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Il Csm sanziona due giudici del caso Uva

Perdita di due mesi di anzianità e trasferimento a Como. E’ questa la sanzione comminata dal Consiglio Superiore della Magistratura al pm Agostino Abate, il primo magistrato che indagò sulla morte di Giuseppe Uva, avvenuta il 14 giugno del 2008 dopo alcune ore della notte trascorse all’interno della caserma dei carabinieri di via Saffi a Varese. Anche la sua collega Sara Arduini è stata sanzionata dal CSM per il modo in cui ha condotto quell’inchiesta, e per lei è infatti arrivata una censura.

Secondo il Csm, Abate e Arduini avrebbero violato «i doveri di diligenza, laboriosità e correttezza, omettendo o ritardando il compimento di atti». E in particolare l’accusa nei confronti dei due magistrati è di aver trascurato la denuncia di Alberto Bigioggero, l’uomo portato assieme ad Uva nella caserma dei Carabinieri, che aveva parlato di lesioni e percosse, e – dopo l’assoluzione dei sanitari e la trasmissione degli atti da parte del Tribunale – di aver ritardato per alcuni mesi l’iscrizione nel registro degli indagati di sette appartenenti alle forze dell’ordine.

Secondo il sostituto pg della Cassazione Giulio Romano è stata «una notizia di reato finita in un limbo». Nella requisitoria, tenuta nell’udienza di ieri, il pg ha sottolineato che «non si tratta di valutare l’ambito decisionale del pm ma la correttezza delle procedure, che ad avviso dell’ufficio non c’è stata», con la conseguenza che «le forze dell’ordine sono state esposte ad una accusa dalla quale non si potevano difendere compiutamente, mentre altri hanno sospettato che questi ritardi, questa renitenza, nascondessero chissà che cosa». Il 15 aprile la Corte d’Assise di Varese aveva assolto carabinieri e poliziotti dall’accusa di omicidio preterintenzionale.

Si tratta, in buona sostanza, della conferma del fatto che le indagini sulla morte di Uva siano state viziate sin dal loro inizio. E infatti, il primo ad andare sotto processo per questo caso fu il medico Carlo Fraticelli, assolto poi nella primavera del 2012 perché «il fatto non sussiste». Soltanto da allora si è cominciato a indagare su quanto successo dopo l’arresto del falegname 42enne. Il problema è che ricostruire quanto accaduto in quelle ore, a distanza di tempo, è diventato sostanzialmente impossibile visti i ritardi e le omissioni iniziali. Ed infatti, alla fine, si è arrivati all’assoluzione di tutti gli imputati, come pure era stato richiesto dalla procura.

mdv

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