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Terni. ThyssenKrupp vuole svendere le Acciaierie. Usb: “Allora torni pubblica”

L’amministratore delegato di Thyssenkrupp Heinrich Hiesinger lo avrebbe confermato chiaramente nel corso della presentazione dei risultati annuali della multinazionale tedesca: “Si tratta – queste le parole del manager riferite dall’agenzia Reuters – dell’unico asset del gruppo attualmente in vendita». Tradotto, la Tk-Ast di Terni è – se mai ci fossero stato dubbi – sul mercato”. Dopo il fallimento della vendita delle acciaieri di Terni ad una multinazionale finlandese a causa dell’intervento “antimonopolista” dell’Unione Europea, la proprietà tedesca torna a riaffermare che vuole sbarazzarsi dello stabilimento ternano, che pure ha una funzione strategica nel sistema industriale.

Non è trapelato nulla però sui passaggi del processo di vendita dello stabilimento di Terni, dopo che a fine ottobre la multinazionale aveva comunicato che Ast non sarebbe stata trasferita alla joint venture europea avviata con Tata Steel per la produzione di acciaio.

Il pesante annuncio del managment tedesco, è arrivato nel pieno delle elezioni per il rinnovo delle Rsu all’Ast di Terni. L’Usb per la prima volta in corsa nelle elezioni sindacali in azienda, attacca frontalmente: “Il ceo della ThyssenKrupp conferma il destino ormai noto per l’Ast: la vendita. Eppure l’amministratore delegato, signor Burelli, durante l’incontro svoltosi al Mise con i segretari nazionali confederali, aveva dichiarato che la nostra azienda sarebbe rimasta nel segmento Materials di TK, benché non fosse stata inserita nella fusione. Ma non ci aveva creduto nessuno, a parte i sindacati confederali che come sempre avevano “preso atto positivamente”. Ci troviamo di fronte all’ennesima farsa, all’ennesimo teatrino dell’assurdo messo in atto dall’azienda, di concerto con i sindacati e la politica. Non faremo parte del colosso internazionale Tata/ThyssenKrupp, non avremo nessuna politica di aggressione del mercato globale, a noi non spetterà nessun ruolo nel panorama mondiale della siderurgia, a prescindere dai giochini da cellulare targati cASTomer. A noi sarà destinato lo stesso futuro di Piombino, una lenta agonia fatta di pellegrinaggi al Mise, dove i sindacati gialli ritroveranno le loro cinghie di trasmissione con la politica che governa gli eventi; lo vediamo in questi giorni con la discussione sulla riforma della legge sulle pensioni. Lo abbiamo detto più volte: i sindacati confederali sono gli imbonitori sociali che, anche in questa fase, eserciteranno egregiamente il loro ruolo. L’aspetto legato alla vendita presuppone molte cose, innanzitutto il come questa fabbrica sarà venduta; il governo, insieme alle amministrazioni regionali e comunali dovrebbero subito iniziare una discussione seria che parta dal presupposto della difesa dell’intero sito, partendo dall’area a caldo. Ma temiamo che la nostra classe dirigente politica, tutta, abbia già deciso che il ciclo storico delle acciaierie sia concluso. I lavoratori e i ternani hanno una sola alternativa: la costruzione di un sindacato di classe che difenda l’AST dagli attacchi speculativi delle multinazionali di turno. L’Ast, per salvarsi, deve tornare ad essere pubblica: solo lo stato può garantire salvaguardia delle produzioni e del ciclo integrato, rilancio ed aggressione del mercato, ambientalizzazione delle produzioni. L’Ast torni pubblica e torni protagonista nel mondo, come un tempo”.

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