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Breve storia di come il fascismo si è infiltrato nel punk e nel metal

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E’ il caso di alzare lo sguardo dal proprio esangue orticello, in cui sono ormai rinchiuse in questo paese gran parte delle soggettività che si autodefiniscono “radicali” o “antagoniste”. Nulla di quel che accade a livello micro, infatti, aiuta più a spiegare quel che avviene nel macro. Detto in altre parole, “dal basso” possono partire innumerevoli istanze di conflitto sociale e politico, ma nessuna visione in grado di comprendere il globale.
Per fare questo bisogna appunto alzarsi, usando i cervelli come droni interconnessi, con da un lato la conoscenza scientifica dei processi (che si manifestano “in basso” quando ne stanno iniziando già altri) e dall’altro il radicamento sociale reale, tra le persone fisiche, dentro il nostro “blocco sociale”.
Guardare il mondo dall’alto significa provare a riconoscere i “tratti caratteristici” dei processi, come i punti su un foglio di carta che – uniti – restituiscono un’immagine altrimenti inesistente. E non si tratta “solo” di leggere l’economia o le modificazioni istituzionali. I ruscelli carsici delle culture e subculture restituiscono spesso immagini o notizie magari più “impressionistiche”, forse meno “strutturali”. Ma proprio per questo più a volte illuminanti e di facile lettura.
Questa ricostruzione puntuale dell’”infiltrazione neofascista” nelle culture giovanili “antagoniste” negli Stati Uniti ci sembra proprio uno di quei “segni” che permettono di sapere, conoscere, scoprire l’imprevisto: il tumore che cresce là dove sembrava ci fosse il tessuto innovativo.
Non è una sorpresa, per chi ha vissuto i tempi dell’”operazione Blue Moon” e l’invasione incentivata dell’eroina tra i giovani impegnati nella “contestazione” degli anni ‘70. Ma è sicuramente utile per chi è giovane oggi.

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Breve storia di come il fascismo si è infiltrato nel punk e nel metal

traduzione di Giacomo Stefanini per https://noisey.vice.com/

Le conseguenze della manifestazione Unite the Right a Charlottesville, organizzata da gruppi apertamente fascisti, ha portato un rinnovato senso di urgenza nel movimento antirazzista e antifascista mondiale. Dopo una manifestazione infruttuosa, un neonazista di nome James Alex Fields si è lanciato con la propria auto contro un contingente di antifascisti, assassinando una donna e ferendo 19 persone. Fields è stato fotografato alla manifestazione insieme al gruppo Vanguard America, in uniforme di ordinanza – polo bianca e pantaloni khaki – con in mano uno scudo con due fasci incrociati. L’immagine sembra darci un ritratto preciso del fascismo. Tuttavia, l’organizzazione fascista è raramente condotta così alla luce del sole. Lo sforzo fascista per il reclutamento e l’influenza culturale si verifica perlopiù nell’ombra o protetto da strati di ambiguità all’interno di spazi sottoculturali, come concerti, feste, riviste e su internet. C’è una buona probabilità che molti lasceranno l’alt-right o si ritireranno in spazi di questo tipo per raccogliere le forze.
Per chi vive sulla costa opposta a Charlottesville, a Portland, Oregon, i fatti del 12 agosto hanno riportato alla mente tristi ricordi del 26 maggio, quando, in un’aggressione a sfondo razziale, Jeremy Joseph Christian lasciò due morti e un ferito su un mezzo pubblico. Emersero rapidamente collegamenti tra Christian e proteste alt-right, ma non si trattava del tipico suprematista bianco — gli piacevano l’heavy metal, l’anarchia e il nichilismo.

Mentre Fields ci dà l’immagine del fascista pulito del Midwest, sempre disposto a bullizzare chi gli sembra più debole e capace di atti estremi di violenza, è importante ricordare che l’alt-right è emersa da una lunga storia di sforzi fascisti per manipolare culture diverse e i loro valori, dall’anti-intervenzionismo dei conservatori all’anti-imperialismo della sinistra e addirittura sottoculture rock. Se vogliamo impedire ai fascisti di organizzarsi, le sottoculture devono prendere posizione non soltanto contro chi indossa polo bianca e pantaloni khaki, ma anche contro chi si nasconde dietro l’ambiguità giustificata dalle dinamiche isolazioniste e della solidarietà interna tipiche delle sottoculture.

Dopo gli omicidi di Portland e di Charlottesville, l’alt-right non deve avere più alcuno spazio sicuro, nessun nascondiglio e nessuna possibilità di organizzarsi.

 

Metapolitica, skinheads e neofolk

Uno sguardo alle fotografie e ai video della macabra dimostrazione di sabato e della marcia con le torce avvenuta la sera prima all’Università della Virginia rivela non solo un’estetica da country club virato fuorilegge, ma un assortimento di stili, da baffi e capigliature hipster a t-shirt di gruppi hate rock o skinhead in divisa da Blood & Honour. L’alt-right non ha cercato di rimpiazzare queste scene controculturali, ma piuttosto di attaccarvici nuove fette di popolazione. Anzi, l’attitudine punk e le sottoculture metal restano fondamentali per il moderno movimento fascista.

Quando le scene punk e metal emersero negli anni Settanta, erano il megafono di una working class tradita da circostanze fuori dal proprio controllo. Sfruttando una crisi economica nel Regno Unito sotto un governo laburista, i fascisti cominciarono a organizzare un partito politico chiamato National Front ma si trovarono a fronteggiare una violenta opposizione da parte della sinistra. Un gruppo di membri del National Front stabilì un approccio “metapolitico”, intervenendo in ambienti sottoculturali come il punk e il metal per trasformarli in terreni fertili per la diffusione dell’ideologia fascista. Questo approccio, ispirato a quello di un gruppo di ideologi fascisti conosciuti come Nuova Destra Europea, sarebbe poi diventato il fondamento dell’ideologia alt-right.

Prendendo ispirazione da una rete di cellule terroriste “nazional-rivoluzionarie” strutturate come nuclei di sinistra e ispirati al fascista e occultista Julius Evola, questo gruppo fondò il National Front Ufficiale e cominciò a lavorare attivamente per reclutare skinhead fascisti come “soldati politici”. La loro guida in questo senso, Ian Stuart Donaldson, era il cantante di una band chiamata Skrewdriver, nata nella prima ondata Oi! punk del 1976. Quando i gruppi di sinistra organizzarono un concerto annuale chiamato Rock Against Racism per costruire un movimento dal basso contro il National Front e gli skinhead fascisti, Donaldson fondò un contro-evento chiamato Rock Against Communism e una rete di distribuzione chiamata Blood & Honour, entrambi ancora attivi al giorno d’oggi.

La presunta “avanguardia” nazionalbolscevica

Nei primi anni Ottanta, due membri di una band dall’esplicita ideologia di sinistra, che aveva suonato a Rock Against Racism, si trasferirono in Germania e abbracciarono la “terza posizione”, una variante dell’ideologia fascista (né capitalismo né comunismo, ma nazionalsocialismo). Quello che crearono fu una specie di estetica fascista di avanguardia in grado di attirare l’attenzione di chi malsopportava l’attitudine arrogante da ubriaconi degli skinhead.
Prendendo idee da destra e sinistra e adottando l’estetica occulta di Evola “oltre” l’ideologia, la loro nuova band, Death In June, produceva un suono minaccioso, monotono, con liriche spesso lugubri che evocavano la rovina della civiltà e il desiderio di rinascita come un’araba fenice dalle ceneri. In poco tempo, i Death In June insieme ad altri esponenti di questo approccio svilupparono una rete di band sotto l’ombrello di un nuovo genere, il “neofolk”, collegato in maniera informale al National Front e a think tank fascisti come Islands of the North Atlantic (IONA) e Transeuropa.
Mentre la rete di distribuzione di Donaldson, Blood & Honor, diffondeva l’ideologia nazista e del National Front tramite concerti e feste per skinhead in tutto il mondo, le band neofolk e progetti correlati tra noise e musica sperimentale, come Boyd Rice e Michael Moynihan, esploravano sempre di più il fascino controculturale della metapolitica, facendosi coinvolgere in satanismo, paganismo e fascismo. Alcuni musicisti volenterosi hanno fatto sì che nessuna nicchia, a eccezione dell’hate rock, possa essere reclamata esclusivamente dai fascisti, ma la lotta è stata difficile e spesso violenta.

BOY RICE + NAZISM
Il musicista Boyd Rice intervistato da Tom Metzger – fondatore dell’organizzazione nazista WAR (White Aryan Resistance) e ex membro della John Birch Society e KKK. Boyd Rice racconta a Tom Metzger come è arrtivato a simpatizzare con il nazismo e parla delle credenze di destra dei gruppi musicali Death In June, Current 93 e Skrewdriver, e della collaborazione tra Skrewdriver-Death chiamata Above The Ruins (che ha contribuito alla compilation per la raccolta fondi pubblicata dal partito neo-nazista britannico Fronte Nazionale).

A San Francisco, gli skinhead fascisti e le scene avanguardie conversero con l’American Front, che sviluppò ulteriori legami con assembramenti politici sempre più grandi dall’Australia al Belgio, dal Canada alla Spagna, Francia e Inghilterra in una nuova rete che avrebbe preso il nome di “European Liberation Front”. Molti di questi gruppi seguivano idee nazionalbolsceviche, secondo cui il mondo si sarebbe dovuto organizzare in etno-stati in una versione federale e ultranazionalista dell’Unione Sovietica. Fu la prima manifestazione di un’unione fascista internazionale che sarebbe stata poi influenzata dal fascista russo Alexandr Dugin e la sua filosofia “eurasianista”, tutte cose che oggi sono associate all’alt-right.
Organizzatori dell’European Liberation Front come Troy Southgate, già parte del National Front Ufficiale, cercavano di sfruttare l’ideologia anarchica associata con le sottoculture punk e metal, oltre a gruppi radicali autonomi. Chiamando la loro fusione ideologica sincretica “nazional-anarchismo”, questi fascisti requisirono una strategia trotzkista conosciuta come “entrismo”, infiltrandosi in gruppi (in particolare di area Verde) e cercando di deviarli verso la loro ideologia o di distruggerli dall’interno. Con un metodo poi utilizzato anche dall’alt-right, i fascisti utilizzavano idee di sinistra contro la sinistra stessa per nascondersi mentre erodevano le tendenze anarchiche ed egualitarie dall’interno di sottoculture che rimanevano soltanto superficialmente anarchiche. Negare ai fascisti punti d’ingresso come questi significa privarli di un’importante base per la loro organizzazione.

National Socialist Black Metal
Tramite etichette discografiche come Resistance Records, Elegy Records e Unholy Records, imprese di distribuzione come Rouge et Noir e riviste comeRequiem Gothique e Napalm Rock, i fascisti fusero insieme hate rock e neofolk con il pensiero anarchista e nichilista, per infiltrare in maniera convincente i propri temi e idee all’interno di controculture sovversive, per quanto politicamente ambigue. Tra i temi importanti troviamo l’occultismo spirituale e il nichilismo (declinato nel senso che ogni cosa va distrutta perché una vera vita nazionalista nasca dalle ceneri), oltre a collegare l’ecologia localizzata con l’essenza e lo spirito della nazione, spesso identificata con tratti folkloristici o tribali.

I fascisti inoltre hanno idealizzato il mito ariano e il ritorno al paganismo come cose naturalmente più vicine al popolo europeo—una tendenza che si fece particolarmente chiara con la loro appropriazione del black metal scandinavo. Sviluppatosi come reazione ai lustrini dell’hair metal e al disordine deal death metal negli anni Ottanta, il primo black metal scandinavo puntava alla brutalità in musica, enfatizzando un’austera estetica fatta di sangue, violenza e rituali sacrificali.
Mentre il black metal iniziava a diffondersi negli USA e vari gruppi si allineavano con Blood & Honour, un certo numero di band divennero sempre più esplicite riguardo il nazionalismo bianco. Dopo il famoso omicidio di Euronymous, chitarrista dei Mayhem e figura di spicco della scena norvegese, perpetrato dal suo ex compagno di band Varg Vikernes (Burzum), Michael Moynihan si mise a lavorare sul suo libro Lords of Chaos, in cui si ripercorre la storia del black metal e del suo legame con il satanismo, diventato la fonte d’informazioni principale per chi volesse capire qualcosa della scena black metal. Di conseguenza, tanti giovani intrigati dalla sanguinaria e brutale scena black metal hanno imparato tutto quello che sanno da un “pagano anarco-fascista”, secondo l’eminente studioso Mattias Gardell, con l’esplicito proposito di alimentare una rete crescente di band e fan del National Socialist Black Metal (NSBM).

Il cattivo auspicio di Portland

Le conseguenze della mescolanza tra idee fasciste e anarchiche all’interno delle sottoculture possono essere gravi. Nel maggio 2010, tra gli antifascisti impegnati in una campagna contro la violenta rete di skinhead fascisti Volksfront si trovava un attivista di nome Luke V. Querner, rimasto paralizzato dopo che un fascista gli sparò un colpo di pistola. In seguito alla sparatoria, gli antifa di Rose City pubblicarono un exposé su due band NSBM, Immortal Pride e Fanisk, che metteva in guardia: “contesti sottoculturali vengono contestate ideologicamente, una realtà che ignoriamo a nostro rischio”.
Secondo alcuni commenti sulla pagina di Indymedia, il gruppo degli Immortal Pride, collegato al Volksfront, ammetteva orgogliosamente il proprio fascismo, mentre i Fanisk sostenevano che la loro arte “trascendentale” era stata fraintesa da volgari antifascisti alla ricerca di streghe da bruciare. Il tentativo dei Fanisk di schivare queste accuse assomiglia terribilmente a quello dei fascisti di mascherare le loro idee con termini meno controversi come “il diritto alla differenza”, che significa etno-stati in stile apartheid, o “essere allo stesso tempo in favore del White Power, Yellow Power, [Black Power,] e Red Power”.
Nel mezzo delle controversie e delle polemiche dopo la sparatoria e il seguente exposé, un fan degli Immortal Pride di nome Tom Christensen annunciò tranquillamente su Stormfront il suo sfruttamento della scena punk e black metal per raccogliere informazioni sugli antifascisti:
“Ero un grande punk rocker nella scena musicale e c’erano alcuni anti nella stessa scena. Ero amico di alcuni di loro… tenevo le mie credenze per me anche se smontavo ogni loro opinione quando avevano dei buchi. È stato abbastanza utile conoscere alcune di queste persone. Ora so chi sono tutti i maggiori nomi nelle scene anti e SHARP [Skinheads Against Racial Prejudice].”

Poi ha chiesto a Stormfront se era il caso o meno di divulgare i nomi dei suoi conoscenti antifascisti. Christensen fu scoperto dagli antifa di Rose City e denunciato pubblicamente in un comunicato del maggio 2013, soltanto dopo una serie di processi del gran giurì ai danni di anarchici, durante i quali, secondo alcuni, sarebbero state usate informazioni passate alla polizia proprio da lui. Era anche conosciuto come “Trigger” Tom, cosa che fa pensare che forse era stato proprio lui a sparare a Querner nel 2010. Che queste ipotesi siano vere o meno, la posizione di Christensen all’interno di sottoculture radicali rese gli antifascisti estremamente vulnerabili. Soltanto l’8 agosto di quest’anno, Christensen è stato arrestato per aver accoltellato una persona a un concerto Rancid/Dropkick Murphys a Chicago.

La fine dell’entrismo?

A oggi, gruppi fascisti trovano ancora riparo nel muoversi tra sottoculture politicamente ambigue. Paul Waggener, leader del violento gruppo bioregionalista e fascista the Wolves of Vinland, che ha capitoli in tutti gli Stati Uniti, cerca di spargere la sua visione etno-separatista tramite progetti neofolk e black metal. Nonostante il fatto che il leader di WoV a Portland Jack Donovan si autodefinisca “anarco-fascista” e abbia parlato a conferenze alt-right, gli sforzi degli antifa di Rose City per esporre questo gruppo per quello che è hanno incontrato resistenza da parte degli apologisti del nichilismo.
È significativo per molti che Jeremy Christian identifichi la sua idea di una patria bioregionalista e strettamente bianca nel Pacific Northwest come “Vinland”, termine usato non solo da WoV ma anche dall’ormai defunto capitolo americano di un gruppo fascista legato al NSBM, Heathen Front, guidato dal famoso nazista James Mason, i cui lavori sono pubblicati dall’anarco-fascista Michael Moynihan.
L’incontro tra bioregionalismo, razzismo e metal perpetrato da Christian ha conquistato anche il leader del gruppo nazista Northwest Front, Harold Covington, il cui curriculum include il gruppo che pianificò il massacro di Greensboro nel 1979 e la fondazione del gruppo skinhead legato a Blood & Honour Combat 18. Covington, al momento impegnato a infiltrare il movimento bioregionale cascadiano e a deviarlo verso il fascismo, ha dichiarato: “pare che [Jeremy Christian] sia uno dei ‘nostri’ maggiori personaggi di frontiera”. Simili gruppi nazionalisti bianchi esistono nel movimento neo-confederato del Sud.
La scena metal, punk, il bioregionalismo e altri milieu sottoculturali tra loro collegati forniscono un senso di appartenenza a chi ne ha bisogno, ma spesso diventano ambienti isolati e difensivi quando vengono criticati dall’esterno. Questa tendenza all’isolamento rappresenta un punto di vulnerabilità per gli entristi fascisti. Ciononostante, l’opposizione continua a crescere dall’interno man mano che le persone si rendono sempre più conto dei pericoli rappresentati dal fascismo strisciante.

Negli ultimi anni sono sempre di più le proteste fuori dai locali che ospitano gruppi metal e neofolk che si sa, o si sospetta, siano associate al fascismo. Proteste contro i Death In June si sono verificate da Portland al Sud della Florida; un ampio gruppo di manifestanti si è opposto al Graveland a Montreal, mentre i Satanic Warmaster sono stati costretti a suonare un secret show a Glasgow, concerti dei Blood and Sun sono stati annullati nel Midwest e i Marduk sono stati annullati a Oakland e contestati a Austin. Nel frattempo, band black metal antifasciste come Ancst e Dawn Ray’d stanno conquistando notorietà per il loro rifiuto del sessismo e del razzismo.
Nonostante alcuni fan e giornalisti si lamentino per la libertà di espressione dei musicisti, a giudicare dalle sempre più numerose manifestazioni, la scena metal sta diventando sempre più consapevole non solo della sicurezza dei propri membri, ma della sua importanza per alimentare il fuoco di un ritorno del fascismo o aiutare a spegnerlo.

 

* Alexander Reid Ross è lettore all’Università Statale di Portland, editor di ‘Grabbing Back: Essays Against the Global Land Grab’ e autore del nuovo libro ‘Against the Fascist Creep’ (AK Press). Il libro traccia una storia dell’estremismo di destra e delle sue varie maschere e forme nel mondo nel corso dei decenni, per dimostrare che l’infiltrazione è cosciente, un programma clandestino dei gruppi neofascisti che tentano di appropriarsi e di minare tanto la società istituzionale quanto i nuovi movimenti sociali di sinistra.

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