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Il silenzio su Pablo Gonzalez, giornalista in carcere da un anno e mezzo in Polonia

Il prossimo 28 agosto sarà un anno e mezzo che il giornalista spagnolo Pablo Gonzalez è recluso in un carcere in Polonia in condizioni disumane . Il tribunale polacco, come nel caso Zaki in Egitto, ha allungato di altre mesi la carcerazione preventiva senza una formulazione di accusa.

La notizia è arrivata mercoledì 16, con un messaggio di Ohiana Goiriena, moglie di Pablo Gonzalez, che afferma sinteticamente “… a giorni uscirà la decisione ufficiale scritta, ma l’udienza si è svolta oggi. So solo che gli è stata prolungata la pena. Non ho altre informazioni su scadenze o argomenti”; ad oggi non ci sono altre informazioni.

Ma la realtà è che lo Stato polacco sta prolungando per la sesta volta la detenzione preventiva del giornalista spagnolo Pablo González, come ha riferito il quotidiano Público.

Pablo Gonzalez è stato arrestato otto giorni dopo l’inizio del conflitto in Ucraina, e il suo arresto voleva essere un “avviso ai naviganti”, aggiungendosi alla vergognosa campagna russofoba sotto i dettami della NATO, ora non sanno dove andare a parare con questo caso, ma per il momento Pablo continua a pagare con la sua libertà questo errore.

Un anno e mezzo senza un’incriminazione ufficiale è un fatto inaudito per chiunque, e soprattutto per un giornalista arrestato mentre svolgeva il suo lavoro di informatore e accusato di essere una spia; l’assetto politico-giudiziario a cui lo si vuole sottoporre viene scandalosamente ritardato.

Con questa nuova decisione della giustizia polacca, Pablo Gonzalez rischia di nuovo tre mesi di “sequestro” nella prigione conosciuta come la Guantanamo polacca. Anche se la difesa di Pablo González ricorrerà in appello, non si prevedono cambiamenti nella decisione.

Per la maggioranza dei mass media questa non deve essere una notizia. quelli spagnoli sono tutti impegnati a mostrare la sofferenza di uno smembratore di persone che si trova in Thailandia e che è anche spagnolo, con la delegazione diplomatica spagnola che sostiene lui e la sua famiglia giorno dopo giorno.

Forse un altro giorno dovremo fare un confronto e rivedere le sanguinose differenze di trattamento della diplomazia spagnola e dei media amici del potere nei confronti dei cittadini dello Stato spagnolo con problemi fuori dai nostri confini.

“Una cella di 5 metri, in cui deve trascorrere 23 ore al giorno in isolamento. Circa quattro mesi fa, ha condiviso la cella con un uomo polacco con problemi cognitivi. Un’ora di cammino in un cortile di appena 10 metri. Ogni volta che viene fatto uscire dalla cella, viene perquisito e ammanettato. Quando entra, viene nuovamente perquisito.

Da quando è stato arrestato il 28 febbraio 2022, ha potuto ricevere le visite della moglie solo due volte, l’ultima il 16 giugno, con Ohiana, la moglie, accompagnata dalla madre e dal figlio maggiore di Pablo, che ha visto e sentito il padre per la prima volta da allora. Entrambe le visite avvengono alla presenza di una guardia carceraria e di un ufficiale dei servizi segreti polacchi.

Non gli è consentito comunicare telefonicamente con nessuno dei suoi tre figli, cosa che sta già causando danni psicologici al figlio più piccolo, di 8 anni. Le lettere gli arrivano, se gli arrivano, censurate e mesi dopo l’invio. Il suo avvocato spagnolo, Gonzalo Boyé, ha passato quasi un anno senza potersi occupare della sua difesa, a causa di impedimenti burocratici posti dalle autorità polacche

E’ necessario denunciare senza sosta la situazione che sta subendo questo prigioniero politico dell’Unione Europea, è necessario denunciare l’inettitudine intenzionale del governo spagnolo, guidato dal suo Ministro degli Affari Esteri, José Manuel Albares Bueno, il quale deliberatamente non si accontenta solo di ignorare Pablo, ma attraverso i suoi contatti di servitori e ruffiani sta inviando informazioni, senza alcun dato, ai media avvertendoli che si tratta di un caso molto grave e che non devono interferire…. come lui stesso ha dichiarato, testualmente, in televisione, violando il diritto alla presunzione di innocenza di un cittadino spagnolo.

La stessa Commissione europea ha “raccomandato alla Polonia di portare Pablo González in Spagna fino a un eventuale processo”. È quanto ha dichiarato il Commissario alla Giustizia, Didier J. L. Reynders, rispondendo a un’interrogazione dell’europarlamentare Idoia Villanueva.

Il Ministero degli Affari Esteri spagnolo non si è preoccupato neanche di fare questo, e non perché sia un po’ incompetente, ma dopo un anno e mezzo rende evidente il suo disprezzo per il diritto all’informazione e la presunta libertà di stampa. Non va dimenticato il fatto che Pablo è prigioniero in un Paese membro dell’Unione Europea.

Fonte: Inaki Alrui- LQSomos

Vedi anche: Il caso Pablo Gonzalez e il crepuscolo del giardino europeo

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2 Commenti


  • Graziella

    Possiamo fare qualcosa?


  • Marco Di Stefano

    inaudito. .va liberato!!

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