La nuova Global Sumud Flottilla diretta a Gaza è partita giovedi dalla Turchia. Questa mattina, sabato, si trova ancora in acque territoriali turche dalle quali dovrebbe muoversi in giornata. L’ennesima sfida della solidarietà popolare e internazionale all’illegale blocco navale israeliano in atto dal 2006 – e che contribuisce all’assedio e al genocidio della popolazione palestinese di Gaza – è di nuovo in campo, in mare e sulla terra.
Va infatti ricordato che, parallelamente alla flotta, verso Gaza cercherà di arrivare anche il Convoy terrestre partito dall’Algeria e che dopo aver attraversato Tunisia, Libia e Egitto vorrebbe arrivare fino al valido di Rafah e, se possibile, attraversarlo con gli aiuti umanitari. Il Convoy è ripartito ieri da Tripoli.
La Flottilla è totalmente esposta alle azioni di pirateria internazionale con cui Israele si è arrogata il diritto di intervenire ovunque voglia, sequestrare o danneggiare le imbarcazioni, arrestare gli attivisti e le attiviste a bordo.
A protezione della Flottilla al momento c’è solo il vasto movimento popolare di solidarietà con il popolo palestinese che nei mesi scorsi ha riempito le piazze e continua a mobilitarsi affinché nulla rimanga impunito. Tra le iniziative di sostegno ci sono le manifestazioni convocate o allertate nelle varie città e lo sciopero generale convocato dall’Usb per lunedi 18 maggio e al quale parteciperanno a Roma Saif Abukeshek (l’attivista sequestrato da Israele poche settimane fa sulla Flotilla) e la portavoce della Flottila Elena Delia.
Intanto il team legale della Global Sumud Flotilla ha reso nota la dichiarazione che definisce la natura legittima di questo missione e le conseguenze legali per chiunque tenti di ostacolarlo.
La missione agisce infatti sulla base di un chiaro principio giuridico secondo cui l’assedio in corso di Gaza non è un blocco marittimo legittimo, ma uno strumento di genocidio e una forma proibita di punizione collettiva contro la popolazione palestinese, poiché il blocco sta operando anche per negare beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile.
Di conseguenza, la Flotilla rivendica il proprio diritto al passaggio umanitario e il diritto dei suoi partecipanti a non essere soggetti a rapimento, detenzione arbitraria o intercettazione violenta in acque internazionali. Questo viaggio è un esercizio del diritto internazionale di fronte all’inazione dei governi.
A tale scopo sono state inoltrate notifiche formali consegnate agli stati di bandiera, agli stati di origine e agli stati portuali, informandoli dei loro obblighi vincolanti di proteggere i propri cittadini e impedire la facilitazione di atti illegali. Parallelamente, è stato predisposto un solido apparato di documentazione per registrare ogni atto di interferenza, dal disturbo delle comunicazioni all’abbordaggio fisico, da utilizzare come prova immediata presso i tribunali internazionali.
La Flotilla sta costringendo i governi e le istituzioni internazionali a scegliere se difendere lo stato di diritto o essere complici di un sistema che condiziona gli aiuti salvavita all’approvazione politica.
Le conseguenze legali per chi interferisce con la Flotilla si stanno già concretizzando in diverse giurisdizioni. Sono state avviate procedure penali in tutto il mondo, inclusi nei tribunali di Spagna, Italia e Turchia.
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