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Crollano le vendite dei giornali più indigeribili. Manipolare o insultare non paga

A dicembre, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Ads sulla diffusione totale dei giornali nel nostro paese (sia nell’edizione cartacea che in quella digitale), i quotidiani registrano un quadro in prevalenza negativo rispetto a novembre: molte testate arretrano nelle vendite.

Tra le perdite più pesanti, si segnalano quelle de la Repubblica, i cui titoli sulla guerra in Ucraina o il Venezuela fanno spesso raddrizzare i capelli, la quale perde oltre 7 mila copie. A dicembre è scesa a 123.119 rispetto alle 130.708 di novembre (-5,8%). Un calo netto che la colloca in testa alla lista dei giornali che perdono lettori.

Ma le brutte notizie riguardano anche i giornali di destra del gruppo Angelucci, quotidiani che hanno fatto dell’aggressività e delle « iperbole » la loro caratteristica. I dati vedono arretrare Libero, il quale passa da 18.114 a 16.728 copie (-7,7%), mentre in caduta appare anche La Verità di Maurizio Belpietro con 22.790 copie vendute a dicembre contro le 23.733 di novembre (-4,0%). In controtendenza, e la cosa onestamente non ci fa piacere, c’è Il Giornale, che è passato da 25.530 a 25.894 copie (+1,4%).

Non va meglio a Il Messaggero, in mano al gruppo Caltagirone, che scende a 53.762 copie dalle 55.798 del mese precedente (-3,6%). Un leggero segno meno anche per La Stampa (67.180 contro 67.761, -0,9%), mentre il Corriere della Sera, resta sostanzialmente stabile ma comunque in calo: 207.963 copie rispetto alle 209.175 di novembre (-0,6%)

In positivo invece il dato più evidente è quello del Fatto Quotidiano, che a dicembre è salito a 57.983 copie dalle 54.437 di novembre, con un incremento di 3.546 copie (+6,5%). 

Aumento di vendite anche per il quotidiano economico Il Sole 24 Ore, che è cresciuto leggermente da 115.387 a 116.195 copie (+0,7%).

Dunque crescono un giornale di opposizione e un giornale costretto spesso all’oggettività perchè parla di economia (e lì tante stupidaggini non si possono dire per non depistare gli investitori, ndr), mentre chi usa il giornale come un manganello mediatico o sceglie la propaganda di guerra invece di fare informazione perde punti e vende meno.

In Italia non saranno più tantissimi i lettori di giornali, ma almeno sembrano avere le idee chiare.

Nel nostro piccolo, quello di un quotidiano online gratuito e indipendente – per di più dichiaratamente comunista – le cose stanno andando decisamente bene, anche al di là delle nostre aspettative. Ci soddisfa la verifica positiva nello svolgere una funzione utile di informazione, analisi e orientamento in tempi decisamente turbolenti come quelli che stiamo vivendo.

 

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