Tossicodipendenti, stranieri, minori, precari sottopagati, divorziati o separati costituiscono la massa critica dei poveri assoluti e senza fissa dimora a Brescia. Non sono solo abitanti nati in città, ma arrivano anche dalla provincia e perfino da altri centri importanti della Lombardia e del Veneto.
E sono aumentati negli ultimi anni. Nel 2024 quelli incontrati dall’Unità di Strada di Caritas sono stati 168 (quasi tutti uomini italiani). Probabilmente, tuttavia, gli homeless disseminati in città sono molti di più. Li si vede sui marciapiedi, stazionare davanti agli ingressi chiusi e sotto alle pensiline.
Con il gelo record di questo avvio del 2026, la loro vita è diventata ancora di più una lotta per la sopravvivenza. Quando il termometro scende di parecchi gradi sotto zero, coperte di riuso, cappotti malridotti e sacchi a pelo non bastano più. Allora la pressione per accedere agli spazi di accoglienza in città si alza, come accaduto negli ultimi giorni. Parlare di fenomeno marginale, “emergenza” e non di problema strutturale della città significa a questo punto mistificare la realtà.
A fronteggiare la situazione, come avevamo segnalato già in numerosi altri articoli dedicati al tema nel corso di questo anno e mezzo di vita di “Brescia del Popolo”, ci sta in pratica solo la Caritas diocesana. Essa mantiene aperto il suo storico Rifugio e ne apre di nuovi (come quello in via San Clemente) per ospitare le decine e decine di disperati che chiedono soccorso. Un servizio che assicura, lungo un periodo di 15 giorni, doccia, una cena calda, un posto letto e la colazione (in un arco temporale che va dalle 18.30 alle 8.30), possibilità di lavare e asciugare gli indumenti e, se necessario, fornisce un cambio.
Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2024 si è registrato un incremento del tempo di permanenza rispetto all’anno precedente. Il servizio di accoglienza proseguirà fino a tutto il mese di marzo, per tentare di coprire interamente la stagione più fredda e ridurre al minimo i rischi per chi vive in strada.
L’allarme c’è, considerando il fatto che sempre nel corso del 2024, in Italia, il numero totale di persone senza dimora decedute in strada è stato di 434. E che questo dato rappresenta un record, il più alto mai registrato, come denunciato dalla Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (fio.PSD) nell’ambito del suo monitoraggio “La strage invisibile”.
Ma il numero di ospiti a Brescia è vincolato ai posti disponibili. E l’ impegno della principale struttura caritativa diocesana ormai non basta più rispetto alla richiesta sempre crescente di aiuto.
Similmente sono in affanno le altre strutture di accoglienza attivate nella nostra città, ossia i centri Chizzolini, San Vincenzo, Pampuri e Mazzucchelli, gestiti da enti privati del terzo settore, come cooperative sociali e associazioni di volontariato, che operano in convenzione o con il supporto del Comune e della diocesi.
E’ presumibile dunque che non poche persone alla fine, loro malgrado, saranno costrette a dormire in strada. Nonostante il freddo e le difficoltà crescenti.
In questo contesto, anche il servizio di mensa per i senza fissa dimora o in condizioni di grave emarginazione è fornito principalmente dalla Mensa “Madre Eugenia Menni”, gestita – ancora una volta – dalla Caritas Diocesana di Brescia, in via Vittorio Emanuele II. E anch’essa ha visto crescere, anno dopo anno, gli accessi, con 2.023 persone servite e 19.645 pasti offerti nel solo 2024.
E’ assente insomma un intervento pubblico specifico ed organizzato per affrontare un problema che è diventato ormai strutturale in città, come si diceva all’inizio. Ed è legittimo chiedersi il perché di una simile carenza, considerando i milioni di euro che sono stati investiti dal Comune nel corso degli anni per opere faraoniche.
Il qui di Brescia, nell’ inverno del 2026, è insomma quello di una città che i senzatetto pare nasconderli sotto al tappeto, perché potrebbero rovinare l’ immagine dei grandi progetti (Linea 2 della metropolitana leggera, “Brescia Innovation District”, “European Green Capital Award- Premio Capitale Verde Europea”, l’ascensore panoramico al Castello, solo per citare i più noti).
* da La Brescia del Popolo
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