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G7. Economia di guerra in tempo di pace o economia di pace in tempo di guerra?

Che l’economia sarebbe stato il tema di discordia nel vertice del G7 in Gran Bretagna era prevedibile. Ed oggi parlare di economia globale significa quasi automaticamente discutere quali rapporti si intendono avere con la Cina.

I leader delle potenze occidentali riuniti a Carbis Bay, per la seconda giornata del vertice del G7, hanno palesato le loro divergenze proprio sull’approccio da adottare con la Cina.

Secondo la Cnn: “C’è stata una discussione interessante e qualche divergenza di opinioni non tanto sull’esistenza di una minaccia (da parte di Pechino) quanto sulla sua entità, dal punto di vista di quali azioni adottare”, ha detto un funzionario della delegazione Usa al G7 citato dall’emittente statunitense.

Secondo questa fonte Biden avrebbe lanciato un forte appello agli altri leader del G7 ad arruolarsi nella crociata anticinese degli Stati Uniti. L’appello avrebbe trovato i consensi (scontati) del primo ministro britannico Johnson e del primo ministro canadese, Justin Trudeau, ma anche del presidente francese Macron, i quali si sono detti favorevoli ad azioni più dure contro Pechino.

Diversamente la cancelliera tedesca Merkel, il presidente del Consiglio italiano Draghi (forti del supporto di altri leader dell’Unione europea non presenti però al vertice del G7) avrebbero invece posto l’accento sulle aree di cooperazione con la Cina. Quello su cui tutti hanno concordato, ha aggiunto il funzionario statunitense citato dalla Cnn, è stata l’iniziativa di nuovo piano infrastrutturale globale da contrapporre a quello della “Nuova Via della Seta” cinese, nota anche come Belt and Road Intiative (Bri).

Secondo quanto di legge in un comunicato della Casa Bianca l’iniziativa dovrà avere un carattere globale ed estendersi dall’America latina e i Caraibi all’Africa e al bacino Indo-Pacifico.

Il Build Back Better World (B3W), ispirato dall’amministrazione Biden, offre una partnership “guidata da valori, di alto livello e trasparente”. Un modo per rispondere alla “competizione strategica con la Cina e impegnarsi con azioni concrete per affrontare l’estrema necessita’ di infrastrutture nei Paesi a basso e medio reddito”, ha sottolineato la Casa Bianca.

Biden ha presentato agli altri paesi anche la sua agenda interna agli Usa – compreso il piano da 2.250 miliardi di dollari per le infrastrutture – ritenendolo un passaggio necessario per vincere la competizione con la Cina.

Ma, secondo la Bbc, l’amministrazione Biden è stata vaga su quanto l’Occidente potrebbe contribuire a questo piano infrastrutturale globale e su quale scala temporale (si parla come sempre di “coinvolgimento dei capitali privati”, secondo meccanismi indefiniti, per quantità improbabili – si mormora di 40.000 miliardi).

Al contrario, ciò che è chiaro è una rinnovata determinazione tra le potenze occidentali ad agire per contrastare la Cina.

E qui si tratta di decidere se le leve da utilizzare in questa competizione frontale siano quelle dell’economia – dove le potenze imperialiste del G7 mostrano maggiori discrepanze – oppure quelle delle guerre ibride già in corso ma destinate inevitabilmente all’escalation.

Questa seconda opzione sarà oggetto del vertice della Nato che si terrà a Bruxelles subito dopo il G7 in corso a Carbis Bay. Ma qui l’economia lascerà il campo alle opzioni militari e in questo caso il target verrà esteso alla Russia.

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