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Ronde nere: Gaetano Saya condannato a 11 mesi

Una notizia che è sfuggita alla maggior parte dei media, ma che ci sembra importante, nonostante il suo carattere poco più che simbolico, perché giunge in un paese nel quale le complicità e le connivenze con i gruppi e le organizzazioni neofasciste non mancano e dove raramente i neofascisti, anche quando sono responsabili di reati gravissimi, finiscono in carcere o vengono sanzionati. Eppure le leggi contro il fascismo ci sono.

Infatti venerdì il Tribunale di Roma, applicando una legge del giugno del 1952, ha condannato a 11 mesi di reclusione per apologia di fascismo Gaetano Saya, già responsabile del ‘Msi – Destra nazionale’. Anche la sua convivente Maria Antonietta Cannizzaro è stata condannata, ma a 5 mesi.

I fatti contestati risalgono al giugno del 2009 quando Saya e altri esponenti dell’estrema destra costituirono le cosiddette “Ronde nere’ e la ‘Guardia nazionale italiana’, approfittando della propaganda securitaria e dell’allarme sicurezza diffuso strumentalmente dai partiti di centrodestra e centrosinistra.

Presentandosi come i salvatori della patria, Saya & C. presentarono alla stampa due formazioni paramilitari, i cui membri sfoggiavano divise e simboli che richiamavano al fascismo, con tanto di aquila imperiale e la scritta ‘S.P.Q.R’. I ‘rondisti’ di Saya avevano fatto mostra di sè anche al congresso di costituzione del movimento di Scilipoti, deputato eletto nelle liste dell’Italia dei Valori e poi passato con Berlusconi.

Ne seguirono polemiche e proteste, ma poi il tutto scomparve dal dibattito politico e dai media come spesso accade in questo paese. Ma poi Saya e la Cannizzaro furono denunciati dopo aver partecipato ad una manifestazione pubblica non autorizzata per aver esaltato i principi e i metodi del fascismo. E venerdì è arrivata nei loro confronti la condanna per ‘riorganizzazione del partito fascista’. 

In moltissimi avevano ritenuto la sua iniziativa sgradevole ma poco più che folkloristica. Eppure nel 2011 Saya, fondatore anche del cosiddetto Dipartimento studi strategici antiterrorismo (Dssa) e già leader del famigerato Partito nazionalista italiano, aveva avviato il reclutamento per la ‘guardia nazionale’ e in molti – esaltati e sprovveduti – avevano risposto all’appello. E anche sulla Dssa negli anni, anche grazie a un’inchiesta della magistratura, sono emersi dei particolari assai inquietanti. Come spiegava in una intervista concessa ad Angelo Miotto – allora Peacereporter – da Saverio Ferrari.

Dssa, non solo pataccari
 
Parla Saverio Ferrari dell’Osservatorio democratico

Saverio Ferrari è uno studioso delle destre e delle loro trasformazioni. Lo fa con cura meticolosa, analizzando testi, inchieste, notizie accumulando una memoria utile per comprendere fenomeni che apaiono, molto spesso, come schegge isolate. In questa intervista ripercorre i momenti salienti della vicenda DSSA, di Getano Saya.

Il DSSA venne alla luce nel luglio del 2005 quando le procure di Genova e di Milano fecero tre arresti e venticinque perquisizioni. Il Dipartimento di studi strategici antiterrorismo era una struttura illegale parallela rispetto all’intelligence. L’indagine era nata un anno prima, quando si cercava di trovare una pista su Fabrizio Quattrocchi e la sua presenza in Iraq nell’ambito dei mercenari. L’apparato era illegale, una delle strutture era collegata a un movimento politico, la Destra nazionale- nuovo Msi e a un sindacato, l’Unione nazionale forze di polizia. Due strutture che facevano da interfaccia a questo apparato che si era costituuito dopo gli attentati dell’11 marzo del 2004 a Madrid. 
Stiamo parlando di una vicenda che riunisce una congrega di spie e neofascisti, ma soprattutto di poliziotti che, a parer mio, non erano solo dei pataccari, perché nel corso delle indagini si era visto come potessero avere diretto accesso alle banche dati del Viminale, oltre al fatto che potevano contare su legami con il Sismi.
Ci furono, allora, siti internet oscurati dalla magistratura: su uno di questi era comparso l’annuncio della costituzione di reparti di protezione nazionale, una struttura paramilitare con tanto di divisa, basco, camicia e cinturone nero che, secondo le intenzioni, dovevano funzioanre a supporto delle forze armate in caso di pericolo, che poi era individuato nel terrosimo di stampo islamico.

Erano credibili?
Stiamo parlando di una struttura illegale di neofascisti che la sparavano anche grossa, perché lo stemma del DSSA è una specie di modifica dello stemma della Cia. Gli agenti che operavano si dichiaravano ex agenti con passato da gladiatore e il loro capo, Gaetano Saya, diceva di essere un massone e non di poco conto, perchè si definiva un Maestro venerabile della loggia Divulgazione 1.

Una storia nuova, oppure in passato, dopo la scoperta della loggia P2, ci si era imbattuti in organizzazioni simili?
Una storia che non è nuova nelle forze di apparati segreti e polizia. Nel nostro Dopoguerra, sorpassata la Loggia P2, abbiamo conosciuto strutture simili, che sono state inquisite e messe alla berlina quando, secondo me dovevano essere studiate di più.

Esempi?
Il progetto Arianna, costituito in chiave antidrioga. Una struttura clandestina in cui erano arruolati agenti appartenenti alle forze dell’ordfine. Oppure il caso degli Elmetti bianchi, anche qui con agganci internazionali, formati da ex poliziotti, che ebbe una qualche notorietà nel corso delle indagini su Telecom Serbia. 
La Legione Brenno, nata all’inizio della guerra serbo-croata, in cui si diceva che si doveva difendere la frontiera dell’Occidente minacciato. La Legione era costiutita da poliziotti, carabinieri ed ex agenti segreti. Ce ne sono altre, come la Falange armata, siamo ai primi anni ’90, una agenzia che tendeva ad aumentare la tenisone con lettere e bossoli con elementi che facevano risalire a contatti con elementi della Settima divisione del Sismi. Si tratta di realtà che non dovevano essere sottovalutate perché ci dicono che le deviazioni esistono e continuano ad avvenire.

Istituzionalizzate le ronde, quindi, le formazioni come quelle di Saya possono operare sotto l’egida della legalità.
Gaetano Saya è molto attivo. Nel 2005 avvenne quel fatto gravissimo dell’attuale presidente del Consiglio – era in carica anche allora – che si rivolse alla sua strtuutra per un’alleanza elettorale. Saya era agli arresti domiciliari proprio per l’inchiesta sulla DSSA e all’incontro con berlusconi ci andò la moglioe, con tanto di foto. L’incontro non portò a nessun tipo di accordo elettorale. Credo che oggi questo personaggio abbia colto la palla al balzo, che si si ainfilatop nelle pieghe del decreto sicurezza. Con la storia delle ronde quello che una volta si faceva in gran segreto adesso si può fare allo scoperto con la legittimazione di strutture che possono girare per le strade delle metropoli ancora una volta con lo stesso obiettivo, un filo di continuità contro l’invasione ‘dei barbari islamici’.

Anche Contropiano ne aveva parlato, nel 2009:
Crescono in Italia le organizzazioni paramilitari fasciste legalizzate dal pacchetto sicurezza. Casi limite o legittima preoccupazione?


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