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Roma. Rifiuti, la Conferenza dei Servizi mette a rischio le periferie come Rocca Cencia

Oggi, 27 aprile, comincia la Conferenza di Servizi per il trattamento dei rifiuti indifferenziati di Roma che deve discutere il rinnovo dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) dell’impianto AMA in via Rocca Cencia. Nel fare questo, si prevede il cosiddetto “revamping impiantistico” per il trattamento biologico della struttura: in altre parole, un potenziamento dell’impianto che tratta già tonnellate su tonnellate dei rifiuti di Roma.

Il TMB di Rocca Cencia è stato definito strategico per la città, una metropoli attanagliata dal problema dei rifiuti, al centro di continui scandali e portatori di gravi problematiche.

Dopo le inchieste che hanno portato all’arresto con l’accusa di corruzione dell’imprenditore Valter Lozza e del Direttore del ciclo dei rifiuti della Regione Lazio Flaminia Tosini (in quota Pd anche al comune di Vetralla), Rocca Cencia ed il VI municipio sono diventate centrali in questo circolo folle di smaltimento dei rifiuti in cui sono sempre le periferie ed i quartieri popolari a pagare il costo più caro.

Il VI Municipio, dove sorge l’impianto, è infatti quello con la più alta percentuale di morti per tumore, come dimostrano vari studi effettuati. La zona sembra essere condannata ad essere un centro di raccolta di gran parte della città, a discapito della salute dei cittadini: ricordiamo che in Via Rocca Cencia sorgono, limitrofe all’impianto, abitazioni private e palazzine di case popolari i cui abitanti sono costretti a respirare i miasmi dell’impianto giorno e notte da anni.

A tutto questo si unisce anche il progetto di un nuovo biodigestore che dovrebbe sorgere poco lontano, sulla Prenestina all’altezza di Colle Monfortani, sui terreni di Agricola Salone Spa, ennesimo smacco ad un territorio già inquinato.

Le periferie non possono essere considerate ancora la discarica di Roma, è urgente una nuova politica pubblica sui rifiuti. Un altro esempio lampante di questo fenomeno è come, anche dopo la decisione di revocare la delibera che indicava Monte Carnevale come sito della nuova discarica di Malagrotta 2 arrivata in queste ore dal Campidoglio (ora la palla passa alla Regione), ancora su un’altra periferia romana continua ad incombere il rischio di vedere realizzato l’ennesimo impianto.

L’unica risposta possibile è cambiare radicalmente le politiche di gestione dei rifiuti, riportandolo sotto il completo controllo pubblico, valorizzando la raccolta porta a porta e portando al massimo il riciclo.

Solo in questo modo riusciremo a fare a meno di impianti-mostro che mettono in pericolo la nostra salute, che devastano i territori come sta accadendo al VI municipio ed in altre periferie della capitale.

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