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Furbizie, fortuna e cedimento. Niente procedura

Non c’è a procedura d’infrazione per “debito eccessivo” e questo è un bene, per i disgraziati abitanti di questo paese e specialmente per i più deboli. Quella procedura avrebbe infatti consegnato la gestione del debito alla Commissione Europea per un numero di anni imprevedibile, ma certamente altissimo (quasi quanto il debito pubblico), con esiti socialmente disastrosi e facilmente prevedibili.

Ma è interessante capire come si è arrivati alla “soluzione” del dilemma che a un certo punto appariva incagliato.

Sul piano strettamente politico, il governo ha dovuto dismettere qualsiasi pretesa sulle poltrone europee più importanti, addirittura accettando che la presidenza del Parlamento Europeo (potere debolissimo nell’architettura istituzionale della Ue, essendo privo del potere legislativo) finisse a un uomo del Pd, David Sassoli, contro cui ha votato la Lega (“prima gli italiani” è slogan buono per i fessi, ma non altrove).

Sul piano finanziario, invece, ha dovuto accettare che il redde rationem fosse fissato per ottobre. Come ha rivelato il Commissario Pierre Moscovici, “Il Governo ha preso l’impegno lunedì sera” di rispettare il Patto di Stabilità facendo un “aggiustamento strutturale significativo nel 2020”.

I dettali saranno forniti, appunto, ma la lettera “firmata da Conte e Tria” mette nero su bianco che per l’anno prossimo l’obiettivo di questo governo è “conseguire un miglioramento strutturale in linea con i requisiti del patto di stabilità e crescita, in particolare mediante una nuova revisione della spesa e la revisione delle spese fiscali“.

Rispetto alle voci che circolano però in Italia, e “a sinistra”, è necessario fare alcune precisazioni, per evitare di infilarsi in polemiche che – per informazioni sbagliate – potrebbero rivelarsi un boomerang e fornire un altro assist ai fascioleghisti.

I 7,6 miliardi della “manovra di aggiustamento” dei conti pubblici 2019 non sono infatti arrivati da “tagli”, ma quasi tutti da entrate straordinarie. A parte il miliardo e mezzo “risparmiato” rispetto alle previsioni di spesa per quota 100 e reddito di cittadinanza – che non verranno destinati ad altri capitoli della spesa sociale – il resto arriva in gran parte dagli extra incassi fiscali derivanti dalla fatturazione elettronica. Una misura di lotta all’evasione dell’Iva, che ha origine addirittura in una legge del 2007, la cui applicazione era stata sempre rinviata o rallentata e infine resa obbligatoria con la legge di bilancio 2018. Insomma, non è “merito” di questo governo, anche se è questo che sta passando all’incasso. Solo fortuna…

Vincenzo Visco, il “cerbero” dei conti ai tempi dei governi Pd, ha del resto scrito su IlSole24Ore, che ci si attende per fine anno un extra-incasso di quasi 6 miliardi grazie alla fatturazione elettronica.

Il resto arriva dai dividendi delle varie partecipate pubbliche (Cassa Depositi e Prestiti, Banca d’Italia, ecc).

I “tagli” veri e propri sono insomma rinviati a fine anno, ma potrebbe addirittura essere un altro governo a farsene carico, se le contraddizioni in seno all’esecutivo Conte dovessero esplodere. Solo furbizie…

Di certo, però, quelle risorse extra finiranno a riduzione del debito, dunque in casse altrui (investitori finanziari e istituzioni sovranazionali), e non entreranno nel circolo dell’economia nazionale, sotto forma di investimenti o misure sociali. Quindi sono risorse “sottratte alla crescita”, ma non nuove sforbiciate.

Anzi, la pubblica amministrazione è ora obbligata ad assumere (3.000 all’Inps dal 1 luglio, altre decine di migliaia nei prossimi mesi, tra scuola e comuni svuotati dai pensionamenti ordinari cumulati in dieci anni di blocco del turnover). Il che avrà effetti sul tasso di disoccupazione, e dunque sarà “percepito” come una “mossa benefica” dell’attuale e orrendo governo.

E’ ovvio che non c’è alcun “merito” nel dover coprire buchi di organico, oltretutto in misura insufficiente rispetto ai vuoti reali. Ma la “narrazione” governativa ne trarrà argomenti per nascondere molti altri problemi. Meglio saperlo, no?

Per esempio. I positivi dati Istat sull’occupazione – il tasso di disoccupazione sia sceso al 9,9% – nascondono nei dettagli una realtà assai meno positiva. Dei 67mila lavoratori in più, infatti, ben 41mila sono partite Iva e contratti a termine, mentre 26mila sono le stabilizzazioni a tempo indeterminato derivanti dalla trasformazione di contratti in staff leasing.

Tutti posti precari, insomma, che se da un lato riducono la disoccupazione ufficiale, di certo non allargano la platea dei consumatori con soldi sufficienti in tasca per fare una vita normale. L’alto numero di partite Iva, oltretutto, fa pensare a una ripresa dei “rapporti di lavoro dipendente mascherato da autonomo”, contro cui era formalmente diretto il “decreto dignità” tanto strombazzato da Di Maio.

Anche l’aumento dei posti a tempo indeterminato, visto da vicino, si rivela un aumento “lavoro povero”, visto che per due terzi è fatto di part time involontari.

Come si vede, tra “narrazione” e realtà il divario è piuttosto ampio. Ma non sono moltissimi quelli che riescono a misurarlo in modo attendibile.

Basta guardare a cosa viene detto nelle dichiarazioni – di Salvini, Di Maio, Conte, ecc – a proposito del “ci siamo imposti in Europea” e quel che risulta al “Commissario all’austerità” per antonomasia, Moscovici: «Avevamo posto tre condizioni, dovevamo compensare lo scarto per il 2018, quello del 2019 dello 0,3% e ottenere garanzie sul bilancio 2020. Il Governo ha approvato un pacchetto che risponde alle nostre tre condizioni e quindi la procedura per debito non è più giustificata».

Vi siete “imposti” obbedendo in silenzio, mentre strillavate sulla Sea Watch. Guappi ‘ e cartone…

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