Menu

Roma. ​La grande vergogna. Dall’autogestione culturale ai casinò online

Iil “regalo” di Gualtieri a chi non ne ha bisogno.

Un tempo c’erano la musica popolare, la storia orale, il teatro d’avanguardia e l’attivismo politico che portò alla storica battaglia referendaria sull’acqua pubblica. Oggi, tra le mura storiche dell’ex convento di Sant’Ambrogio, nel cuore dell’ex Ghetto di Roma, si proietta un’ombra ben diversa: quella del gioco d’azzardo e di una privatizzazione concessa a costo zero.

Un bene comune sottratto alla cittadinanza pluralista per essere ceduto gratuitamente a un istituto privato. Sullo sfondo, lo sfratto della memoria storica romana e un finanziamento milionario che arriva dai giganti dei casinò online.

La decisione della giunta guidata dal sindaco Roberto Gualtieri e dall’assessore al Patrimonio Tobia Zevi di concedere in uso gratuito per 30 anni lo storico immobile alla Comunità Ebraica di Roma, per il trasferimento del liceo privato parificato “Renzo Levi”, ha riaperto una ferita mai rimarginata nel tessuto civile e culturale della Capitale. Ma c’è di più: a trasformare la vicenda in un vero e proprio caso morale sono i dettagli emersi sui finanziatori dell’operazione.

La fine della cultura plurale e la bugia dell’uso pubblico

La storia recente del complesso di via di Sant’Ambrogio comincia con una ferita: lo sgombero, ordinato undici anni fa dall’allora commissario Francesco Paolo Tronca, dello spazio autogestito “Rialto”.

In quell’occasione furono cacciate realtà storiche come il Circolo Gianni Bosio e la Scuola di Musiche e Culture Popolari, custodi dell’Archivio Sonoro Franco Coggiola (il più importante archivio di storia orale d’Italia, fortunatamente salvatosi alla Casa della Memoria).

Ai responsabili delle associazioni vennero comminate multe milionarie per i presunti mancati introiti del Comune.

Alle associazioni e ai cittadini che protestavano per la perdita di un presidio di cultura plurale e accessibile a tutti, fu raccontata una mezza verità: il palazzo sarebbe andato alla sovrintendenza archeologica.

L’immobile è rimasto invece chiuso per anni, scivolando nell’incuria, fino alla “scelta strategica” della giunta Gualtieri: cederlo a costo zero alla comunità ebraica, un “regalo” senza bando e sotto l’ombra del conflitto d’interessi [l’assessore che ha curato l’operazione fa parte di una delle “grandi famiglie” della comunità romana, ndr].

La realizzazione di una scuola confessionale privata

L’operazione è stata rivendicata dall’assessore Tobia Zevi, che parla di “collaborazione tra istituzioni” e contrasto all’overtourism. Tuttavia, è impossibile non notare che lo stesso assessore Zevi è nipote di un’ex presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ed è stato presidente di un’associazione della comunità stessa.

Il sindaco Gualtieri difende la scelta parlando di un “luogo abbandonato che prende nuova vita grazie a 8,5 milioni di euro di fondi privati“. Ma a quali interessi va incontro questa amministrazione se la cultura non è più per tutti, ma diventa esclusiva di un istituto privato fruibile solo da chi può permetterselo?

Ma la vera bomba sul piano della “questione morale” (su cui pende anche un ricorso al Tar del Lazio) viene svelata dall’inchiesta giornalistica de Il Fatto Quotidiano (firmata da Maria Maggiore e Alessandro Mantovani, come documentato nell’edizione del 18 giugno 2026).

Il piano di ristrutturazione milionario non si regge solo su fondi filantropici tradizionali (come la Lauder Foundation), ma è co-finanziato dalla Fondazione Yael dell’imprenditore israeliano Uri Poliavich e di sua moglie. Chi è Poliavich?

Le cronache lo definiscono il “re dell’azzardo“: la sua Soft2Bet gestisce, direttamente o indirettamente, siti di scommesse e casinò online, molti dei quali operanti senza licenza e finiti persino nelle “liste nere” dei paesi Ue e dell’Italia per violazione delle normative sui giochi.

Ci si chiede come sia possibile che il Campidoglio consideri “valorizzazione del patrimonio” un’operazione che poggia su risorse provenienti da un settore, quello dell’azzardo di massa, che storicamente devasta le fasce più deboli della popolazione.

Basterebbe questo mix di promesse mancate alla cittadinanza, assegnazioni dirette senza bando a realtà private e finanziamenti opachi legati ai casinò online banditi dall’Europa per far vacillare qualsiasi amministrazione che proclami la trasparenza e la giustizia sociale come propri valori cardine.

Il sindaco Gualtieri e l’assessore Zevi devono rispondere alla città: perché uno spazio costruito e vissuto dalla collettività per promuovere una cultura aperta e plurale, italianissima, è stato sacrificato sull’altare di un interesse privato e confessionale, per giunta legittimato dai capitali dell’azzardo? Roma e la sua storia meriterebbero un briciolo di dignità in più.

Fonti

1. Il Fatto Quotidiano: “Roma, i lavori al liceo ebraico con i soldi del re dell’azzardo” (18/06/2026)

2. Il Fatto Quotidiano: “Roma, ex Rialto-Sant’Ambrogio assegnato senza bando e gratis alla Comunità ebraica: ora tocca al Tar” (26/02/2026)

3. Roma Today: “Roma Capitale cede per 30 anni e gratuitamente un ex convento alla Comunità Ebraica” (22/11/2024)

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

1 Commento


  • AnnaMaria

    Il Circolo Gianni Bosio avrebbe potuto opporsi a causa dell’importantissimo archivio…ma ci hanno assicurato che l’immobile era destinato alla Sovrintendenza Archeologica…un bene pubblico…civilmente abbiamo a fatica sgomberato,con gravi danni,come ricordato nell’articolo!!!!
    E così….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *