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Modena. Lo striscione disturba i “manovratori” del consenso. Rimosso

Purtroppo anche quest’anno la giornata della commemorazione dell’eccidio alle Fonderie Riunite di Modena, non poteva che suscitare qualche polemica.
Non tanto per la giusta, anche se onnivora presenza del sindaco Giancarlo Muzzarelli ma, per uno striscione del Collettivo Guernica, attaccato preventivamente alla ringhiera nei pressi del monumento. Uno striscione che è rimasto attaccato sino ed oltre la cerimonia ufficiale nonostante diversi funzionari sindacali lamentavano, tra il pubblico, la necessità della sua rimozione. Obiettivo, alla fine raggiunto, grazie all’ordine impartito, dai dirigenti CGIL-CISL-UIL, ai vigili urbani il cui unico compito era quello di presidiare il traffico. 
Un atteggiamento questo a dir poco paradossale soprattutto nel giorno in cui si ricordano, dopo 66 anni, i sei lavoratori uccisi dalla celere del ministro Scelba che ordinò di sparare sui lavoratori disarmati e in sciopero che rivendicavano il diritto al lavoro e alla Democrazia. La stessa che oggi il potere economico e politico, in Italia come in Europa, vuole distruggere. Soprattutto nei luoghi di lavoro. Se poi questa assurda azione, viene ordinato proprio dai rappresentati dei tre maggiori sindacati italiani ed in particolare dalla CGIL, la dice lunga sul loro concetto di Democrazia e libera espressione del dissenso.
Il testo dello striscione era: “Ieri con l’eccidio oggi con il Job Act e Piano Casa”. Un espressione di dissenso che se non sbaglio avrebbe dovuto trovare il consenso tra i sindacati, tanto critici a parole e non nei fatti, nei confronti del provvedimento “Job Act”. 
Quello striscione, non offendeva nessuno, tanto meno i delegati o lavoratori presenti che quotidianamente difendono i diritti dei salariati nelle fabbriche. Soprattutto è inammissibile che qualcuno si sia oltretutto arrogato il diritto di ritenersi proprietario del monumento e di quei caduti che oggi si rivolterebbero nella tomba se solo avessero la possibilità di leggere quali contratti nazionali e locali sono stati firmati dalle loro organizzazioni sindacali. Anche perché a questo punto qualche libero cittadino potrebbe a sua volta arrogarsi il diritto di rimuovere qualsiasi corona o cuscino commemorativo che lo ritenesse offensivo nei confronti dei caduti. 
Se il problema stava nel contenuto del testo dello striscione, il problema è gravissimo. In realtà ritengo che, come da ormai diversi anni a questa parte, il problema vero è la semplice ma alquanto grave, irritazione dei dirigenti sindacali che ritengono più “opportuno” il loro riconoscimento politico dal partito di maggioranza locale e dal Governo nazionale, piuttosto che agire realmente in difesa dei diritti dei lavoratori ad avere una giusta retribuzione e una vita che non sia solo espressione di “flessibilità, qualità e produttività”.

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