A raccontarlo sembra più incredibile che a viverlo: la squadra di pallacanestro di Brescia, la Leonessa sponsorizzata Germani, che era arrivata seconda nel massimo campionato e che aveva da poco vinto la Coppa Italia, non esiste più.
Un finanziere americano, Paul Matiasic, ha comprato il titolo sportivo dal proprietario della Germani e della squadra di basket, Mauro Ferrari, e trasferirà la squadra a Roma. Immaginate il Milan calcio che si trasferisce nella capitale e che viene ri-denominato Suprema Roma? Non è possibile? Beh, nel basket a Brescia è successo.
È il modello americano dello sport d’affari, dove le squadre del baseball, del football e del basket cambiano città a seconda di chi le possiede. In realtà quasi sempre le squadre americane, pur cambiando città, conservano il nome, ma a quella bresciana non è stato concesso neppure questo. La Pallacanestro Brescia “Leonessa” si chiamerà “Maxima Roma”.
Ora Brescia sperimenta assieme il peggio del capitalismo americano e del padronato straccione locale, che non riesce a tenere in città una squadra che aveva migliaia e migliaia di tifosi.
Ricordo personalmente l’entusiasmo di una marea di spettatori, tra cui tutta la mia famiglia, il tifo gioioso di tante bambini e tanti bambini, al PALALEONESSA. Ora questo palazzo dello sport, che Il Comune aveva fatto ristrutturare a spese dei cittadini per la squadra di pallacanestro, resterà vuoto.
E a proposito del Comune di Brescia , ricordate gli appelli della sindaca Castelletti agli imprenditori bresciani perché salvassero il calcio cittadino? Il risultato fu che la Feralpi Salò di Giuseppe Pasini si trasferì a Brescia e cambiò nome in Union Brescia.
La maggioranza dei tifosi e la politica e la stampa locali fecero finta che fosse la squadra di prima, chi protestava non fu mai ascoltato, e la sindaca si vantò del risultato della squadra di calcio, in serie C.
La Pallacanestro Brescia era ai vertici della serie A, ma Castelletti non ha fatto nulla per impedire la scomparsa della squadra. Non ci sono stati imprenditori bresciani disposti ad evitare questo disastro cittadino e la sindaca è rimasta muta. Anche il basket conferma che la giunta comunale di Brescia è espressione del Partito Unico degli Affari.
Così quando gli affari sono in liquidazione, anche la Giunta segue la corrente. Stanno con gli imprenditori quando comprano come quando vendono. Lo ha ricordato proprio la Sindaca dichiarando per l’ occasione: “Ogni imprenditore è libero di compiere le scelte che ritiene più opportune, rispetto ai propri investimenti. È un principio che appartiene all’autonomia d’impresa e che nessuno mette in discussione”. Chiaro, no?…
Infatti poi si è lamentata solo per la forma, non per la sostanza, dello spregiudicato business, rilevando che avrebbe preferito una procedura “più trasparente, più rispettosa”…
La scomparsa della Pallacanestro Brescia non è solo un colpo per appassionati e i tifosi, questi ultimi a dire la verità ben più muti e passivi di quelli del calcio.
La scomparsa della squadra in uno sport popolare nel quale Brescia era una delle capitali, dimostra che Brescia non è capitale di niente. Il sistema di potere politico e imprenditoriale, che oggi è rappresentato dalla Giunta Castelletti, è debole e provinciale anche se si gonfia di retorica. Il pallone bresciano si è sgonfiato sotto il canestro. La squadra a Roma si chiamerà Maxima, ma la sindaca a Brescia è sempre più minima.
* da La Brescia del Popolo
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