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Bologna. Ballottaggio Merola vs Borgonzoni: basta menopeggismo

In queste due settimane che precedono il ballottaggio tra il sindaco uscente Merola e la leghista Borgonzoni, stiamo assistendo alla caccia piddina dei voti di sinistra. Appaiono così i “menopeggisti”,
sostenitori del votare il meno peggio, che da trent’anni ci fa andare sempre peggio e sempre più indietro.

Ma il peggio qui qual è? Siamo in presenza di due destre: quella della Lega e della destra “storica” in genere che agita un razzismo e un’opposizione demagogica, utile ad accarezzare i settori sociali più forcaioli.

Ma l’altra destra è quella del PD e del partito della nazione, che è quella che oggi comanda nel paese, che impone le ricette da bassa macelleria richieste dai tecnocrati dell’Unione Europea: un partito che si è ripresentato con il sindaco uscente Virginio Merola, il quale si è distinto nel sostenere gli appetiti dei poteri forti della città e nell’attaccare le fasce sociali più disagiate, ignorando le periferie e le istante democratiche cittadine.

Come è tradizione, i candidati stanno inondando la città con le loro promesse e con colpi bassi all’avversario ma rimane fuori il tema fondamentale dei tanti e troppi vincoli di bilancio che rendono il
governo della città un luogo di feroce attuazione delle politiche nazionali ed europee, come rimane fuori il tema della mancanza di controllo democratico delle scelte che si faranno nell’ambito della Città Metropolitana.

Chi invita al voto del “meno peggio” dimentica tutte le porcate politiche fatte da Merola a partire dal referendum sul finanziamento alle scuole private, la completa privatizzazione delle mense scolastiche, per arrivare alle politiche repressive, agli sgomberi, all’affare People Mover, fino alla cancellazione del diritto di assemblea per i sindacati dei dipendenti comunali non allineati con CGIL CISL UIL, solo per citare alcune delle questioni.

Chiedere a Merola di dire oggi a pochi giorni dal ballottaggio qualcosa di sinistra significa chiedere un alibi per poterlo votare anche nella speranza di poter conservare o acquisire spazi di contrattazione. Una
logica che non c’entra niente con la sfida per ricostruire la rappresentanza politica e l’organizzazione di quei settori sociali massacrati dalle politiche del Partito Democratico e del Governo Renzi.

Ross@ Bologna

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