Migliaia di britannici, americani, francesi, italiani, russi, tedeschi e ucraini con doppio passaporto fanno parte dell’esercito israeliano. Una ricerca di Declassified UK ha rilevato che oltre 50.000 soldati israeliani hanno la cittadinanza di Israele e di almeno un altro Paese.
In Gran Bretagna alcuni avvocati hanno chiesto che i cittadini britannici che hanno combattuto durante il genocidio israeliano a Gaza siano indagati per violazione del diritto internazionale. In Francia altrettanto.

E in Italia? Ben 828 di questi, come si desume dalla tabella, hanno anche il passaporto italiano e hanno prestato servizio in questi due anni nell’esercito israeliano.
Come spiega il sito ufficiale delle Forze di Difesa Israeliane (Idf), gli uomini sono tenuti a restare nell’esercito per un periodo minimo di trentadue mesi, mentre per le donne i mesi previsti sono ventiquattro. L’obbligo riguarda anche chi vive all’estero o ha il doppio passaporto.
Quando è iniziata l’operazione militare israeliana a Gaza, tra gli addetti ai lavori ha fatto scalpore un servizio di Al Jazeera che si chiedeva: ”Perché ci sono italiani che combattono nelle fila dell’esercito israeliano?”.
Nel video, tradotto dall’Adnkronos, si citano anche alcuni servizi televisivi andati in onda sulle reti italiane nei giorni scorsi. In particolare si riporta un servizio del Tg5 sulla ”presenza degli italiani nell’Idf” e, con scritte in sovrimpressione in arabo, si citano ”media italiani secondo i quali sono migliaia gli italiani con doppia cittadinanza che si sono recati in Israele per unirsi al suo esercito, che sta conducendo una guerra a Gaza”.
Sempre citando ”il servizio del Tg5”, l’emittente scrive in arabo di ”tre paracadutisti italiani convocati dall’esercito israeliano per prestare il servizio di riserva, oltre ad altri militari che non hanno la cittadinanza israeliana”.
In una intervista a La Stampa, alcune di queste italiane soldatesse riserviste delle forze armate israeliane hanno spiegato perché sono andate a combattere a Gaza.
Il ministro degli Esteri Tajani si lasciò a sfuggire già a ottobre 2023 che ce n’erano un migliaio. Adesso i conti tornano, ma i conti con la giustizia?
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