Questa settimana è avvenuto l’ennesimo licenziamento di massa di lavoratori da parte di Meta, che dalla fine della pandemia ha applicato ingenti riduzioni del personale.
L’ ultima ondata di maxi-licenziamenti taglia il dieci percento degli impiegati a livello mondiale e rientra in una strategia complessiva di riorganizzazione aziendale del gigante tecnologico che mira a concentrarsi ancora di più nell’automazione dei processi produttivi e nello sviluppo di nuovi strumenti di IA.
Infatti, oltre ai licenziamenti, 7 mila dipendenti sono stati sollevati dal loro incarico nell’attesa di essere riassegnati a nuovi progetti di sviluppo di IA.
Come dichiarato dall’azienda, i tagli servirebbero a finanziare un piano di investimenti in cui verranno spesi tra i 125 e i 145 miliardi di dollari per lo sviluppo di nuovi strumenti di intelligenza artificiale.
Inoltre, come anche dichiarato da Zuckerberg stesso in un audio privato reso pubblico sul web, Meta ha lanciato un programma per registrare i dati di come i dipendenti programmano e interagiscono con i sistemi informatici per allenare e affinare gli agenti IA che attualmente sono in sviluppo.
Quindi, i dipendenti Meta stanno attivamente sviluppando e insegnando il lavoro alle IA che in un futuro prossimo li andranno a sostituire nell’azienda.
Ormai lavorare nelle big tech non rappresenta più una garanzia di un impiego sicuro e ben remunerato. In seguito ai primi tagli massicci dopo la crescita enorme durante il periodo covid, anche le prospettive per questa fetta di lavoratori altamente specializzati non sono più cosi tanto rosee. Come sempre il prezzo della modernizzazione dei processi produttivi ricade sui lavoratori.
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