La sortita di Ignazio La Russa sulla Flotilla restituisce il volto di una destra capace di provare solo fastidio davanti alle esistenze altrui violate. Il presidente del Senato liquida la missione della Flotilla a pura propaganda improduttiva, spingendosi a sostenere che gli attivisti fermati inventino di sana pianta le denunce di maltrattamenti; saranno senz’altro truccati dai visagisti di Hamas, che hanno fatto molta pratica truccando centinaia di migliaia di morti e feriti a Gaza.
Una simile liquidazione cade a ridosso dell’assalto israeliano alle imbarcazioni umanitarie e cessa di essere una banale scivolata da bar nel momento in cui viene pronunciata dalla seconda carica dello Stato. Trasformare il sopruso in burletta è il classico esercizio retorico già applicato ai tempi del fascismo storico. Lo fecero anche con Matteotti.
Il vero bersaglio della dichiarazione è l’effetto politico delle navi civili, colpevoli di costringere i governi occidentali a pronunciare il nome di Gaza. Le cancellerie preferirebbero archiviare la Striscia in fondo ai dispacci riservati o mimetizzarla tra le inevitabili tragedie del mondo per non doverne rispondere all’opinione pubblica e continuare a vendere e comprare armi da Israele, stato terrorista e genocida.
L’esposizione dei volontari alla violenza statale impedisce proprio questa comoda normalizzazione, portando il blocco navale direttamente sulle scrivanie dei ministri e anche sui giornali reticenti. Senza tale pressione fisica il massacro verrebbe declassato a crisi complessa, un eufemismo asettico perfetto per rendere digeribile l’annientamento di un popolo.
I numeri nudi smentiscono la caricatura delineata dal vertice di Palazzo Madama.
L’intercettazione della missione nell’ottobre 2025 e l’arresto di centinaia di persone a bordo scatenarono una mobilitazione internazionale vastissima, capace di portare in piazza milioni di individui da un emisfero all’altro del pianeta. Definirla un’operazione velleitaria significa ignorare del tutto il peso specifico di un evento che ha rotto l’ipocrisia delle democrazie occidentali obbligando la stampa globale a coprire la notizia.
Un anno dopo la dinamica repressiva si riproduce intatta, anzi peggiora, spingendosi al punto di abbordare le barche in acque internazionali al largo della Grecia. Diversi Stati hanno condannato l’azione militare chiedendo l’immediata liberazione dei propri cittadini, eppure La Russa tenta di cancellare la gravità di queste violazioni diplomatiche con una smorfia compiaciuta.
Il nodo politico reale riguarda l’estensione dell’impunità israeliana, spinta ben oltre i propri confini per sequestrare civili e piegare il diritto della navigazione a strumento di rappresaglia preventiva.
Rimane poi da affrontare il concetto di tortura, degradato a invenzione teatrale da chi dovrebbe tutelare i diritti costituzionali. Inchieste giornalistiche e giudiziarie in vari Paesi europei stanno esaminando le violenze subite dagli attivisti durante i precedenti arrembaggi, documentando la necessità di cure ospedaliere in seguito alle percosse.
Davanti ad abusi conclamati il presidente del Senato italiano avrebbe il preciso dovere di esigere chiarezza a tutela dei propri connazionali, ma preferisce abbracciare il sarcasmo per screditare chi subisce il danno e disinnescare la potenza della sua testimonianza. Del resto è lo stesso governo che non ha stanziato fondi per il documentario su Giulio Regeni. Sia mai turbare le fragili coscienze dell’italico popolo.
La gravità suprema risiede proprio nel pulpito da cui parte l’offesa. Lo scranno più alto di Palazzo Madama porta addosso la memoria di una Repubblica fondata sul rifiuto dei soprusi fascisti e impone di misurare le parole quando si discute di sequestri di persona o di violenza inflitta dalle autorità. L’attuale presidente usa la lingua rancorosa di chi giustifica da sempre la prepotenza del più forte. La sua caduta di stile certifica uno svuotamento allarmante della sostanza democratica.
D’altronde parliamo dello stesso dirigente politico noto per aver esibito cimeli del Ventennio nel salotto di casa e per aver definito un complimento l’accusa di fascismo, rivendicando apertamente le proprie radici. Tale genealogia morale spiega in modo limpido l’attacco alla Flotilla. Deridere i prigionieri e degradare il dramma palestinese a fastidiosa interferenza mediatica rappresenta il logico sviluppo di una visione del mondo in cui la prevaricazione possiede sempre un fondamento di legittimità.
Etichettare la traversata come provocazione ostile serve solo a nascondere il successo formidabile dell’iniziativa civile. Riuscire a farsi sequestrare in mare aperto pur di rompere il monopolio militare sull’informazione significa costringere i leader mondiali a gettare la maschera della diplomazia compiacente. La brutalità di Israele è costretta a palesarsi per fermare il convoglio.
La Russa ha deciso deliberatamente da che parte stare in questa asimmetria e ha esposto la sua natura profonda senza provare alcuna vergogna. Sì, provare un profondo senso di schifo sarebbe naturale per chi ha ancora una coscienza.
* da Facebook
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