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Contro il pinkwashing e il rainbowashing sionista occidentale, verso la manifestazione del 21 giugno

Immediatamente dopo i primi attacchi dello Stato di Israele all’Iran, Netanyahu ha fatto un appello al popolo iraniano: “Mentre colpiamo comandanti militari e scienziati nucleari, stiamo anche spianando la strada per voi per raggiungere l’obiettivo della libertà da un regime malvagio e oppressivo. Questa è la vostra opportunità di far sentire la vostra voce. Donna, vita, libertà”. Insieme a questo, tutti i media occidentali hanno ripreso a gran voce la notizia dell’annullamento del Pride a Tel Aviv a seguito dell’escalation del conflitto tra i due Paesi.

Ancora una volta, lo Stato terrorista di Israele strumentalizza la questione femminile e LGBTQIA+ per giustificare il genocidio a Gaza e per legittimare una guerra che ha ormai dichiarato a tutto il Medio Oriente. In Occidente si dipinge Israele come baluardo di democrazia e difensore dei diritti delle donne e delle libere soggettività, contrapposto all’avanzata dei “barbari” palestinesi, arabi o persiani, accusati dei peggiori crimini. Nel frattempo, in nome di un doppio standard ormai palese, in Palestina le vittime si contano a decine di migliaia e ogni “donna, vita e libertà” da 76 anni viene sepolta sotto le macerie.

Ma non è una storia nuova. Le donne e le persone LGBTQIA+ vengono usate da sempre per giustificare le guerre imperialiste in Medio Oriente e la “battaglia di civiltà” contro i paesi musulmani, in particolare l’Iran, scomodo agli interessi occidentali. Alle nostre latitudini, lo slogan “Donna, Vita, Libertà”, ripetuto dai leader occidentali, è stato svuotato del suo significato e trasformato in uno strumento per difendere la guerra in Medio Oriente: serve ora per sostenere i bombardamenti israeliani in Iran, Libano e Yemen, e a giustificare la corsa al riarmo dell’Occidente, unico possibile salvatore delle “donne oppresse” nei Paesi musulmani.

Un’arma di “distrazione di massa” da una situazione che in Palestina è sempre più inaccettabile, ma anche un’operazione che sa di suprematismo bianco e coloniale e di appropriazione culturale, operando una distinzione tra donne di serie A (le bianche, le occidentali, incluse le israeliane) fautrici di una guerra legittima, e le donne di serie B (le arabe, persiane, africane, … ), che quando lottano contro regimi ostili all’Occidente – in Iran per esempio – vengono celebrate, mentre quando lottano contro gli alleati dell’Occidente (le donne palestinesi) sono considerate come terroriste.

A noi, donne e persone queer, sta la responsabilità di individuare il nemico che abbiamo di fronte, a livello internazionale così come nel Paese in cui viviamo, a partire dalle “Signore della guerra” ai vertici del potere – da Von der Leyen a Meloni – protagoniste delle attuali politiche di militarizzazione, fino alle donne “democratiche”, come Schlein, che hanno votato a favore del piano ReArm Europe in nome della “difesa europea”. Le stesse che, di fronte ad un genocidio in corso, hanno taciuto o esitato per un anno e mezzo e che ora scendono in piazza nelle manifestazioni per la Palestina e contro il riarmo, in una contraddizione assolutamente ipocrita.

Queste operazioni di “pinkwashing”, “rainbowashing” e “peacewashing” non sono altro che uno schiaffo in faccia a chi subisce la guerra sotto le bombe e a chi ne paga le conseguenze a causa dell’inflazione e dei tagli alla spesa sociale a favore di quella militare. Non possiamo più accettare tutto questo: è tempo di prendere posizioni chiare, scendere per le strade e moltiplicare tutte le forme di resistenza che possiamo immaginare. È tempo di prendere parte, chiaramente e attivamente, contro la guerra, contro il riarmo e contro il genocidio in Palestina.

È in questo senso che il 7 giugno, in una partecipata riunione nazionale, abbiamo avviato un percorso di discussione, di confronto aperto e di larga mobilitazione, come primo passo per la costruzione di un movimento di donne e persone queer contro la guerra. Un percorso che ci porterà questo sabato 21 giugno in piazza nella manifestazione nazionale “Contro guerra e riarmo, disarmiamoli!” a Roma di piazza Vittorio alle ore 14:00, rappresentando le nostre istanze e le nostre forme di resistenza in uno spezzone delle donne e persone queer contro la guerra, il riarmo e il genocidio. Vi aspettiamo!

Qui l’appello.

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