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Papademos verso la fiducia. Il sindacato taglia la corrente al Ministero della Salute

Prosegue anche oggi il dibattito al Parlamento greco sulle dichiarazioni programmatiche del governo di Lucas Papademos che dovrebbe concludersi in giornata con il voto di fiducia. A causa delle celebrazioni di domani per il 38mo anniversario della rivolta studentesca del Politecnico di Atene contro la giunta fascista dei colonnelli, il voto è previsto per il tardo pomeriggio e non a mezzanotte come é avvenuto in altre occasioni.
Finora il dibattito è stato caratterizzato dai toni bassi e senza scambi di accuse fra i due maggiori partiti che appoggiano il governo. L’ex premier del Pasok Giorgos Papandreou nel suo intervento ha difeso il nuovo esecutivo – sostenuto dai socialisti, dalla destra e anche dall’estrema destra del Laos – sostenendo demagogicamente che «in guerra contro i mercati che sono fuori da ogni controllo, contro gli evasori fiscali, i complotti e l’establishment del Paese che persegue soltanto la continuità dello stato clientelare». Il premier uscente ha invitato i partiti e il popolo greco a sostenere l’ex vicepresidente della BCE. Riferendosi poi all’atteggiamento dell’Unione Europea, Papandreou ha affermato che più volte egli stesso ha espresso la propria contrarietà nei confronti di alcune decisioni e ha accusato le forze moderate dell’Europa di «sordo razzismo e pregiudizio». «Vediamo cosa diranno loro quando la crisi busserà alle porte della Francia e del Belgio. Ostilità al governo di ‘larghe intese’ entrambi i partiti della sinistra presenti in Parlamento. Aleka Papariga, Segretaria Generale del Partito Comunista (KKE), ha esortato i greci a «seguire gli sviluppi e intensificare la lotta», aggiungendo che «il popolo non deve cedere al ricatto dell’espulsione della Grecia dall’eurozona ed eventualmente anche dall’Unione Europea», mentre ha previsto che «nel caso in cui l’Italia entrerà nel Efsf allora la Grecia sarà buttata fuori a calci». Anche Alexis Tsipras, il leader della coalizione di sinistra Syriza, ha accusato Papademos e chi lo sostiene di ricattare il popolo e di chiedergli di suicidarsi per l’accordo-cartastraccia del 27 ottobre.

Mentre ancora ieri i dipendenti pubblici sono scesi in piazza contro i nuovi piani lacrime e sangue del governo presieduto da Papademos, da Atene arriva una notizia che la dice lunga sulla situazione greca. I dipendenti del gestore greco per l’energia elettrica hanno tagliato le forniture al Ministero della Sanità in debito di milioni di euro di bollette non saldate. I lavoratori, aderenti al sindacato Genop, accusano i dirigenti del dicastero di dovere al Public Power Corporation quasi 4 milioni di euro. Il blackout è durato ben quattro ore ed aveva un significato puramente simbolico di protesta contro la tassa sugli immobili introdotta da Papandreou. Il governo ha scelto di far pagare la nuova gabella sugli immobili – che colpisce tutti i proprietari al di là del loro reddito –

attraverso la bolletta elettrica, ordinando alle società che gestiscono il servizio di staccare la corrente a chi non si può permettere di pagarla.

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