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Iran-Usa, un piano di pace c’è. L’incognita è Israele

Habemus memorandum di intesa, non ancora un accordo esigibile. Poi c’è la propaganda trumpiana, bisognosa – ora più che mai – di una “vittoria” da sbandierare per poter chiudere la guerra perduta con l’Iran.

Lasciamo dunque da parte i comunicati e i tweet che arrivano dalla Casa Bianca e basiamoci su quanto riportano fonti dei “mediatori” dell’accordo, in primo luogo Pakistan e Qatar.

Due fonti pakistane hanno riferito a Reuters che Washington ha ricevuto un’offerta – l’ennesima, frutto di revisioni e correzioni nello scambio continuo tra le diverse delegazioni – e si aspettano una risposta oggi.

Per quanto riguarda i mediatori, Teheran e Islamabad hanno presentato a Washington una proposta rivista per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz. Trump lo racconta come fosse una sua conquista (ricordiamo che prima del 28 febbraio, inizio della guerra, lo Stretto era aperto e senza controlli particolari), mentre Tehran fa sapere che resterà in qualche misura sottto il suo controllo, senza altre specificazioni.

Un funzionario pakistano coinvolto nei negoziati ha dichiarato sabato sera che “l’accordo non può considerarsi definitivo finché non sarà effettivamente completato“. E inoltre che “l’accordo provvisorio per porre fine alla guerra riporta le due parti a una fase in cui erano vicine a raggiungere un accordo durante i colloqui di Islamabad“.

Ha rivelato infine che l’accordo provvisorio nella fase finale è “abbastanza completo per porre fine alla guerra“.

Nel merito, per ora, non ci sono grandi conferme, ma solo indicazioni di massima da confermare.

Il memorandum affronterebbe le disposizioni relative alla de-escalation, tra cui appunto la facilitazione della navigazione nello Stretto di Hormuz, il ritiro della flotta statunitense dalle vicinanze dell’Iran e la fine del blocco navale militare statunitense.

Il memorandum prevede inoltre lo sblocco di metà dei fondi iraniani congelati, pari a 12 miliardi di dollari.

Mentre altre fonti hanno confermato ad Al-Mayadeen, giornale libanese considerato vicino ad Hezbollah e i cui giornalisti vengono spesso uccisi con attacchi mirati da Israele, che l’intesa prevede un termine di trenta giorni per raggiungere un accordo sul nucleare dopo la firma dell’accordo quadro.

Da parte di Tehran, per ora, l’agenzia Fars, citando le Guardie Rivoluzionarie, afferma che l’ultimo post di Trump sui social media è propaganda e che non è stato preso alcun impegno in merito al programma nucleare di Teheran. “Vale la pena ricordare che Trump aveva precedentemente annunciato che i negoziati sul programma nucleare iraniano sarebbero stati una delle condizioni principali e imprescindibili di qualsiasi accordo. Tuttavia, l’Iran non si è impegnato in alcun modo e la questione nucleare non è stata discussa in questa fase“.

Anche se, bisogna ricordare, la Russia si era offerta di ospitare e riprocessare i 400 kg di uranio arricchito iraniano, in modo da garantire al massimo le due parti in causa.

Il memorandum sarebbe maturato nella forma per ora definitiva dopo un complesso giro di telefonate tra il tycoon e “Mohammed bin Salman dall’Arabia Saudita, Mohammed bin Zayed dagli Emirati Arabi Uniti, Tamim bin Hamad, il Primo Ministro Mohammed bin Abdulrahman e il Ministro Ali Al-Thawadi dal Qatar, il Maresciallo Syed Asim Munir Ahmed Shah dal Pakistan, il Presidente Recep Tayyip Erdogan dalla Turchia, il Presidente Abdel Fattah al-Sisi dall’Egitto, il Re Abdullah II dalla Giordania e il Re Hamad bin Isa dal Bahrein“.

Con i Paesi arabi del Golfo ovviamente in pressione per impedire che la guerra ricominci, vista la sicura reazione iraniana – colpire le basi Usa e alcuni impianti – che impedirebbe l’agognato “ritorno alla normalità” nel commercio, anche dando per moto il turismo e gli affari immobiliari almeno per un lungo periodo.

La parte del guerrafondaio eterno è stata recitata ovviamente da Israele. Anche perché il memorandum dovrebbe prevedere l’immediata sospensione dell’attacco al Libano e il ritiro delle truppe di Tel Aviv, che Tehran aveva posto come condizione preliminare a qualsaisi accordo. Netanyahu per il momento tace, dopo una lunga telefonata con Trump, ma media e competitor interni sono già sulle barricate.

Diversi media israeliani hanno apertamente criticato l’ipotesi di accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Guy Ghaziraeli, corrispondente del canale israeliano “I24“, ha dichiarato durante una trasmissione in diretta che “la conclusione della battaglia in questo modo rappresenta un grave fallimento per il Primo Ministro Benjamin Netanyahu“.

Dal canto suo, il Canale 13 ha affermato che “se il cessate il fuoco venisse esteso per 60 giorni, questo passo sarebbe completamente contrario a ciò che Israele voleva e cercava di ottenere”.

Per Avigdor Lieberman, addirittura, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta sottoponendo tutto Israele a un’umiliante prova con la benedizione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Lieberman ha aggiunto: “Chi non è stato in grado di risolvere alcun fronte per due anni e mezzo, non ci riuscirà mai.”

Riassumendo. Un memorandum c’è, Hormuz non è un problema serio, la questione del programma nucleare iraniano sembra sulla via di una soluzione di compromesso accettabile. C’è l’incognita su cosa si possono inventare i genocidi di Tel Aviv per evitare che la sconfitta militare si traduca anche in una sconfitta diplomatica.

In aggiornamento

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