1. Quando una strada pubblica diventa uno spazio da sottrarre alla contestazione perché vi si concentrano gli interessi del lusso, a chi appartiene realmente la città?
2. Se la libertà di manifestare si arresta davanti alle vetrine della ricchezza, siamo ancora di fronte a un diritto oppure a una concessione subordinata alla tutela della proprietà privata?
3. Perché la violenza esercitata sui corpi di chi protesta viene così facilmente ricondotta alla necessità di garantire l’ordine, mentre la violenza quotidiana dei rapporti di sfruttamento continua a essere considerata parte del normale funzionamento della società?
4. Che cosa viene realmente difeso quando si schierano uomini in tenuta antisommossa a protezione delle vie del consumo di lusso: l’incolumità delle persone, la proprietà o l’ordine sociale che rende possibile una simile concentrazione di ricchezza?
5. Se la città è il prodotto del lavoro collettivo, in nome di quale principio i suoi spazi più prestigiosi devono essere sottratti proprio a coloro che intendono contestarne le disuguaglianze?
6. Perché si pretende che il conflitto sociale sia visibile soltanto finché rimane innocuo, periferico e incapace di disturbare i luoghi nei quali il potere economico celebra se stesso?
7. Non è forse questa una delle contraddizioni più profonde della democrazia liberale: riconoscere formalmente il diritto al dissenso e limitarne materialmente l’esercizio quando esso interferisce con gli interessi dominanti?
8. Se la presenza di una manifestazione viene considerata una minaccia prima ancora che si verifichino danneggiamenti, dove finisce la prevenzione e dove comincia la criminalizzazione preventiva del conflitto?
9. Quale concezione dell’ordine pubblico permette di considerare tollerabile la compressione della libertà collettiva pur di garantire l’inviolabilità simbolica dei luoghi della ricchezza?
10. E soprattutto, quando una società arriva a preoccuparsi maggiormente della vulnerabilità delle proprie vetrine che della precarietà delle vite che quelle vetrine escludono, quale idea di giustizia sta realmente difendendo?
11. Se lo Stato si proclama garante dell’interesse generale, perché il suo apparato coercitivo sembra diventare particolarmente visibile proprio nei luoghi in cui la disuguaglianza economica si trasforma in privilegio spaziale? E quanto può dirsi universale un diritto di manifestazione che incontra i propri limiti davanti ai simboli della ricchezza?
* da Facebook
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