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Roma. Ascanio Celestini a Rocca Cencia per il diritto alla salute

Il sole picchia forte sul parcheggio. Sono le tre del pomeriggio e c’è poca gente in giro, il silenzio è interrotto soltanto dal cigolio delle banderuole metalliche fuori da un negozio di ferramenta. Basta annusare le ventate maleodoranti che arrivano dai capannoni dall’altra parte della strada per chiarire dove ci troviamo: siamo a Rocca Cencia, a poche centinaia di metri dal TMB.

I rappresentanti di comitati e associazioni del VI municipio si sono radunati qui per accogliere Ascanio Celestini e accompagnarlo in una lunga passeggiata con una destinazione particolare: il polo impiantistico AMA per il trattamento dei rifiuti urbani, che proprio in questi giorni è al centro di un nuovo progetto di ampliamento.

Man mano che il gruppo si avvicina all’ingresso dell’impianto, la relativa quiete del pomeriggio cede il posto al continuo andirivieni dei camion carichi di “monnezza” che varcano a ogni ora del giorno i cancelli del TMB. Nel piazzale ci aspetta già una volante della polizia insieme a una pattuglia della sorveglianza privata.

Per incontrare Celestini, sono venuti da ogni parte del VI municipio e non solo: qualcuno è arrivato da Tragliatella, qualcun altro addirittura da Civitavecchia. Sono le voci dei territori immolati sull’altare del profitto. I territori che ospitano discariche, inceneritori, impianti a biogas… un lauto banchetto che le amministrazioni hanno imbandito per il business dei rifiuti a spese dei loro abitanti. È per questo che oggi la battaglia contro l’ampliamento di Rocca Cencia li riguarda tutti. “Non potevamo non esserci” ci dicono.

Il TMB va chiuso senza se e senza ma. Altro che revamping. È la parola inequivocabile degli abitanti del VI municipio, il più povero della capitale ma anche il più giovane, e da qualche tempo anche il più colpito da malattie tumorali. Nella terra dei fuochi “de noantri”, i bambini si imbattono durante i loro giochi in depositi di rifiuti interrati da anni e mai bonificati, come racconta una giovane madre al microfono di Celestini.

Intanto la seconda volante della polizia arriva sgommando, a sirene spiegate, sollevando una nuvola di polvere. I cittadini hanno appena il tempo di chiedersi la ragione di un tale dispiegamento di forze, quando si aggiunge addirittura un furgone della celere con l’equipaggio al completo. A quanto pare l’AMA ha una paura dannata del confronto con i comitati di quartiere. E del resto i rapporti di buon vicinato non sono mai stati la prima preoccupazione di chi specula sulla monnezza.

Quello che nessuno può negare, è la situazione esplosiva legata allo smaltimento dei rifiuti di Roma. A un passo dal commissariamento, Regione e Comune giocano a scarica barile per non affrontare il problema alla radice. La quota di raccolta differenziata stagna al 46% contro il 70% degli obiettivi promessi in campagna elettorale dalla Raggi, e tutto quello che l’amministrazione riesce a proporre sono nuovi progetti di discariche mostro o nuovi impianti in territori martoriati.

Ma i progetti si infrangono di fronte all’opposizione popolare che si solleva dai territori: da Monte Carnevale a Salone, e adesso ancora una volta a Rocca Cencia.

Per troppo tempo la gestione dei rifiuti è stata la miniera d’oro privata di pochi, tanto sotto le giunte di destra quanto sotto quelle di centrosinistra. E tuttora la politica capitolina, nonostante la perenne emergenza, si ostina a favorire gli interessi dei soliti “prenditori”.

La gente dei quartieri si organizza e si oppone a queste scelte. Comincia a essere chiaro che è indispensabile un approccio complessivo.

Quest’odore che sentite” – commenta un’attivista –  “da Rocca Cencia arriva ogni mattina alla scuola di Finocchio, poi va a Tor Bella Monaca che sta laggiù, passando per Colle del Sole. Perché l’aria è una cosa democratica. Nun la poi ferma’. L’aria va ‘ndo je pare”.

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