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Ripetute provocazioni fasciste a Parma

A Parma, in poco tempo, e anche nei giorni scorsi, si sono susseguiti alcuni fatti gravi che destano attenzione.
Due giorni fa una sede di sinistra, apprendiamo, ha subito diversi attacchi da wannabe squadristi parmensi. Lo denunciano il Fronte Comunista e il Fronte della Gioventù Comunista, co-titolari della sede.

A quanto pare, solo grazia all’intervento degli antifascisti locali si sarebbe evitato il peggio. Non è il primo caso di azioni contro sedi degli ultimi mesi (ricordiamo quello contro la Casa del Popolo di Lecce, datato 19 novembre scorso).
Sempre nel capoluogo di provincia emiliano, nella sua Università, la porta della stanza di un docente, Fabio Landini, è stata vandalizzata con svastiche, secondo quanto denunciato da Marta Fana in un post Instagram.

È il terzo caso salito alla ribalta della cronaca avvenuto in quella città.

Il 22 ottobre scorso infatti (giorno della marcia su Roma, non a caso) erano circolati online i video di inneggiamenti al Duce, intonati nella sede locale di Fratelli d’Italia. Un atto dal valore simbolico forte visto e considerato che Parma è stata l’unica città a respingere, armi in mano, il Fascismo nel 1922.

Ormai in Italia i fascistelli di vario genere si sentono ringalluzziti, protetti come sono con un governo di “fascisti dentro”. L’omertà scientifica e il doppiopesismo dei media mainstream contribuiscono a questo senso di impunità, da smontare prima di subito.

Se queste sono le condizioni, minimo che si possa fare per gli antifascisti e le antifasciste è scegliere un atteggiamento determinato e non remissivo, a tutela dell’agibilità democratica e politica delle forze di opposizione.
È un bene troppo importante, da difendere in modo assertivo.

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