Nella furiosa corsa agli armamenti, l’Ucraina ha ottenuto da Bruxelles alcune deroghe che le consentono di procurarsi equipaggiamenti militari anche fuori dall’Europa nell’ambito dell’Ukraine Support Loan (il prestito per il sostegno all’Ucraina) dell’Ue da 90 miliardi di euro.
La Francia sta ora cercando di limitare la durata di queste deroghe, nel tentativo di fare in modo che una quota maggiore dei fondi garantiti dall’Ue sostenga la produzione della difesa europea e, potenzialmente, francese, secondo quanto risulta a Euronews.
L’Ukraine Support Loan approvato ad aprile dai Paesi dell’Ue prevede ben 90 miliardi di euro per sostenere lo sforzo bellico ucraino nel 2026 e 2027. È suddiviso in 30 miliardi di euro di sostegno economico e 60 miliardi di euro di assistenza militare.
Secondo le condizioni del prestito, l’Ucraina non dovrebbe coprire più del 35% del costo totale di un prodotto per la difesa con forniture provenienti da fuori dell’Ue e dello Spazio economico europeo.
Mentre la Francia chiede limiti precisi alle deroghe e rispetto delle quote di acquisto di armamenti europei all’Ucraina, con una forte dose di autolesionismo i ministri della Difesa di Svezia, Paesi Bassi, Germania, Danimarca, Estonia, Polonia, Lettonia, Finlandia e Lituania hanno scritto all’Alta rappresentante dell’Ue per la politica estera Kaja Kallas e al commissario alla Difesa Andrius Kubilius, chiedendo che l’Ucraina abbia la massima flessibilità possibile per acquistare gli equipaggiamenti di cui ha bisogno.
“Continuiamo a sottolineare che la rapida approvazione dei piani di fornitura è fondamentale, anche attraverso un uso pragmatico della deroga per l’acquisto di materiali prodotti da Paesi terzi”, si legge nella lettera.
La Francia al contrario sta invece facendo pressione sulla Commissione affinché, alla fine, le deroghe lascino più spazio alla produzione europea di armamenti.
Le ripetute ambiguità della Commissione europea in materia di forniture militari e assistenza economica all’Ucraina, hanno fatto si che la Commissione dovrà trovare un equilibrio delicato tra interessi divergenti: da un lato vorrebbe approfittare della guerra in Ucraina per rafforzare la produzione europea nel settore della difesa e ridurre la dipendenza strategica dai fornitori esteri nel medio-lungo periodo, dall’altro vuole assicurarsi che l’Ucraina disponga comunque degli armamenti necessari per proseguire la guerra con la Russia.
Dunque i ripetuti e cospicui finanziamenti della Ue all’Ucraina per proseguire la guerra con la Russia, teoricamente intendevano essere un volano per le industrie militari europee, ma rischiano di diventare una ulteriore fonte di finanziamento per le industrie belliche statunitensi o israeliane.
Sul fronte interno il governo italiano, dopo aver negato per settimane, ha invece deciso di utilizzare 8 miliardi dei crediti di guerra europei (il fondo Safe) sui 14,9 disponibili per l’Italia. Ufficialmente è per rifare le scorte dei magazzini degli armamenti inviati in Ucraina, in realtà serviranno all’acquisto di nuovi armamenti.
Intanto relativamente all’annuncio dato due giorni fa da Macron sulle manovre militari ai confini e all’interno dell’ Ucraina dei paesi “volenterosi” per ottobre/novembre, la Russia ha fatto sapere di ritenere l’ipotesi inaccettabile.
“Non è la prima volta che si discute dell’intenzione di schierare contingenti militari provenienti da paesi membri dell’Alleanza Atlantica sul territorio ucraino” – ha dichiarato il portavoce del Cremlino Peskov – “La condizione è ‘dopo la fine del conflitto’. Ma abbiamo ripetutamente ribadito a vari livelli la nostra posizione, ovvero che lo schieramento di contingenti militari stranieri provenienti da paesi dell’Alleanza Atlantica è per noi inaccettabile“.
In queste ore Mosca è al centro di un frenetico via via diplomatico dagli Stati Uniti e dal Vaticano. Su questo vedi l’articolo pubblicato in altra parte del giornale.
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