Se passi le giornate a dirti “devo stare a attento a non farmi scappare il termine ‘genocidio’ mentre parlo di Gaza e della Palestina” o cose altrettanto fatali, le altre parole diventano meno importanti, tanto vengo “promosso” lo stesso dal caporedattore o dal direttore.
Così, quando mi affidano un servizio su un argomento finalmente allegro e politicamente non problematico, può succedere che mi scappi di dire «Tra poco qui i funerali di Gigio Donnarumma e Alessia Elefante».
Anche il giornalismo mainstream ha i suoi infortuni nel lavoro, ma per fortuna qui muore soltanto la credibilità.
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