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Ancora sacrifici. Lisbona si scava la fossa

In mezzo a un’ondata di nuove proteste e indignazione sociale, il Parlamento portoghese ha approvato oggi pomeriggio il bilancio 2013, definito dallo stesso governo e da molti media come il più pesante degli ultimi decenni. La legge finanziaria del prossimo anno – approvata con i voti dei soli due partiti di centrodestra, il Psd e il Cds-PP, che sostengono il primo ministro Pedro Passos Coelho – prevede pesanti tagli alla spesa sociale e forti aumenti delle tasse. In tutto 5,3 miliardi di risparmi sulle spalle dei portoghesi, ad esempio su una sanità già al collasso. Per l’80% nuove tasse che graveranno per intero su quella che una volta si considerava una incipiente classe media e che ora ha sempre più difficoltà a sopravvivere. Quella dei lavoratori dipendenti – sia del pubblico che del privato – che da gennaio, dovranno pagare un 3,5% in più di Irpef quale che sia il loro salario. Tra tagli e nuove gabelle i portoghesi ci rimetteranno l’equivalente di uno stipendio.
Addirittura coloro che percepiscono il sussidio di disoccupazione dovranno pagare la supertassa. E i pensionati, che perderanno anche la quattordicesima, già sparita lo scorso anno.

Il governo di destra ha così rispettato gli impegni sottoscritti da Lisbona con la troika già dal 2011, in cambio di un pacchetto di aiuti da 78 miliardi di euro. Secondo le previsioni dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) il Pil del Portogallo scenderà d’un ulteriore 1,8% il prossimo anno, un tracollo quasi doppio rispetto alle stime realizzate dal governo portoghese. Dopo che nel 2012 la contrazione della ricchezza prodotta è già stata del 3%.

Sia il Partito socialista sia le forze di sinistra – Comunisti, Blocco di Sinistra e Verdi – hanno votato contro il bilancio, mentre migliaia di persone dimostravano fuori del Parlamento. ”Diciamo no alla troika e alle sue politiche”, recitava uno degli striscioni esposti, mentre in altri era scritto: ”E’ un furto! E’ la gente a pagare” oppure ”Salari congelati, futuro ipotecato”. 

Nella piazza antistante l’Assemblea della Repubblica soprattutto i lavoratori convocati dal sindacato comunista CGTP, protagonista nei mesi scorsi di scioperi generali e proteste capillari insieme a movimenti creati ad hoc da precari e realtà sociali. Il segretario generale del maggiore sindacato portoghese, Arménio Carlos, ha chiesto formalmente al presidente della Repubblica, Cavaco Silva, di porre il suo veto al Bilancio dello Stato, annunciando per i prossimi giorni nuove proteste da parte dei lavoratori e dei cittadini. Due grandi manifestazioni sono state già convocate per l’8 dicembre a Porto e per il 15 dicembre a Lisbona.

Oggi davanti al Parlamento anche molti giovani precari, studenti, casalinghe e anziani. Arrabbiati e disperati. “Fatemi uscire da questo film” recitava il cartello portato da un manifestante. 

Le ultime manifestazioni risalgono al 14 novembre scorso, quando in occasione dello sciopero generale proclamato dalla Federazione Generale dei Lavoratori Portoghesi nel centro di Lisbona sono scoppiati violenti scontri tra manifestanti e polizia.

 

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