Menu

Affermare il diritto alla salute contro negazionisti e stato d’emergenza

Mercoledì 29 Luglio il Consiglio dei ministri ha prorogato lo stato di emergenza. Potere al Popolo, respingendo le posizioni criminali e folli dei negazionisti, si pone in contrasto anche al prolungamento dello stato di emergenza.

Crediamo che sia una contrapposizione falsa quella tra chi nega l’esistenza della pandemia e chi diminuisce gli spazi di manovra democratica in nome dell’emergenza sanitaria. Per noi democrazia, sicurezza e salute non possono essere in alternativa. Passato il momento terribile in cui non si sapeva nemmeno cosa stesse succedendo, il governo ha ora le conoscenze e le possibilità di prendere tutte le decisioni necessarie, senza stravolgere la democrazia di questo paese.

D’altra parte, la più importante decisione che si sarebbe dovuta prendere per risparmiare migliaia di vite, cioè stabilire delle zone rosse in Lombardia, non è stata presa, nonostante i super poteri del governo, per la pressione di Confindustria. La Lombardia, Bergamo e Brescia in particolare, doveva continuare a produrre: troppe persone sono state esposte al pericolo sanitario e molte sono morte in nome del profitto. Anche in questo caso il profitto dei pochi ha prevalso sulla salute dei molti. Per di più, il rimbalzo di accuse tra Regione e Stato ci dice esattamente che lo stato d’emergenza non è la strada giusta.

Acquistare mezzi di protezione, tamponi, esami sierologici, sveltire la burocrazia amministrativa e sanitaria, testare, quindi tracciare i contatti e trattare i malati, a questo punto dovrebbe essere la normale pratica di governo. Noi chiediamo che tutto ciò che deve essere fatto venga fatto senza stato d’emergenza, perché deve diventare politica normale.
Non si continui a foraggiare la sanità privata: abbiamo visto a che conseguenze porta il definanziamento del servizio pubblico.

Vengano resi operativi i piani per la pandemia colpevolmente abbandonati. Venga finanziata in modo adeguato la sanità pubblica, non solo per il Covid, ma per per funzionare gli interventi su tutte le patologie, mentre oggi sono enormi le liste di attesa per analisi e cure.
I modi istituzionali per agire in fretta ci sono già, senza per questo dover ricorrere alla deregulation liberista a favore di affari e profitto; e senza colpire il diritto dei cittadini ad esercitare la democrazia, come invece fanno da un lato il decreto semplificazioni, dall’altro lo stato di emergenza.

A che serve allora la proroga dello stato di emergenza?
E’ il risultato della debolezza di una coalizione governativa che dovrà gestire una fase di emergenza sociale gravissima, derivata dalle politiche neoliberiste dei decenni precedenti, imputabili assieme al centro-sinistra e alla destra. La pandemia ha mostrato la drammaticità di queste scelte politiche. Le previsioni del Ministro dell’Interno sui possibili disordini sociali in autunno confermano questo dato e rendono ancora più grave ed inaccettabile ogni misura tesa a limitare la libertà e il diritto di lottare e manifestare.

A sei mesi dalla proclamazione del primo stato di emergenza il governo dovrebbe aver appreso tutte le pratiche necessarie a tutelare la salute dei cittadini e a prevenire un nuovo diffondersi del contagio. Sbagliata è invece la proroga quando si ha solo il “fondato timore” che la situazione di pericolo possa ripresentarsi. In questo caso sono le misure di prevenzione che debbono essere diffuse e organizzate, soprattutto se si afferma che si dovrà convivere a lungo con il virus.

Dobbiamo affrontare un modo di vita diverso, con la democrazia, la partecipazione e il controllo dei cittadini, non una fase di emergenza transitoria.

La proroga dello stato di emergenza introduce un elemento di arbitrario privilegio nei poteri di chi governa, a danno del Parlamento e delle istituzioni democratiche. Questo mentre la transitorietà delle misure andrebbe superata con un’organica politica della salute votata e controllata dal Parlamento. Se un’emergenza dura nel tempo, non è più emergenza, ma una diversa condizione nella quale vivere che va affrontata con tutti gli strumenti ed i poteri, compresi quelli del popolo, previsti dalla Costituzione.

La proroga dello stato d’emergenza si rivela come un’altra manifestazione della tendenza, che periodicamente riemerge nel nostro sistema politico, verso i “pieni poteri”. Pieni poteri che sono vietati dalla nostra Costituzione, ma che vengono ben celati dietro i “poteri necessari”, per la salute oggi, per la gestione dei fondi europei domani.

Potere al Popolo non ha mai condiviso ogni minimizzazione della gravità della pandemia e ha sempre anteposto agli affari ed al profitto, la salute, la vita delle persone e la salvaguardia dell’ambiente. Per questo respingiamo con forza il menefreghismo e l’individualismo liberista di chi rifiuta le regole ed i comportamenti responsabili. Ma crediamo che queste scelte e comportamenti, contrari alla solidarietà e alla salute collettiva, si combattano con la democrazia e la partecipazione, non con lo stato di emergenza.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

4 Commenti


  • salvatore ore

    credo che l’intrufolare dentro quest’articolo anche i negazionisti sia molto stupido.

    Primo perché denota una certa paura di essere fraintesi e quindi di volere affrancarsi tra i “ben pensanti a prescindere”, quindi politicamente corretti

    secondo perché si fa uso di un termine che oggi è il cavallo di battaglia di chiunque voglia conservare lo status quo tacciando dispegiativamente chi mette in dubbio qualcosa e che da fastidio, di negazionismo, quando il termine invece è vecchio come il cucco e si riferisce storicamente a ben altre tragiche vicende

    terzo, perché se li vogliamo usare impropriamente questo termini ai giorni nostri, i negazionisti sono uno sparutissimo gruppetto di cretini che per esempio sostiene emblematicamente che la terra è piatta, ma prenderli in considerazione, non fa onore all’intelligenza né alla cultura di chi licita, a sproposito


    • Redazione Contropiano

      Dissentiamo decisamente. I “negazionisti” della pandemia non sono uno “sparutissimo gruppetto di cretini”, avendo espressione politica con gente come Trump negli Usa, Bolsonaro in Brasile o Salvini in Italia. Lo status quo si conserva in molto modi, ad esempio con lo “stato di emergenza”, ma anche con un concetto di “libertà” che vorrebbe essere anarchico ma coincide con quello di Confindustria. L’uso del linguaggio deve naturalmente essere critico, perché nessun termine che appaia sui media mainstream è neutro (o meglio: usato in modo neutro); ma sarebbe sommamente stupido inbirsi l’uso di qualsiasi termine usato dal potere. Banalmente, dovremmo restare muti per mancanza di parole…


  • Stefano De Stefano

    “L’uso del linguaggio deve essere critico”: giusto! E allora perché parlare di negazionisti “folli” senza specificare, come fa l’articolo di PaP, di chi si tratta? In Italia ci sono fior di virologi, giuristi, giornalisti che hanno fortemente criticato sia il modo con cui questo governo ha costruito e fornito i dati sui morti covid, sia la gestione autoritaria del periodo pandemico e non solo, vista la continuazione dello “stato d’emergenza”, e non mi pare siano tutti salviniani! Non mi sembra una questione di poco conto cercare di distinguersi criticamente dal linguaggio, e direi dai contenuti, di giornali smaccatamente filogovernativi come Repubblica e Fatto Quotidiano.


    • Redazione Contropiano

      Sul tema che poni abbiamo prodotto molto, fin dai primi giorni (per una sintesi breve ma efficace vedi https://contropiano.org/editoriale/2020/03/11/il-pil-o-la-vita-0125053). Il governo ne esce tritato, quasi come i governatori e gli esponenti della Lega.
      La presa di posizione di Pap è altamente condivisa, da noi, e ci sembra fuorviante pretendere che in un testo breve – finalizzato a definire una posizione più alta rispetto alle alternative tra “emergenzialisti democratici” e “liberisti negazionisti” – ci debba essere tutto lo scibile umano in materia di epidemia.
      Poi, altrettanto seriamente, si comincia a distinguere tra “misure indispensabili” per contenere la pandemia e “emergenza poliziesca” per impedire di manifestare. Ci si muove su un crinale dove bisogna guardare dove di mettono i piedi, senza lasciarsi prendere dalle categorizzazioni molto astratte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.