fra le più sentite, perché di prossimità. Parliamo di cali di partecipazione di una ventina di punti percentuali nell’arco di dieci anni, ulteriormente aggravati dai due anni di pandemia.

Anche in questo caso ad astenersi maggiormente sembrano essere proprio le classi popolari (ma con differenze al loro interno), le periferie, i giovani, gli elettori dei 5 Stelle e quelli che storicamente erano più di sinistra. L’effetto 5 Stelle, che per un periodo aveva portato la gente al voto o evitato l’emorragia, sembra definitivamente concluso.

Purtroppo l’astensione non indica la volontà di organizzarsi altrimenti, magari con forme di mobilitazione diretta ma, al contrario, è perfettamente in linea con la scarsa partecipazione a qualsiasi forma di vita collettiva, e in particolare sociale e politica (militanza sindacale, di associazione, di partito).

È il ”mostro della rassegnazione”, del “non cambierà mai nulla”, che ormai fa sì che non si guardi più nemmeno all’offerta reale, che in alcuni casi può rappresentare realmente un’alternativa. Un paese ripiegato su di sé e sulla famiglia, sul partner, su giri stretti di amici e piccole valvole di sfogo.

Finché non si sconfigge questo mostro, in qualsiasi modo, con la mobilitazione sociale, con un risveglio culturale, con qualche rottura storica, con una stimolazione dall’alto, è difficile fare tutto.

  1. In un quadro del genere, vince chi è in grado di assicurare risorse e di portare al voto i suoi. Quindi tendenzialmente chi è già al potere, che sia di centrodestra o di centrosinistra. Infatti pochi cambi di mano fra le coalizioni, nessun progetto nazionale che si affermi nettamente.

Ma il punto importante è che non vince il tal partito o la coalizione, ma la cordata (anche trasversale ai partiti e schieramenti nazionali) che riesce a garantire risorse o che è riuscita a costruire clientele. Campagne elettorali ovunque sottotono, con pochissimi contenuti, se non la promessa di garantire piccole grandi rendite, variamente declinate al Nord e al Sud.

La politica scompare e si affermano comitati economico-tecnocratici che costruiscono le loro filiere dall’UE al territorio in maniera indipendente dai partiti e al massimo facendo capo al singolo politico regionale o nazionale.

Non siamo più di fronte solo alla crisi della sinistra, ma alla crisi del rapporto politica e società, che colpisce particolarmente la sinistra perché questa ha bisogno, per esistere, di un rapporto intenso fra politica e società, di un rapporto che non sia semplicemente amministrazione.

  1. Dentro questo quadro l’estrema destra è scomparsa. La crisi verticale di militanza, immaginario e leadership è evidente a tutti i livelli, anche se molto spesso i “capetti” di queste formazioni si sono riciclati all’interno di formazioni più “istituzionali” e lì proseguono, con più mezzi, la propria azione retrograda. In ogni caso, la visibilità che hanno avuto questi soggetti in questi anni era tutta artificiale e pompata strumentalmente dai media mainstream per produrre effetti di stabilizzazione. Ricordiamocene la prossima volta invece di diventare noi a nostra volta megafono di questi “quattro provoloni” (cit.).
  2. Bocciatura anche per le liste di “sovranismo nazionale”, di rossobruni e novax che hanno provato ad intercettare il voto in uscita dai 5 Stelle, unendo il PC di Rizzo con Paragone su un programma piccolo-borghese. Anche queste formazioni sono state – e saranno – pompate mediaticamente per impedire che si crei una vera opposizione di sinistra e per fare confusione, ma ciò non toglie che i risultati siano scadenti e mettono in discussione il progetto che stanno provando a costruire verso le elezioni del 2023. Bisogna mettersi in testa che intercettare i delusi dei 5 Stelle non è facile. E che una certa fase populista è finita.
  3. La sinistra di alternativa al PD. Si tratta di una galassia fatta da partiti di sinistra radicale e da liste civiche. Hanno espresso sempre candidati decenti, squadre pulite, hanno provato a costruire campagne sui temi. In alcuni territori i risultati sono stati significativi, eleggendo praticamente gli unici consiglieri di opposizione, o arrivando a percentuali importanti. Nel complesso però ovviamente si è ancora marginali, nonostante in alcuni casi siano stati fatti tutti i passaggi giusti mentre in passato campagne elettorali di gran lunga peggiori abbiano portato a risultati doppi.

Questo perché è praticamente morto un vecchio mondo, anche anagraficamente, è finita la rendita, e non c’è stato ricambio. Negli altri Paesi almeno il “rosso” è stato sostituito dal “verde” (che non è la stessa cosa), e sul tema ecologico si recupera nel complesso. Da noi si conferma che questo tema pesa pochissimo elettoralmente anche perché i giovani, che sono più sensibili, non vanno a votare.

Si fa insomma una fatica immonda con risultati molto al di sotto di quello che si è investito. Ma è questo il dato di questa fase e vale pure per un corteo o un picchetto. Quindi non ha senso pensare di smettere o “accumulare forze nel sociale”, formula magica che non vuol dire niente, perché il rapporto fra sociale e politico è sempre dialettico, e senza il secondo ti perdi anche il primo (e infatti per questo tipo di ragionamenti abbiamo regalato l’ultimo ciclo di mobilitazione sociale 2008-2011 al 5 Stelle).

Ha senso invece fare le seguenti cose:

Innanzitutto studiare bene e saper vedere dove la sinistra radicale ha fatto meglio e seguire quei modelli. Pur in un quadro di risultati bassi, non è lo stesso fare lo 0,5 o fare il 5% ed entrare, che costruisce base per il futuro. Non è la stessa cosa fare una campagna elettorale tutta di anziani compagni o di giovani attivi in diversi ambiti della società. Non è la stessa cosa comunicare come nel 1950 o stare comunque sul pezzo del 2022. Non è la stessa cosa finire tristi o rilanciare con l’apertura di una sede e la formalizzazione di un gruppo.

Insomma, non appiattiamo tutto nell’eterno lamento della sinistra perdente.

Ad esempio, dove ci sono Case del Popolo e lavoro mutualistico i risultati sono migliori, sempre. È o no un’indicazione per dire che dobbiamo continuare ad aprire Case del Popolo e radicarci?

federare le esperienze civiche di sinistra, dare loro una proiezione nazionale, perché hanno molte competenze e radicamento sano, e però se restano sul piano locale sono sottopotenziate e destinate a soccombere quando il gioco si fa duro. In generale rischiano di ripiegarsi anche loro in una dimensione amministrativa (ma senza nemmeno poter esercitare il potere) e soprattutto di essere recuperate, un po’ ovunque, dal PD verso il 2023.

Per questo serve fare due operazioni in contemporanea: da un lato costruire e rinforzare un’organizzazione nazionale che sappia dare un punto di vista generale diverso, uno sguardo anche culturale. Far rinascere un’identità e una gamba nella società, una massa di gravitazione. Per me questo è il compito di Potere al Popolo. Da un altro lato costruire una coalizione di tutte le forze a sinistra del PD, che abbia la massa sufficiente, il programma e la squadra per essere credibili.

Noi stiamo lavorando in questo senso, anche sulla scorta degli insegnamenti che vengono dall’America Latina, dalla Spagna, dalla Francia. Ma ci serve una mano, perché siamo troppo pochi. Serve entusiasmo, intelligenza, soldi, braccia, mettersi in gioco in prima persona e non pontificare o lamentarsi.

Se vogliamo sottrarre il nostro paese alla rassegnazione e alle cordate affaristiche, questa è l’unica strada!

 

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