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I volenterosi facilitatori del lavoro sporco di Trump

Puntuali come l’abbassamento delle temperature a gennaio, in questi giorni drammatici stanno comparendo di nuovo gli “equidistanti”.

Un articolo dell’Huffington Post (area La Repubblica per intendersi) sottolinea con enfasi come l’arcipelago vicino al Pd stia negando ogni adesione alla giornata di mobilitazione nazionale del 10 gennaio intorno alla parola d’ordine “Giù le mani dal Venezuela” che vedrà manifestazioni in molte città italiane.

Il giornale online collaterale a La Repubblica, avanza poi un paragone improprio tra le giornate di mobilitazione sulla Palestina di settembre e ottobre e quella programmata per sabato prossimo, puntando sulla prevedibile differenza in termini di partecipazione popolare. E’ evidente la capziosità di un simile paragone, così come lo è stata altrettanto la preoccupazione della “autonomizzazione” di quelle piazze dal controllo del campo largo del centro-sinistra.

Dagli esponenti del Pd a quelli dell’Arci nazionale o alla Cgil, è tutto un prendere le distanze da Maduro e dalla “dittatura venezuelana”. Certo Trump ha esagerato ma il Venezuela bolivariano rimane comunque una esperienza indigeribile e indigesta per i “democratici de noantri”.

Del resto un editoriale di oggi del Corriere della Sera scrive che, nonostante le critiche a Trump, “felicitarsi è un obbligo” per la decapitazione di un regime come quello venezuelano.

In questa operazione di delegittimazione delle mobilitazioni solidali con il Venezuela si trascura un dettaglio: nessuno dei promotori della giornata di sabato 10 gennaio ha mai nutrito illusioni sul fatto che il Pd o pezzi del campo largo potessero sentirsi la responsabilità di prendere una posizione chiara contro una aggressione imperialista come quella realizzata dall’amministrazione Trump.

Non lo hanno mai fatto. Nè su quella contro l’Iraq nel 2003 né, tantomeno, su quella contro la federazione Jugoslava nel 1999 dove anzi sostennero i bombardamenti della Nato su Belgrado. Non lo hanno fatto neanche nel 2011 sulla Libia e ci hanno messo quasi due anni per trovare il coraggio di dire e fare qualcosa contro il genocidio dei palestinesi in corso a Gaza dall’ottobre 2023.

In tutte quelle occasioni, quella che molti cominciano a definire come “la sinistra imperiale”, hanno sempre accettato il ricatto della narrazione dominante del sistema politico/mediatico occidentale. Alla fin fine il demone da sconfiggere non era la bellicista supremazia di una superpotenza occidentale ma erano i Saddam Hussein, i Milosevic, i Gheddafi, Hamas e oggi Maduro.

Era questa la “giungla” da liquidare con ogni mezzo illudendosi di poter mitigare le sanguinose spine nel proprio “giardino”.

Certo gli USA o la Nato bombardavano popoli e paesi che non li avevano aggrediti ma comunque questi erano gestiti da autocrati, dittatori, pazzi criminali etc etc. Ragione per cui meritavano di essere deposti, fucilati, impiccati, bombardati, con il solo difetto di qualche migliaio di vittime collaterali e della destabilizzazione di intere regioni.

Di fronte alla enormità della minaccia rappresentata, oggi più di ieri, da un imperialismo consapevole del proprio declino e pertanto più inferocito, prevale nel mondo del campo largo – Pd, Cgil, Arci, Anpi etc.- la preoccupazione di prendere le distanze dagli aggrediti e, nella migliore delle ipotesi, di mostrarsi equidistanti tra aggrediti e aggressori.

Del resto è proprio tale ambiguità che rende debole e inefficace l’opposizione ad un governo di destra sistematicamente allineato e complice prima con Israele e oggi con gli Stati Uniti.

Quello dell’equidistanza è uno schema ripetuto spesso che però non è stato messo in campo solo nel caso dell’Ucraina, dove la chiamata alle armi e all’arruolamento nel blocco euroatlantico è stata quasi totale.

Nel caso del Venezuela invece non trovano nemmeno il coraggio di dire almeno che c’è “un rapitore e un rapito”, evitando di impegnarsi e schierarsi contro una operazione statunitense che ratifica la fine di ogni parvenza di diritto internazionale e precipita velocemente il mondo su un piano inclinato.

Del resto eravamo stati facili profeti quando abbiamo scritto che la “normalizzazione del genocidio” contro i palestinesi rappresentava una soglia che, una volta oltrepassata, avrebbe spianato la strada alla banalità del male, in ogni quadrante ed in ogni circostanza.

Siamo ormai nel mezzo di tempi di ferro e di fuoco dove la supremazia militare statunitense e il suo braccio in Medio Oriente – Israele – puntano a ridisegnare una mappa delle relazioni internazionali in cui i loro interessi non devono avere competitori ma solo sudditi e partner commerciali e nelle quali all’egemonia viene sostituito il timore. Essere “temuti” prevale ormai sull’essere rispettati.

In un contesto storico con tali caratteristiche non c’è più spazio per ambiguità e equidistanza. Così come avvenuto nelle mobilitazioni al fianco del popolo palestinese, sabato in piazza ci sarà chi ne è consapevole già da adesso.

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5 Commenti


  • Enzo Angelini

    Non si tratta di ambiguità ed equidistanza, si tratta di complicità sporca. In tutti i paesi retti da socialdemocrazie e non da finte opposizioni e reggicoda come in Italia PD- AVS, c’è stato uno sporco lavoro a favore della destra estrema. Vedasi Finlandia, Svezia, Germania, Gran Bretagna (Tony Blair) etc. con ora al governo estremisti di destra (i primi due) ed adesione bellicista alla Nato. E’ un paradigma dei giochi parlamentari europei che niente hanno a che vedere con i lavoratori e popolo . E sarebbe ora di finirla con questi equivoci del “centro sinistra” che serve solo ai fascisti.


  • Luciano Zambelli

    Lo smascheramento della finta opposizione del Campo largo è fondamentale per far capire,a chi in buona fede continua a dargli il voto,che se si vuole battere la destra bisogna lottare insieme per una vera alternativa.


  • Anna M.

    Una vergogna. Non che mi illudessi su quella banda di ripugnanti opportunisti. Sono uscita dalla CGIL ai tempi della guerra in Jugoslavia. Anche contro Genova 2001 l’ala PD e sim aveva fatto una campagna ripugnate. Sono “sinistri” nel vero senso della parola


  • enzo guida

    vicenda complicata quella del venezuela , è una distruzione del dirtto internazionali dei popoli ,ma viè una differenzo grande tra chavez e maduro come nel passatotra lenin e stalin , tra breznev e gorbaciof


  • ALESSANDRO

    Lo penso da sempre, sono più pericolosi dei fascisti che abbiamo al governo, perchè indirizzano il pensiero di persone che avrebbero le potenzialità per distinguersi dalla feccia di questa società. Piangono lacrime di coccodrillo per Allende o per il Che (fino a un certo punto…), ma scaricano fango su fango su Fidel, su Chavez, su Noriega, su Gheddafi e su tutti coloro che fanno della Resistenza la loro ragione di vita, difendendo il loro territorio come belve, a favore del proprio popolo.
    Vanno smascherati in ogni dove, per questo non vanno offerte loro sponde con ambigue analisi quando si parla di Russia, Cina, Iran ecc. ecc. Senza se e senza ma, contro questi ascari.

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