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Follia leghista “lumbard”: autoferrotranvieri trasformati in “polizia amministrativa”

Alcuni giorni fa l’Assessore regionale lombardo a Sicurezza, Immigrazione e Polizia Locale, De Corato, ha annunciato una delibera della Giunta regionale per dotare il personale viaggiante delle aziende di trasporto pubblico locale della qualifica di polizia amministrativa.

La motivazione addotta dall’assessore per questa iniziativa è la funzione di deterrente che tale qualifica dovrebbe esercitare nei confronti di coloro che vogliano assumere atteggiamenti violenti o minacciosi verso il personale viaggiante. Le pene che li colpirebbero sarebbero infatti più dure (sai sei mesi ai cinque anni di reclusione) di quelle che già si possono comminare a chi aggredisce gli incaricati di pubblici servizio (fino a tre anni di reclusione), qualifica attuale del personale viaggiante, poiché essi sono già equiparati a pubblici ufficiali come più sentenze della Cassazione hanno confermato.

Per l’assessore De Corato, il cui curriculum di vecchio fascista nemmeno tanto ripulito è ben noto a tutti, i problemi dei trasporti lombardi si riducono ad una questione di pubblica sicurezza, di aggressioni ai danni del personale viaggiante; aggressioni che campagne stampa di grande risonanza e ripetute in modo quasi ossessivo negli ultimi anni hanno portato continuamente agli onori della cronaca, generando un clima di paura negli utenti stessi di quei mezzi di trasporto, per lo più lavoratori pendolari. Quindi, per le giunta, trasformare una professione di pubblico servizio in una professione di polizia, con l’eventuale dotazione di armi da fuoco, dovrebbe risolvere i problemi.

A noi sembra che potrà solo acuirli, aumentando i rischi per i controllori e i passeggeri. Ci sembra indubbio, infatti, che per l’ennesima volta la Giunta lombarda si distingua nel trovare soluzioni securitarie e repressive alle problematiche sociali. Questa iniziativa pretende di gestire le manifestazioni violente di una società complessa, dove le fasce di povertà e disagio sociale aumentano in un contesto di disinvestimenti o investimenti condizionati, di smantellamento dei servizi, di interessi del capitale privato, di assoluta mancanza di una politica di prevenzione del disagio sociale, visti i tagli radicali e le privatizzazioni operate nel settore dei servizi sociali a tutti i livelli, con il ricorso a strumenti da Stato di Polizia.

La realtà però è assolutamente un’altra e i problemi dei trasporti lombardi sono ben più radicati e strutturali: problemi di inadeguatezza del servizio rispetto alla domanda dell’utenza e di conseguente sovraffollamento, problemi per tutti quei collegamenti che non riguardano il raggiungimento dei grandi centri e in particolare Milano. Nella regione la cui rete di trasporti sostiene il maggior numero di pendolari in Italia – circa 735 mila viaggiatori, secondo i dati di Legambiente del 2017 – in cui i comitati pendolari hanno chiesto alla regione di diffidare Trenord per i disservizi (richiesta prontamente rifiutata dal governatore Fontana), il problema dei trasporti non è e non può essere ridotto all’ordine pubblico e a misure repressive.

Nella regione in cui le aziende di trasporti locali sono in enorme difficoltà e i biglietti sono soggetti a continui rincari – ultimo in linea di tempo quello che si appresta a varare ATM a Milano – per l’assessore De Corato la “soluzione” è trasformare i controllori in poliziotti, sfruttando l’onda securitaria e senza nemmeno interrogarsi sulle conseguenze gravissime che questo potrebbe comportare.

Non possiamo infine dimenticare che meno di un anno fa, a causa della mancata manutenzione delle linee ferroviarie, nell’incidente di Pioltello hanno perso la vita tre lavoratrici pendolari, vittime dell’incuria di un servizio trasporti privatizzato e piegato alle leggi del profitto, che non lascia spazio alla sicurezza di chi su quelle linee viaggia ogni giorno.

La verità è che il trasporto locale e regionale dovrebbe essere un servizio pubblico e non privatizzato, perché appaltare ad imprese private servizi essenziali significa mettere a profitto la vita quotidiana dei cittadini; una messa a profitto che, soprattutto in un’epoca di crisi, si tramuta necessariamente in tagli e incuria. Ma la Giunta, lungi dall’interrogarsi su tutto questo, finge di risolvere i problemi militarizzando il personale viaggiante.

La verità è che i lavoratori dei trasporti pubblici locali sono sottoposti da anni a turnazioni e ritmi di lavoro molto più stressanti di un tempo e di quanto sarebbe accettabile e questo, vista la delicatezza del loro lavoro, significa mettere a rischio le loro vite e quelle dei passeggeri che trasportano. Su queste distorsioni legate ai ritmi di lavoro imposti dal capitale bisognerebbe lavorare, non sull’ordine pubblico.

La sicurezza è quella da garantire a lavoratori e viaggiatori, non certo quella che può garantire una pistola o la qualifica di polizia amministrativa, qualifica che non spetta nemmeno alle guardie giurate. La logica di questo provvedimento è evidentemente la stessa di quella agitata a livello nazionale da Salvini, il cui decreto sicurezza, ha il solo intento di reprimere deboli, i migranti, i senza tetto, in una parola i poveri, ai quali è stato sottratto pezzo a pezzo lo stato sociale e i servizi pubblici essenziali.

Questo è peraltro solo l’ultimo tra i progetti di militarizzazione di corpi dello Stato, cui abbiamo assistito negli ultimi anni: pensiamo alla Polizia Municipale e all’accorpamento della Guardia Forestale con i Carabinieri. La militarizzazione, la costruzione di uno stato repressivo viene fatta passare come la sola soluzione utile a risolvere problemi sociali che gli incompetenti al governo non sanno più come risolvere.

Questo provvedimento, come molti altri attuati dalla Regione negli ultimi anni, è figlio di quella riforma dell’articolo V della Costituzione – attuata a maggioranza semplice dal Pd e confermata tramite un referendum disertato dai cittadini – e sembra intraprendere con forza la strada di una regionalizzazione che i cittadini lombardi hanno rifiutato, non partecipando al referendum consultivo dello scorso anno sull’aumento delle condizioni di autonomia della Regione.

Ancora una volta la volontà popolare viene tradita e le istituzioni sulla carta democratiche vengono messe al servizio dei privati. È un provvedimento che non può non preoccupare a fronte delle intenzioni più volte dichiarate dalla Regione Lombardia di seguire l’iniziativa del Veneto nella proposta di una legge che miri a rendere regionali prerogative di programmazione generale in tema di scuola, università, sanità, gestione dei beni culturali, rapporti con l’Europa… nonché una scelta repressiva che si orienta verso uno Stato di Polizia che dovrebbe farci sicuramente paura molto più dei deboli che vorrebbe reprimere.

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