Ormai siamo ai crediti di guerra, come all’inizio del XX Secolo e alla vigilia del grande mattatoio della Prima Guerra Mondiale.
Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha infatti annunciato che l’Italia ha deciso di ricorrere al fondo europeo Safe (Security Action for Europe) indebitando il paese per 14,9 miliardi di euro entro la fine dell’anno. L’obiettivo è quello di avere a disposizione dei titoli di debito per finanziare l’aumento delle spese militari e l’invio di armamenti all’Ucraina.
L’annuncio è stato dato durante l’audizione alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, insieme al ministro della Difesa Guido Crosetto.
Secondo Tajani, il governo presenterà ora la richiesta formale a Bruxelles. Poi sarà compito del ministro della Difesa Crosetto definire, l’anno prossimo, come impiegare concretamente le risorse ottenute.
Che il ricorso ai prestiti Safe siano praticamente dei crediti di guerra, lo ha spiegato lo stesso Crosetto – anche se in modo piuttosto arzigogolato – affermando che “Safe non comporta aggiunta di spese militari rispetto a quanto previsto nel bilancio italiano. È una possibile alternativa al finanziamento con emissione dei titoli di stato. È una scelta totalmente tecnica che faremo entro la fine dell’anno sui 14,9 miliardi. Quanto utilizzarne in modo tecnico in alternativa ai BoT e ai CcT, dal punto di vista della convenienza finanziaria”.
Insomma chi ha i soldi può investire in titoli di stato o in crediti di guerra a secondo del proprio ritorno economico. Ma il ricorso ai crediti di guerra del fondo Safe non sarà affatto a costo zero per le casse pubbliche. “Il tasso d’interesse che l’Italia pagherà dovrebbe risultare di 40 punti base inferiore alla media degli oneri solitamente pagati sui titoli nazionali, con un risparmio conseguente di circa 60 milioni annui” – spiega oggi l’economista Emiliano Brancaccio su Il manifesto – “Ma questo minuscolo sconto cambia solo di una virgola l’aggravio sui conti pubblici. Infatti, per rimborsare il “Safe”, l’Italia dovrà tirar fuori mezzo miliardo all’anno già a partire dal prossimo anno e un miliardo all’anno in futuro, quando bisognerà rimborsare anche il capitale”.
Il ricorso ai fondi Safe ha visto la Lega prima mettersi di traverso, lo fa sempre per la prima mezz’ora di gioco, e poi allinearsi come sempre. Il sen. Borghi prima ha criticato Tajani affermando che dovrà deciderlo il Parlamento, poi ha subito rettificato il tiro prendendo atto delle precisazioni del ministro degli Esteri. E quali sarebbero queste precisazioni? Tajani ha affermato che i 14,9 miliardi del Safe sono solo “prenotati” dall’Italia a Bruxelles.
Una paraculata insomma, ma tanto è bastato per rimettere subito a cuccia i leghisti.
Del resto anche il PD è sostanzialmente d’accordo nel ricorso ai fondi Safe. La segretaria Elly Schlein ha dichiarato che il partito è “fortemente a favore di investimenti comuni europei”. La responsabile esteri del Pd, Lia Quartapelle, ha sottolineato che i fondi SAFE sono “risorse aggiuntive europee che permettono di investire nella difesa comune “senza nessun aggravio sulla spesa sociale”. Per il Pd infatti il riarmo va benissimo se sarà a dimensione europea invece che nazionale.
Dunque se Sparta (il governo) piange, Atene (il campo largo) non ride. Ancora una volta infatti nelle votazioni a sostegno dell’invio delle armi all’Ucraina, il Pd ha votato una mozione simile a quella del governo e a quelle presentate dai “moderati” del campo largo (IV, Azione, +Europa), mentre M5S e AVS hanno presentato ognuno la propria mozione parzialmente contrarie al rinnovo della misura.
Mentre la risoluzione del PD «autorizza la proroga» della «partecipazione nazionale alle iniziative Nato, Ue, di coalizione e bilaterali di supporto all’Ucraina». M5s e Avs, invece respingono la mozione del governo ma ne accettano alcuni aspetti ponendo alcune condizioni. In sostanza semaforo verde soltanto per la missione europea Eumam, impegnata nell’addestramento delle forze armate ucraine, ma non per la Nato Security Assistance and Training for Ukraine, la struttura dell’Alleanza atlantica che coordina l’assistenza militare e la formazione destinate a Kiev.
Anche su un altro punto della risoluzione di politica estera del governo – la missione Aspides – ci sono state posizioni diverse nel campo largo. La risoluzione del PD è di esplicito supporto alla missione: «Si rinnova il sostegno alla partecipazione dell’Italia all’operazione Eunavfor Aspides fino a febbraio 2027», vista «la perdurante minaccia posta dagli Houthi nel Golfo di Aden e nel Mar Rosso» e la necessità di «assicurare un impegno europeo continuativo».
Di altro avviso sono i M5S che nell’intervento in aula del deputato Arnaldo Lomuti, la definiscono «una missione che noi abbiamo sempre considerato molto pericolosa» e avverte che la ripresa degli attacchi degli Houthi ha aumentato ulteriormente i rischi per le navi militari italiane.
E’ bene dirselo subito e fin da adesso. Il sostegno o meno alla guerra e ai crediti di guerra è un discrimine decisivo che non consente mediazioni o inciuci. E’ stato così nel passato ed è così nel presente, anche per il futuro prossimo. Ancora una volta occorre creare il campo dei “coraggiosi di Zimmerwald” in aperta divaricazione verso chi ci sta trascinando in guerra.
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Roberto Galvanin
siamo al monopartitismo, e non da adesso.
È il capitale finanziario che tira le file delle marionette politiche!
paolo
Per ulteriori delucidazioni e informazioni chiedere alla Pina da Teano…
Walter
Ci vuole una legge che spedisca per primi al fronte i figli e i familiari dei “politici” guerrafondai!