Signore e signori, un applauso! Ma forte, eh! Perché è arrivato il professore, quello che con la penna in mano ci spiega che siamo un popolo di smidollati, di inermi, di gente che non ha più il “sacro fuoco” nelle vene. Ma che peccato, Galli della Loggia! Ma come abbiamo fatto a ridurci così?
Eravamo così carini nel ‘40, quando dichiaravamo guerra a mezzo mondo con le scarpe di cartone e l’incoscienza di un bambino che gioca con i fiammiferi in un deposito di dinamite. Che nostalgia, vero? Quel gusto di rischiare sulla pelle degli altri.. che audacia, che brio!
Dice che abbiamo la “sindrome dell’inerme“. Ma guardalo, il trauma! Dice che non vogliamo più sparare perché ci sentiamo piccoli. Ma forse – e dico forse, con la punta dei piedi – non è che non ci sentiamo capaci, è che abbiamo finalmente capito che la guerra è l’unico sport dove chi vince perde comunque i pezzi e chi perde finisce sotto un metro di terra.
Ma no, lui la chiama “perdita di autostima“. Se non hai voglia di mandare i tuoi figli a farsi polverizzare per un confine, sei depresso! Hai bisogno di uno psicanalista di stato che ti prescriva un bel cannone da assumere a stomaco pieno!
E poi, che bellezza questa distinzione tra “bellicismo” e “essere contro la guerra“. È geniale! È come dire: “Io non sono per lo schiaffo, ma se vedo una faccia che mi guarda male, il mio braccio parte per un sacro dovere costituzionale“.
Ma certo, l’articolo 52! La difesa della Patria! Solo che qui, a forza di voler “difendere la patria” a diecimila chilometri da casa, va a finire che la patria non la troviamo più neanche sulla cartina geografica.
Ma noi siamo “inermi“, siamo “pacifisti filosovietici” – un classico, un evergreen che sta bene su tutto, come il nero. Se non vuoi la guerra sei un comunista, se la vuoi sei un patriota, e se sei un cittadino normale sei solo uno che ha capito che tra un’audace missione militare e una tranquilla pastasciutta, la pastasciutta vince sempre dieci a zero!
Ma la perla vera, il capolavoro, è l’invidia verso l’eroismo. Dice che noi guardiamo gli ucraini con disprezzo perché ci ricordano quanto siamo vigliacchi. Ma certo! Ogni mattina mi sveglio, guardo il telegiornale e dico: “Accidenti, che invidia quella trincea, quel fango, quel sibilo sopra la testa! Perché io sono qui a bere un caffè invece di fare l’eroe?“.
Ma Galli della Loggia, ma per piacere! L’unico eroismo che ci è rimasto è arrivare a fine mese senza mordere il postino, ed è già un’impresa che meriterebbe una medaglia d’oro al valore civile! E invece no, lui vuole l’audacia, vuole che “rischiamo su noi stessi“.
Ma rischi lei, professore! Prenda un elmetto, vada avanti, ci faccia vedere come si galleggia con dignità nel fango!
Noi, poveri inermi, restiamo qui a goderci questa “lenta morte” che, guarda un po’ il caso, somiglia tantissimo a una cosa dimenticata che una volta chiamavamo civiltà. Ma forse siamo solo troppo pigri per morire per un’idea che non sia la nostra. Che scandalo, eh? Che mancanza di stile!
* da Facebook
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