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Svastiche contro Franco Serantini e il cantiere San Bernardo

 

A Pisa, come in Italia e in Europa, tornano le camicie brune.

Nei giorni scorsi sono state tracciate diverse svastiche e simboli fascisti in alcuni luoghi simbolo della Pisa antifascista e aggregativa. E’ un segnale preoccupante ma non sorprendente, dato lo sviluppo di alcune frange nazi fasciste che hanno trovato da anni rifugio e alimento in partiti razzisti, xenofobi come la lega e afferenti al ventennio mussoliniano, come il partito che esprime oggi la Presidente del Consiglio di un governo tra i più reazionari della storia repubblicana.

La crescita di queste organizzazioni nazifasciste, in Italia ed in tutta Europa, e’ stata coadiuvata da politiche antisociali e belliciste che da oltre 30 anni vengono promosse in forma bipartisan dai vari governi nazionali, applicando alla lettera le indicazioni di una Unione Europea rivelatasi per quello che e’: una struttura burocratica e reazionaria al servizio delle multinazionali, della grande finanza e del sistema militare industriale continentale, che ha trovato e continua a trovare risorse estorcendo reddito, welfare, servizi pubblici e diritti ai settori popolari, risorse utilizzate anche per finanziare sia le truppe neonaziste ucraine, sia quelle nazi – sioniste israeliane.

L’Italia e’ stata particolarmente colpita da queste politiche lacrime e sangue, grazie ai governi di centro sinistra più che da quelli di destra. La storia recente parla da sola, senza bisogno di fare qui l’elenco dei provvedimenti antipopolari, razzisti e repressivi promossi dai vari esecutivi, trovando oggi un governo che eredita ed implementa tutto il peggio di questa storia recente.

La cornice ideologica creata ad arte dal liberalismo di “sinistra” per giustificare provvedimenti lacrime e sangue si e’ progressivamente disgregata di fronte ai frutti marci di queste politiche, per coprire le quali si sono usati in maniera puramente strumentale la promozione di alcuni diritti civili che, togliendo i diritti sociali, rimangono appannaggio dei ceti medio alti, non certo di quelli popolari.

Insieme a quella coltre ideologica si e’ aggiunta la gestione diretta dell’aggressività militare contro un paese socialista europeo (la Jugoslavia bombardata dal governo D’Alema) e la legittimazione dei fascisti nostrani ( i “ragazzi di Salò” ricordati dall’esponente del PD Luciano Violante nel suo discorso di investitura come Presidente della Camera nel 1998).

Ora, grazie anche a quelle politiche e rivoltanti aperture, i nipoti dei ragazzi di Salò sono al governo del paese, e chi ne paga le conseguenze sono i resistenti di ieri e di oggi.

Le svastiche contro Franco Serantini sono particolarmente brucianti per chi nella nostra città ricorda ogni anno il suo assassinio da parte delle forze del cosiddetto “ordine”, impegnate ieri come oggi a difendere gli interessi delle classi dominati e dei suoi servi fascisti.

Franco, insieme a centinaia di rivoluzionari e antifascisti dell’epoca, manifestava contro il comizio di Niccolai, ex gerarca fascista e dirigente dell’allora Movimento Sociale Italiano (MSI), nel quale e’ cresciuta politicamente Giorgia Meloni.

Lo stesso dicasi per le scritte fasciste contro il cantiere San Bernardo, che colpisce tutto il mondo associazionistico ed alternativo della nostra città.

Come gridano i lavoratori della logistica e di tutto il sindacalismo di classe del nostro paese: “tocca uno tocca tutti”. Questo vale per la difesa dei diritti sociali e operai così come per il rilancio collettivo di un antifascismo militante che deve rivendicare le proprie radici, emancipandosi dalla sfacciata ipocrisia di chi ha ridotto questo valore identitario imprescindibile ad una reliquia da ricordare una volta l’anno insieme ad istituzioni corrotte e complici del fascismo di oggi.

In ricordo indelebile di Franco Serantini, contro il ritorno del nazifascismo nella nostra città, in Italia e in molti paesi d’Europa, occorre mobilitarci ed organizzarci collettivamente.

Come Rete dei Comunisti e Cambiare Rotta pensiamo quindi sia necessario scendere in piazza in una grande manifestazione antifascista in città, che ricacci i nazifascisti di oggi nel luogo che meritano: Piazzale Loreto.

Ig

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