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La Flottilla riparte. Ribadita la richiesta di liberazione di Thiago e Seif

Oggi, venerdì 8 maggio, la nostra flotta partirà dalla Grecia alla volta della Turchia, dove oltre 30 imbarcazioni si uniranno alle altre in attesa per riunirsi all’Assemblea Internazionale di Marmaris, dove approfondiremo la nostra strategia politica e definiremo le prossime fasi della nostra missione”. La Global Sumud Flottilla ha fatto sapere con questa nota che la missione prosegue nonostante l’atto di pirateria israeliana subito la scorsa settimana nelle acque internazionali.

Il 9 Maggio piú di 30 barche arriveranno in Turchia dove si uniranno a circa una dozzina di nuove imbarcazioni.

Gaza non è solo tragedia, è resistenza, è dignità, è sumud. E questo concetto lo conosciamo bene.

La Flotilla riparte e si sta riorganizzando per incontrare in Turchia le imbarcazioni che stanno aspettando e dopo l’assemblea internazionale del 10 maggio verrà comunicato quale sarà il proseguimento della missione.

Il 12 maggio è prevista una conferenza stampa a Marmaris, sul territorio turco, per presentare la prossima fase della missione e del movimento, annunciando gli impegni della società civile e dei partner politici per salvaguardare le future missioni e la solidarietà con la Palestina in tutto il mondo.

“Presenteremo i piani per ritenere il regime israeliano responsabile dei suoi atti di pirateria, dei rapimenti in acque internazionali e degli abusi perpetrati nelle acque europee” dichiara la Flottilla che torna a chiedere l’immediata liberazione di Saif e Thiago ancora detenuti nelle carceri israeliane.

Thiago Ávila e Saif Abu Keshek sono in sciopero della fame da quasi una settimana.
Saif ha smesso anche di bere acqua. Sono detenuti in isolamento, dopo essere stati sequestrati in acque internazionali durante una missione umanitaria diretta a Gaza.

Contro di loro le autorità israeliane stanno utilizzando il perverso meccanismo della detenzione amministrativa che viene arbitrariamente rinnovata senza processo e senza una data. E’ un sistema brutalmente coloniale applicato sistematicamente contro i palestinesi.

Ma mentre i loro nomi riescono ancora ad attraversare i confini e arrivare sui giornali, oltre 9.500 prigionieri palestinesi vivono ogni giorno condizioni peggiori — lontano dagli occhi del mondo.

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