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Atene: nazisti scatenati contro gli immigrati. Il governo chiude un occhio

“Per ogni immigrato che lavora c’è un greco che perde il suo posto”. E’ questo il semplicistico ma accattivante messaggio d’odio che i neonazisti di Alba Dorata propagandano nei quartieri di Atene, di Salonicco, di Patrasso mentre regalano – ma solo ai greci bianchi – sacchetti pieni di generi alimentari.

Un’equazione che non sta in piedi, perché nonostante la crisi che ha sconvolto la vita di milioni di greci e la disoccupazione al 25% ci sono lavori – nelle campagne, nelle pulizie, nei servizi, nella pesca, nell’edilizia – che i greci continuano nonostante tutto a non voler fare. Ma che qualcuno punti il dito contro un nemico individuabile ed ‘esterno’ a molti sembra consolatorio, e questo spiega perché alle ultime elezioni gli squadristi di Chrisy Avgi hanno conquistato nientemeno che il 7%. Rafforzati dal consenso popolare i ragazzotti in divisa guidati dal buffo ma pericolosissimo Nikolaos Michaloliakos si sono scatenati: in pochi mesi più di 500 aggressioni – compresi accoltellamenti, pestaggi e omicidi – e di giorno ronde contro gli ambulanti o i negozianti stranieri nelle principali città.

Neanche la torrida estate del sud della Grecia ha fermato i veri e propri pogrom dei nazisti greci. L’ultima aggressione di cui abbiamo avuto notizia l’altro ieri, quando un manipolo di fascisti ha attaccato con pietre e bastoni alcuni agenti di Polizia che a Corinto sorvegliavano una loro manifestazione contro la presenza in città di un centro di accoglienza per immigrati. Agli scontri ha partecipato anche un deputato della formazione di estrema destra.
Ma è nei quartieri della periferia di Atene che gli attacchi sono più numerosi, praticamente quotidiani. A luglio ad essere aggrediti erano stati i pachistani, ad agosto è toccato agli egiziani. Una comunità tranquilla, ben integrata e poco presente nella cronaca nera. Eppure la notte del 13 agosto alcune case abitate da immigrati egiziani a Pireo, la grande area portuale di Atene, sono state assaltate con sassi e bastoni. Quando qualche lavoratore egiziano ha provato a difendere le proprie famiglie è stato massacrato di botte, ed un giovane di 28 anni è finito in ospedale in gravissime condizioni. L’assalto era stato ‘annunciato’, qualche ora prima, durante un comizio tenuto dal ducetto locale, un certo John Lagos (un nazionalista che traduce il suo nome in inglese…) che aveva avvertito: “da oggi gli egiziani dovranno fare i conti con Alba Dorata e con il popolo greco!”. Detto, fatto.
Dopo l’aggressione la comunità egiziana del Pireo e le forze della sinistra radicale hanno organizzato un corteo nelle vie del popoloso quartiere chiedendo la messa al bando del movimento neonazista. Contemporaneamente, una delle sedi di Alba Dorata ad Atene, nel quartiere di Pangrati, è stato dato alle fiamme in segno di rappresaglia all’indomani di un omicidio razzista di un giovane immigrato iracheno avvenuto nel centro della capitale. Cinque sicari in motocicletta, con il volto coperto da un casco, hanno a lungo ‘pattugliato’ le vie del quartiere alla ricerca di una vittima. Hanno dapprima aggredito un marocchino – che però è riuscito a seminarli – e quindi si sono accaniti contro un giovane iracheno di appena diciannove anni. Ammazzato e lasciato in mezzo alla strada. Quasi cinquemila persone, immigrati e attivisti di sinistra, hanno marciato poche ore dopo nel centro della capitale ellenica.

Le autorità e i giornali tuonano contro le aggressioni xenofobe e l’intolleranza, ma evitano di fare nomi e cognomi. Meglio non inimicarsi un partito che ha preso il 7%, che raccoglie il voto di metà degli agenti di Polizia di Atene e che gode di ottimi agganci con imprenditori ed establishment. D’altronde il governo, che pure definisce l’ascesa dei movimenti xenofobi ‘un pericolo per la democrazia’ all’inizio di agosto ha deciso di scatenare le forze dell’ordine contro gli immigrati, e non certo contro i fascisti. Dal 4 agosto la polizia greca ha organizzato una enorme retata: 4.500 agenti sono stati mobilitati per arrestare stranieri per strada. Soprannominata paradossalmente «Zeus Xenios» (Zeus il dio dell’ospitalità) l’operazione ha portato al fermo di 7.361 persone, e alla fine 1.600 migranti non in regola con i documenti sono stati arrestati per essere espulsi. Il ministro dell’ordine pubblico Nikos Dendias ha giustificato la retata affermando che la Grecia in un momento di crisi economica non si può certo permettere “un’invasione d’immigrati” e deve puntare alla “sopravvivenza nazionale”. Esattamente quello che dicono i picchiatori di Chrisy Avgi. I soldi non ci sono e i migranti che lavorano per dieci euro al giorno vanno cacciati, eppure il governo ha deciso qualche mese fa di spendere una quantità incredibile di denaro pubblico per costruire un muro anti-immigrati alla frontiera con la Turchia. Dando di fatto ragione alla propaganda omicida dei nazisti.

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