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Un ministro pericoloso per sé e per gli altri

Le dimissioni del ministro Terzi sarebbero un atto dovuto per evitare che l’Italia si ritrovi complice di Israele nel massacro di Gaza e coinvolta in tutti i conflitti in Medio Oriente.
In questi giorni nessuno ha potuto avere dubbi. Il governo italiano, per bocca del suo ministro degli Esteri, Giuliano Terzi di Sant’Agata, ha arruolato l’Italia al fianco delle truppe israeliane che stanno bombardando e massacrando la popolazione palestinese di Gaza. Sbaglia o è connivente chi, come oggi Flavio Lotti della Tavola per la Pace sull’Unità, afferma che l’Italia “deve avere una politica estera all’altezza della situazione”. Il problema è che l’Italia la politica estera ce l’ha, ma è quella espressa piuttosto esplicitamente dal titolare della Farnesina e non solo sul mattatoio in corso a Gaza.

Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, il 16 novembre ha avuto conversazioni telefoniche con i colleghi israeliano, Avigdor Lieberman, ed egiziano, Kemal Amr, sulle “violenze nella Striscia di Gaza” (così le definisce la Farnesina). Nessuna conversazione telefonica risulta esserci stata con Abu Mazen o le autorità palestinesi a Gaza. L’escalation delle tensioni tra israeliani e palestinesi a Gaza ”e’ un momento molto preoccupante” ha affermato il ministro degli Esteri Giulio Terzi, secondo quanto si legge sul sito web della Farnesina. Per Terzi ”e’ necessaria e urgente un’azione che riduca le tensioni, dia sicurezza a Israele e restituisca un minimo di tranquillita’ alla Striscia di Gaza”. Dunque a Israele va garantita la “sicurezza” ai palestinesi solo “un minimo di tranquillità”.
Il ministro Terzi ha descritto la situazione a Gaza con le stesse parole dei portavoce delle forze armate israeliane: “Sulla regione meridionale di Israele sono stati lanciati negli ultimi giorni 120 missili Qassam con seri rischi per la popolazione”. In questo contesto di “forte tensione”, ha continuato il ministro, “Israele ha reagito eliminando il comandante di Hamas Jaabari”. Terzi ha usato proprio la parola “eliminando” senza alcun cenno di disapprovazione. C’è da meravigliarsi? No perchè solo due mesi Terzi aveva dichiarato che ”La sicurezza di Israele e il suo diritto alla vita sono parte inscindibile della sicurezza dell’Italia e dei suoi valori esistenziali”: ha affermato il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, in una intervista rilasciata al quotidiano Yediot Ahronot di Tel Aviv in occasione della sua visita in Israele lo scorso settembre. L’Italia spera che l’Assemblea dell’Onu non sia chiamata a votare una eventuale richiesta palestinese di fondare uno Stato in maniera unilaterale, ha detto ancora Terzi all’intervistatore.

Ma Terzi non si è dimostrato un oltranzista solo contro i palestinesi. Su tutto il Medio Oriente, Terzi colloca la politica estera italiana tra coloro che hanno sostenuto e sostengono le ipotesi più interventiste. Qui di seguito una breve rassegna di dichiarazioni belliciste e oltranziste su tutti i teatri di crisi nel Medio Oriente: Siria, Turchia, Libia.

Relativamente alla Siria, “La crisi dell’attuale regime – ha dichiarato in un intervento pubblicato ad agosto su Repubblica – è ormai un dato irreversibile. Si avvicinano i tempi per una transizione inevitabile, che dovrà essere guidata dal popolo siriano, ma che la comunità internazionale ha il dovere morale, oltre che l’interesse, di sostenere. “L’Italia – ha proseguito Terzi – oltre a promuovere il dialogo e a dare assistenza ai profughi, sta considerando la fornitura all’opposizione di strumenti di comunicazione utili per poter prevenire attacchi contro civili e impostando la nostra azione per il dopo-Assad”.

Il 4 ottobre, dopo gli incidenti di frontiera tra Turchia e Siria, invece che gettare acqua sul fuoco su un nuovo possibile focolaio di guerra in Medio Oriente, il ministro degli esteri Terzi ha dichiarato: “Ho visto che c’è una richiesta di autorizzazione da parte dell’esecutivo di Ankara al Parlamento di un’operazione militare fuori dal territorio turco: è una valutazione che dà il governo turco e credo che sia perfettamente legittimato a chiederla”.

Il 12 novembre scorso Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha voluto congratularsi personalmente con il presidente della nuova ‘Alleanza’ dell’opposizione siriana costituitasi ieri a Doha, Moaz Al Khateeb, e con il vice presidente Riad Seif, che ”ha svolto un ruolo decisivo per la strategia di riunificazione”. riferisce una nota della Farnesina. “L’Italia è l’avvocato della Turchia in tutto il sistema dell’Ue”, ha spiegato il ministro degli esteri turco Davutoglu, ringraziando Terzi al termine dell’incontro bilaterale tenutosi alla Farnesina.

Il carattere dell’impegno italiano in Libia è stato rimarcato dal ministro degli esteri Terzi durante il suo recente viaggio in Libia. L’Italia ripone “grande fiducia nelle capacita’ del governo libico di proseguire lungo il cammino della democrazia”: lo ha assicurato il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, nel corso di una conferenza stampa congiunta a Tripoli con il premier libico, Ali Zidane. “Intendiamo sviluppare con la nuova Libia un rapporto sempre piu’ intenso in tema di sicurezza, politica ed economia” . Durante la presentazione alla Farnesina del libro fotografico “La mia Libia” di Marina Cicogna, Terzi è stato ancora più esplicito. “Sin dall’inizio l’Italia – pur con delle difficoltà legate a interessi economici e al nostro passato coloniale – ha detto Terzi – l’Italia ha fatto scelte giuste nel momento giusto. Abbiamo avuto il coraggio di una scelta”. Questo a dimostrazione che “abbiamo punti di riferimento e che siamo usciti dal mondo ovattato del passato in cui si cercava, come facevano molti paesi, di andare d’accordo con tutti. Oggi ho la sensazione che il mondo, anche per l’eroismo dei giovani delle primavere arabe, sia costretto a prendere posizione seguendo valori e non solo l’interesse nazionale”. A seguito dell’incontro con la Segretaria di Stato Usa, Terzi ha dichiarato: “Clinton l’ho incontrata tre giorni fa a Washington”, ha detto Terzi “E’ stato veramente molto incoraggiante sentire da lei tutti gli apprezzamenti che ha rivolto all’Italia per il nostro ruolo in Libia, per ciò che abbiamo fatto e stiamo facendo a Bengasi e Tripoli. E per l’impegno dell’Italia, che ho riaffermato chiamando ieri il primo ministro libico, a sostenere questo Paese così importante nel suo processo di stabilizzazione”. Terzi dice di più rivendicando, di fatto, che i bombardamenti sulla Libia di Gheddafi stavolta abbiano visto come protagonisti anche i cacciabombardieri francesi e italiani: “Sono storicamente infinite le occasioni negli ultimi vent’anni in cui l’Europa avrebbe potuto giocare un ruolo maggiore, se ci fosse stata maggior unità di intenti”, ha concluso il titolare della Farnesina.

Infine, ma non certo per importanza, occorre segnalare come la politica estera interventista di Terzi non sia una anomalia italiana. Al contrario è il segnale di una crescente integrazione dell’Italia del governo Monti con le ambizioni del nucleo duro dell’Unione Europea in materia di “Difesa e Sicurezza”. Quattro giorni fa si è svolta infatti una riunione ristretta a Parigi del cosiddetto “Gruppo Weimar Plus” che riunisce i ministri degli esteri e della Difesa di cinque stati europei.

Il resoconto ufficiale di questo vertice riporta testualmente:

L’Unione europea “deve essere in grado di affrontare crisi complesse, multidimensionali e con diversi attori, e al tempo stesso aumentare l’efficienza delle proprie missioni e operazioni” si legge nelle conclusioni della riunione dei ministri degli Esteri e della Difesa di Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna, il 15 novembre a Parigi, a cui hanno partecipato i ministri Giulio Terzi e Giampaolo Di Paola.
I ministri hanno concordato sulla necessità di “favorire una ambiziosa politica europea in materia di sicurezza e difesa”. “Molto è stato fatto negli ultimi dieci anni – viene ricordato – L’avvio di tre nuove missioni di quest’anno è la prova della capacità dell’UE di agire. Tuttavia, minacce alla sicurezza, anche nel vicinato europeo, richiedono azioni decisive. Gli europei devono fare la loro parte nel rispondere più attivamente alle sfide future per garantire la sicurezza in Europa”.
I ministri hanno sottolineato che “la particolare forza della sicurezza comune e la politica di difesa sta nell’approccio globale alla gestione delle crisi. Mobilitando tutti gli strumenti civili e militari a disposizione, l’Unione europea deve essere in grado di affrontare complesse, multi-attore e crisi multidimensionali, e al tempo stesso aumentare l’efficienza delle proprie missioni e operazioni”.
In quest’ottica, “la riforma in corso delle procedure di gestione delle crisi e la prossima revisione del SEAE (1) dovrebbe consentire all’UE di agire tempestivamente ed efficacemente in tutto lo spettro delle crisi, in stretta cooperazione con le organizzazioni internazionali e regionali e dei paesi partner”.

Il ministro Terzi deve dare le dimissioni, deve togliersi di mezzo per evitare che l’immagine internazionale del nostro paese sia ancora quella di un complice dei crimini di guerra israeliani a Gaza, di un oltranzista e di un governo pronto a portare il paese dentro tutte le guerre asimmetriche e neocoloniali in Medio Oriente.

(1) Il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) è un servizio dell’ Unione Europea responsabile per gli affari esteri della UE.. Creato dal Trattato di Lisbona, è entrato in funzione dal 1 dicembre 2010. Ha sede a Bruxelles.

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