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Musicisti napoletani: Sosteniamo Cuba!

L’embargo energetico imposto dall’imperialismo yankee è ormai tanto devastante quanto determinante per le tragiche e attuali condizioni della popolazione cubana.

Continui blackout, mancanza di rifornimenti e di medicinali costringono il personale sanitario ad operare con mezzi propri e di fortuna. L’impossibilità di garantire un ambiente sterile ed energeticamente autonomo stringe sempre più i cittadini in una morsa fatale, rientrando perfettamente nei canoni di una premeditata pratica genocidaria: affamare, lasciare morire di sete e lasciare senza cure gli assediati.

Lo schema è praticamente quello stesso adottato dalle forze di occupazione sioniste per massacrare la popolazione di Gaza.

Il collasso del sistema elettrico nazionale d’altronde è solo il primo anello di una concatenazione di eventi, provocati dalle criminali sanzioni imposte all’isola caraibica dall’Occidente globale.

Dalla mancanza di carburante all’incapacità di garantire servizi essenziali, la paralisi dei trasporti e della produzione incide direttamente sulla possibilità di approvvigionamento di cibo e di acqua e grava sulle spalle di una popolazione che oltreché resistere, oggi sopravvive.

In risposta al feroce bloqueo imperialista tuttavia Cuba non piega la schiena, dando prova delle specifiche identitarie e socialiste che da sempre hanno contraddistinto questo stato: organizzazione e ridistribuzione delle ricchezze per livellare lo squilibrio delle disuguaglianze.

Queste sono, malgrado le enormi difficoltà e lo strangolamento tentacolare degli Usa e delle cosiddette democrazie atlantiste, i concetti chiave espressi dal presidente cubano Dìaz-Chanel, che riassumono il modello economico vigente nell’isola dal 31 Dicembre 1959, giorno della vittoria della rivoluzione.

Un modello alternativo di democrazia socialista fondato non già sui principi diseguali del libero mercato e sugli spiriti animali del profitto ma sulla pianificazione, l’uguaglianza, la giustizia sociale e la parificazione di classe.

Un modello che il neoliberismo dominante e oramai declinato su paradigmi reazionari e completamente arbitrari non ha mai riconosciuto né considerato una democrazia, ma solo un regime totalitario. In ragione di quella paranoia comunista che da oltre centocinquant’anni perseguita le borghesie e i ceti dominanti di mezzo mondo.

Paranoia alla quale Trump ha dato corpo ancora una volta qualche giorno fa, pronunciando il discorso per i 250 anni dell’indipendenza americana.

Insomma, per dirla tutta, l’Occidente capitalistico non ha mai compiuto, allora come oggi -per evidenti ragioni di interesse ed egemonia- lo sforzo di comprendere realtà e configurazioni sociali altre; tendendo viceversa a identificarsi come “portatore di libertà” verso quei popoli e quei paesi che adottano varianti economiche e sociali non subalterne all’ideologia mercantile e che perciò stesso considera “meno civilizzati e sottomessi”.

Come se la tanto sbandierata ” libertà occidentale intesa unicamente come libertà di consumare e soddisfare bisogni indotti e programmati da sofisticati software e aziende high-tech- debba necessariamente coincidere con quella di altre culture, etnie e strutture economiche, affinché si possano realizzare solidarietà ed empatia.

Un delirio imperiale e autoreferenziale come mai si è potuto osservare nel corso della Storia umana.

In definitiva – e per tornare alle questioni affrontate all’inizio – mentre nel nostro “meraviglioso paese democratico la sanità pubblica elargisce liste d’attesa di 18 mesi ai malati oncologici, costringendoli alla ricerca di una soluzione privata; Cuba, imbavagliata da oltre sessant’anni dai blocchi economici, finanziari e commerciali imposti dagli Stati Uniti, ha continuato a rappresentare un esempio di efficienza sul piano dell’assistenza medico-sanitaria e della solidarietà internazionalista.

L’ELAM (Escuela latinoamericana de medicina) solo per portare un esempio, è l’università di medicina cubana che a titolo gratuito, dal 1999, si adopera nella formazione di medici per i paesi in via di sviluppo. Così come, nel periodo della pandemia da Covid-19, Cuba ha dato una dimostrazione planetaria concreta della sua vocazione umanitaria.

Quello che fu un dramma globale, vide infatti i paesi più ricchi e sviluppati dipendere completamente dalle multinazionali farmaceutiche, il cui principale obiettivo era ed è la realizzazione di ingenti profitti; laddove l’isola socialista, con le poche risorse disponibili, non solo corse in aiuto di quei popoli che ne avessero bisogno (le cooperative mediche internazionaliste si sono spostate in ogni paese per tamponare l’emergenza e centinaia di operatori e medici cubani sono giunti in Italia) ma è riuscita addirittura a sviluppare un vaccino in autonomia.

Un risultato raggiunto non in condizioni emergenziali, ma sulla base di quell’etica cooperativa che costituisce il cardine stesso del sistema socialista cubano; nonché grazie alle profonde conoscenze scientifiche raggiunte e alle competenze mediche da sempre condivise con i paesi più poveri del mondo.

In conclusione, possiamo affermare con franchezza che Cuba ha espresso in tutti questi anni un esempio di solidarietà e responsabilità internazionalista unico al mondo.

Mentre di contro, il bloqueo imposto dagli Stati Uniti e dall’Occidente capitalista rappresenta l’ennesima crudeltà, l’ennesima mutilazione inflitta ai danni di un modello alternativo e solidale.

Come ai danni di una popolazione e di un paese che hanno l’unico torto di non piegarsi e di resistere alla delirante egemonia yankee e al lugubre Moloch del Profitto. E in definitiva ai danni della possibilità di un nuovo mondo possibile.

Per questo noi, come Rete Sottosuono, riteniamo fondamentale esprimere tutta la nostra solidarietà e vicinanza al valoroso popolo cubano. E impegnandoci attivamente vi invitiamo a partecipare alle nostre iniziative al Civico 7 Liberato.

Nei cui spazi – sotto i portici della Galleria Principe di Napoli – organizzeremo serate, eventi e dibattiti che avranno il fine di raccogliere fondi, materiale, e beni di prima necessità da destinare all’isola di Cuba.

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