Menu

Nella giornata del 26 gennaio, la Questura di Napoli ha notificato al Coordinamento Pro Palestina Torre del Greco un provvedimento che impone di spostare l’iniziativa “Giornata della Memoria Selettiva” prevista in villa comunale.

Il presidio era stato preannunciato ai sensi dell’art. 18 TULPS ed era un momento pubblico pacifico, fatto di letture e riflessione sul legame tra memoria e pace.

La prescrizione è chiara: la manifestazione non può svolgersi il 27 gennaio.

Di fatto, è un divieto su una data simbolica che dà senso all’iniziativa.

Nel decreto si parla di rischio di “turbative”e si sostiene che iniziative in quella ricorrenza potrebbero essere“lesive” dello spirito commemorativo del Giorno della Memoria.

Noi pensiamo una cosa semplice: la memoria è universale o non è memoria.

E proprio per questo non accettiamo che venga resa selettiva e innocua.

Il Coordinamento voleva ribadire che la memoria tradita diventa complicità, soprattutto mentre è in corso un genocidio a Gaza e in Cisgiordania.

Quello che sta accadendo non è un episodio isolato.

A Torre del Greco, già due anni fa, un libero cittadino che aveva organizzato una iniziativa analoga nello stesso giorno fu raggiunto sul posto di lavoro da funzionari statali e costretto a ritirare la comunicazione,vedendosi costretto ad annullare il presidio.

Oggi alla pressione diretta, si aggiunge un decreto.

La sostanza resta la stessa: scoraggiare, isolare, silenziare.

Nel provvedimento della Questura compare una confusione pericolosa, quando si mette insieme la critica allo Stato di Israele e la popolazione ebraica.

Va detto con chiarezza:

antisionismonon equivale ad antisemitismo.

Combattere il razzismo contro gli ebrei è un dovere.

Criticare uno Stato coloniale è un diritto politico.

Questo clima si inserisce in una deriva nazionale dove la solidarietà alla Palestina viene trattata come problema di ordine pubblico.

È la stessa direzione in cui spingono provvedimenti repressivi come il DDL 1627 e il DDL Delrio, con l’ambiguità delle false opposizioni che lasciano passare questa criminalizzazione.

Intanto, anche in Italia, crescono i tentativi di colpire attivisti e solidali, con arresti e persecuzioni politiche, a partire dal caso di Mohammad Hannoun e degli altri 8 palestinesi arrestati.

È una linea di piena subalternità del governo Meloni alle pressioni del blocco atlantico e di Israele.

Una linea che prova a trasformare la solidarietà in reato.

Potere al Popolo! Torre del Greco esprime piena solidarietà al Coordinamento Pro-Palestina Torre del Greco, al cui interno militano anche nostre compagne e compagni.

Difendiamo il diritto a manifestare, a informare,a stare in strada, a chiamare genocidio un genocidio.

La memoria non è propaganda.

È lotta contro l’oppressione, oggi come ieri.

La solidarietà non si vieta.

La verità non si censura.

La Palestina non si cancella.

Potere al Popolo Torre del Greco

*****

Nella cosiddetta Giornata della Memoria, mentre le istituzioni si riempiono la bocca di parole come “mai più” e “diritti umani”, al Comitato Torre per la Palestina viene imposto dalla Questura il divieto di tenere un presidio informativo pacifico. Un atto di censura preventiva non amministrativo ma politico, inaccettabile in uno stato di diritto.

Ci viene impedito di informare, di distribuire materiale, di parlare con le persone. Nessun pericolo di ordine pubblico, nessuna minaccia eversiva. Si colpisce la parola, si colpisce il pensiero critico, si colpisce la solidarietà militante che vuole rinnovare la memoria per renderla viva.

Ancora più inquietante è il contesto in cui questo divieto è arrivato: intimidazioni telefoniche, pressioni informali, tentativi di farci tacere prima ancora che potessimo scendere in piazza. Una censura preventiva degna di ben altri regimi, non di uno Stato che si proclama democratico.

È assurdo, ed è tragicamente rivelatore, che proprio nella Giornata della Memoria si scelga di silenziare chi denuncia un genocidio in corso, chi rifiuta l’ipocrisia delle commemorazioni vuote mentre oggi, ora, un popolo viene sterminato sotto gli occhi del mondo. Evidentemente la memoria è tollerata solo se unilaterale e innocua, solo se non disturba gli equilibri politici, solo se non chiama le cose con il loro nome.

Questo divieto non è una misura di “ordine pubblico”: è una scelta politica. È il segnale di uno Stato che non vuole cittadini consapevoli, ma sudditi silenziosi, che teme un volantino o la declamazione di versi poetici in piazza più di qualsiasi slogan violento, che reprime la solidarietà invece della violenza di regime. La solidarietà con la Palestina non si vieta.

La verità non si censura. La memoria non si usa contro la giustizia. Il Comitato Torre per la Palestina continuerà a parlare, a informare, a stare dalla parte di chi resiste all’oppressione. Perché il silenzio, oggi, è complicità.

Coordinamento Pro-Palestina Torre del Greco

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *