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“C’è solo il Mes”, sentenzia l’Eurogruppo

L’Eurogruppo ha partorito l’atteso “compromesso” sulle condizioni con cui ogni Paese europeo può accedere ai prestiti del fondo Mes (Meccanismo europeo di Stabilità, assurdamente chiamato anche “salva-Stati”). Ma nessuno – leaderini politici o giornalisti servili – ci spiega nei dettagli cosa contenga davvero.

Gli “europeisti a prescindere” (dal Commissario agli affari economici, Paolo Gentiloni, al Pd e fino ai giornali della Fiat – Stampa e Repubblica – e alcuni tg) ci garantiscono che “non ci sono condizionalità” tipo quelle che hanno reso la Grecia un deserto economico e sociale.

I “sovranisti de noantri” dicono il contrario, in modo altrettanto vago ma apodittico, facilitando il compito dei presunti avversari. Si coprono infatti di ridicolo con la proposta di «emissione straordinaria di buoni del Tesoro orgoglio italiano, garantiti dalla Bce». Come dire “faccio da me, se mi garantisci tu”.

I poveri Cinque Stelle, per distinguersi e tentare l’ultima resistenza su questo punto, scelgono una via intermedia: “Non possiamo esultare per i risultati dell’eurogruppo di oggi sul Mes: sebbene debolmente migliorato, resta uno strumento inadeguato per rispondere all’emergenza che stiamo attraversando, sia per la quantità di risorse che può mettere in campo, sia perché continua a essere insidioso nelle potenziali condizionalità future, sulle quali non sono stati ancora fugati tutti i dubbi”.

Appaiono paradossalmente più ragionevoli, ma resta ignoto il contenuto del “compromesso”.

Persino un quotidiano economico specializzato come Milano Finanza è costretto a ricordare che Bruxelles indora la pillola Mes, e qualche dubbio sarebbe insomma necessario averlo.

Dunque, per saperne qualcosa, bisogna andare a leggersi il testo dell’accordo per sbugiardarli tutti, fornendo al tempo stesso qualche informazione in più.

Intanto, si conferma che fin qui il Mes è l’unica forma di finanziamento già attivabile, mentre i fondi Bei (per le imprese) e quello Sure (per gli ammortizzatori sociali) sono ancora oggetto di discussioni che non riguardano l’Eurogruppo. Il mitico Recovery Fund è ovviamente guardato con “favore”, ma non se ne saprà molto per parecchio tempo (entità, condizioni, composizione, garanzie, e soprattutto sotto forma di prestiti o a fondo perduto?), perché servirà un trattato apposito tra i Paesi della Ue. Se va bene, se ne parlerà nel 2021…

Ogni Stato potrà chiedere al Mes cifre fino al 2% del Pil (37 miliardi nel caso dell’Italia), con impegno a restituirli in comode rate annuali per i prossimi dieci anni, al tasso agevolato dello 0,1% annuo. Del resto, il Mes ha fondi solo perché sono gli Stati ad averceli messi; in pratica ognuno si riprende parte di quel che ha versato o “garantito”.

La “condizionalità” esplicita riguarda il come utilizzare quei soldi: solo per le spese sanitarie relative alla pandemia, sia “dirette” che “indirette”. Il che lascia un margine di interpretazione ai singoli Stati e, sul fronte opposto, un margine di sorveglianza da parte della Commissione europea.

Intanto come misura preventiva: “Questo impegno sarà dettagliato in un Piano di Risposta Pandemica individuale da preparare sulla base di un modello, per qualsiasi servizio concesso nell’ambito del sostegno alla crisi pandemica”. Come dicevamo due giorni fa, si dovrà firmare un Memorandum, ma con un nome diverso.

Ma questo è solo la parte emersa dell’iceberg, perché il diavolo si nasconde sempre nei dettagli.

Il Mes è infatti regolato da un apposito trattato, firmato nel 2012, quindi le procedure lì previste restano tutte operanti, a partire da quelle di “monitoraggio e sorveglianza” sui conti pubblici dei singoli Paesi (regolate più in dettaglio da due trattati successivi, il Six Pack e il Two Pack; ovvero il “normale” sentiero su cui marcia ogni anni il “semestre europeo” per definire le varie “leggi di stabilità” nazionali).

Al punto 5 si specifica proprio questo, ma in forma attenuata rispetto al trattato originale, perché monitoraggio e sorveglianza dovrebbero essere commisurati alla natura dello shock simmetrico causato da COVID-19 e proporzionati alle caratteristiche e all’utilizzo del Piano di Risposta Pandemica, in linea con il quadro dell’UE [1] e le pertinenti linee guida del Mes”.

In particolare, viene espressamente citata la lettera inviata all’Eurogruppo, due giorni fa, da Gentiloni e Dombrovskis (Letterpeg070520201738). Che prevedeva appunto il congelamento degli “articoli 3(3) e 3(4)” del trattato, così come dell’”articolo 3(7)”, che si riferiscono a “problemi strutturali” dei bilanci statali, e dunque a “colpe” individuali.

In questo caso, invece, si riconosce che lo shock è “simmetrico”, ossia esterno ed uguale per tutti i Paesi membri. E ci mancherebbe pure…

Queste sono le “condizionalità attenuate” rispetto quanto messo in opera contro la Grecia nel 2015.

Ma è vero allora che non ce ne sono?

E’ falso. La “sorveglianza rafforzata” è sospesa per la durata della crisi, ma (punto 7) riprenderà “da allora in poi, secondo l’art. 14”, anche se depotenziando i commi 2 e 4 (quelli che prevedono report addizionali e immediate “misure correttive”). Il controllo è in mano alla Commissione Europea.

Quindi qualsiasi intoppo nella procedura di restituzione del prestito, da qualsiasi problema causato (ed è facilmente immaginabile che, nella situazione economicamente catastrofica in corso, gli imprevisti saranno innumerevoli), comporterà la “normale funzionalità” del trattato Mes.

Ovvero: “Il Mes implementerà inoltre il suo sistema di allarme rapido per garantire il rimborso tempestivo del Piano di Risposta Pandemica ”.

Tradotto: poi, se si sgarra, faremo i conti alla vecchia maniera…

Del resto, dicevamo, il Mes è un volgare contratto, non un ente benefico che salva Stati in difficoltà. Se ne possono sospendere temporaneamente alcuni effetti, di comune accordo tra i contraenti, ma resta in vigore.

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Usciamo dai tecnicismi, altrimenti si perde di vista il punto politico. E’ chiaro, da quanto detto, che ricorrere ai fondi del Mes implica l’accettazione di un cappio legato intorno al collo. Con l’unica “assicurazione” fornita da chi lo impugna che non stringerà. Per ora. Ma potrà farlo se lo giudica necessario, più in là.

Dunque, potrebbe dire qualcuno, hanno ragione Lega e Meloni?

No, naturalmente.

Non solo perché la “soluzione” da loro proposta è ridicola e prevede comunque il supporto europeo (e non si capisce davvero perché dovrebbe essere concesso con un altro strumento ciò che non si vuole con questo), ma per la storia di queste due formazioni.

Che sono state al governo, hanno votato tutti i trattati, non hanno mai messo in discussione ai tavoli istituzionali la subordinazione delle scelte del Paese alle politiche europee. E chiunque capisce che una cosa è sparare cazzate nei talk show, altra è – da membri del governo, quando ci si sta – mettere veti e pretendere davvero quel che si dice.

L’elenco sarebbe lunghissimo. La modifica della Costituzione che ha introdotto l’obbligo al pareggio di bilancio nell’art. 81, nel 2012, era stata votata anche da loro in prima battuta (le riforme costituzionali richiedono almeno due passaggi nelle Camere). Solo alla seconda votazione Lega e Di Pietro votarono contro. Ma con la “maggioranza qualificata” dei due terzi ormai certa…

Stando al governo, nel 2018, la Lega era partita per ottenere da Bruxelles il 5% nel rapporto deficit/Pil, ma ha poi venduto come “vittoria” l’aver ottenuto il 2,04!

Del resto, la Lega era nata come espressone della piccola e media impresa del Nord Italia, ovvero dei contoterzisti che vivono producendo componenti per le industrie tedesche. Quindi era nata come cuore del “partito tedesco” in Italia. “Europeisti” senza se e senza ma…

Poi, con Salvini, ha provato il grande salto nazionale, ingoiando buona parte del bacino sociale di Forza Italia, e cercando di essere anche il motore del “partito americano”. Con qualche avventurosa puntata persino verso la Russia, su cui indagano i magistrati…

Gli è andata bene inizialmente, grazie al favore dell’intero sistema dei media. Ma quando le tensioni tra Usa e Germania (dunque con il baricentro della UE) hanno evidenziato interessi e ambizioni divergenti, anche la “tenuta” del suo blocco sociale reazionario ha cominciato a mostrare crepe vistose.

Se un Giorgetti, per dire, arriva a proporre – da mesi – Mario Draghi come premier di un governo di “salvezza nazionale”, la credibilità di una Lega “antieuropea” dovrebbe essere meno di zero.

Ma le sue sparate innocue sono utilissime proprio per rafforzare l’establishment…

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3 Commenti


  • Daniela

    Dopo la vs lunghissima disquisizioni(e informazione) contro l’utilizzo di questo MES, vi chiedo allora: Voi cosa proponete in alternativa?!!! Perche’ non se ne esce certo emettendo BOT con i risparmi degli italiani, che NON basterebbero a coprire il fabbisogno! E quindi?!!!? Oltre alle denunce occorrono anche le proposte cari “compagni”.. Senno’ siete faziosi, e il vs e’ solo bla bla bla….


    • Redazione Contropiano

      La nostra proposta è un cambiamento radicale di sistema, a proprietà pubblica prevalente (settori strategici e quelli essenziali per la riproduzione sociale). Fuori dall’Unione Europea e insieme ai Paesi Euro.Mediterranei, su base di libera scelta…
      E’ difficile, certamente, ma non ci sono “soluzioni” dentro questo quadro normativo, di trattati, di alleanze…
      Chi dice di trovarcele, mente…
      Chi, come te, spera che esistano, si illude…


  • luca

    Ottima , obiettiva, e veritiera analisi solo altre due fonti hanno detto il vero su questo presunto mes senza condizioni( difeso a spatratratta da pd e company) e su quello a cui vanno incontro gli italiani e cioè AD UN BAGNO DI SANGUE seguendo la linea pd, bonino,italia viva con l’assist di tg e giornali servi di partito ed ora si aggregerà anche forza italia al si sul mes….una meraviglia!! Mi dispiace solamente che non avete speso mezza parola per pd e company che stanno svendendo l’italia ai soros e ai tedeshi, facendo solamente alla fine un monologo sulla lega. Quando si esprimono pensieri obiettivi bisognerebbe farlo a 360 gradi

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