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Emilia Romagna: la sanità privata collabori per la gestione dell’emergenza!

E mentre in Lombardia anche gli alberghi vengono trasformati in ambienti ospedalieri per far fronte a un sistema in evidente collasso, in Emilia Romagna sembra che, almeno fin ora, la sanità privata abbia fatto orecchie da mercante.

In questi giorni in cui in Emilia Romagna i dati sui contagi e sui decessi aumentano di giorno in giorno, gli ospedali sono al collasso, vengono allestiti triage sui parcheggi per i pazienti sospetti, e medici e infermieri sono allo stremo delle loro forze per far fronte all’emergenza, le strutture sanitarie private si sono tenute ben alla larga dal gestire o ospitare pazienti positivi al covid-19, mantenendo tutte le loro attività ordinarie, per soli pazienti sani.

Se questo poteva apparire come una scelta in qualche modo sensata, ammesso e non concesso che il privato debba essere sempre maggiormente garantito rispetto al pubblico, le dichiarazioni di ieri sera del commissario regionale per la gestione dell’emergenza Venturi sono disarmanti, e lasciano trasparire qualcosa di più di una semplice “divisione di ruoli” della sanità pubblica e privata: “Come Regione non possiamo accettare che le case di cura ci diano disponibilità solo per altri pazienti, i direttori generali hanno il mandato di stipulare accordi per ospitare non solo pazienti con altre patologie, ma persone positive al covid-19. Vorremmo vivamente evitare strumenti impositivi ma quando lanciamo un grido di dolore, abbiamo bisogno di tutti”.

Sembrerebbe quindi esserci stato, almeno fin ora, un sottile velo di indisponibilità da parte delle strutture private, a mettere le mani nel fango e darsi da fare per gestire il virus. A Piacenza, dove la situazione è drammatica, due ospedali erano già stati “riconvertiti” per ospitare i pazienti positivi, ma in altre città questo ancora non è successo, e dalle dichiarazioni di Venturi, sembrerebbe che la questione non sia stata così facile.

Di fatto, lo strumento impositivo che Venturi voleva forse evitare, è arrivato in serata, con la nuova ordinanza di Bonaccini che impone la chiusura dell’erogazione di tutte le prestazioni sanitarie ordinarie e programmabili, lanciando quindi un messaggio “subliminale” alle strutture di sanità privata, perché si attrezzino a riconvertire gli spazi per ospitare i pazienti positivi al covid-19, che per ora hanno la priorità.

A qualcuno potrebbe venire da pensare che dopo anni di sostegno alla sanità privata, ci si poteva aspettare un po’ più di collaborazione da parte delle strutture private, e invece è servita l’imposizione della Regione, a sancire le priorità sanitarie della Regione (perché non era abbastanza chiaro?). A qualcuno potrebbe pure venire in mente che il pubblico, quando vuole, ha ancora il potere di operare scelte politiche che portino anche alla requisizione degli spazi privati per far fronte alle emergenze del territorio. Serva da lezione, la prossima volta che ci troveremo a parlare delle emergenze “strutturali” dei territori..

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1 Commento


  • pierluigi

    Se esiste una emergenza sanitaria nazionale bisognaIMPORRE non chiedere:requisire ed estendere i controlli con prelievi sono le indicazioni principali per curar;quello che hanno dimostrato le regioni è confusione,interessi privati,incapacità di gestire perchè assoggettati all’idea del profitto ,della competizione….insomma tutto quello che è contrario aun intervento di solidarietà,perchè nessuno rimanga indietro;spero che le future scelte politiche(regionalizzazione,riduzione dei parlamentari…)debbano entrare nell’agenda di ognuno per contrastare un fenomeno politico-economico che ci sta portando verso un abisso

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