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Nuovo ‘si’ di Atene all’Ue. Tsipras prepara la normalizzazione di Syriza

Con meno pathos del previsto – ma solo grazie al nuovo massiccio sostegno dei parlamentari dei partiti di centrodestra – ieri notte il governo Tsipras ha incassato dal parlamento di Atene un altro ‘si’ al Memorandum. La maggior parte dei deputati – 230 – ha così varato dopo un breve e contingentato dibattito parlamentare un nuovo pacchetto di misure di austerità imposte dai creditori in cambio di un ulteriore prestito di 90 miliardi di euro che andranno per la stragrande maggioranza a ripagare parte dei debiti che Atene ha contratto con l’Unione Europea, il Fondo Monetario, la Banca Centrale e i singoli stati. In votazione c’erano le modifiche al codice di procedura civile e l’adozione delle ‘regole europee’ sulla risoluzione delle banche in procedura di fallimento che prevedono la partecipazione alle perdite da parte di azionisti, obbligazionisti e anche depositanti. Un tomo da ben 900 pagine che, è evidente, nessuno dei parlamentari ha potuto leggere con attenzione e integralmente. E così è passato anche un provvedimento che prevede la possi­bi­lità da parte delle ban­che di requi­sire le case pigno­rate ai clienti che non riescono a pagare i mutui e di met­terle all’asta senza tanti complimenti. Che il primo ministro ieri abbia incontrato i vertici del sistema creditizio ellenico chiedendo alle banche di non applicare questa misura almeno fino alla fine dell’anno (!) la dice lunga sulla confusione che regna al Atene…

Tra i si, questa volta, anche quello dell’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis che pure negli ultimi giorni non ha risparmiato potenti bordate al governo dal quale si è dimesso subito dopo la vittoria dei ‘no’ al referendum del 5 luglio, dopo che le sue proposte per un atteggiamento più duro nella trattativa con l’Eurogruppo erano state respinte dal primo ministro e dai suoi più stretti collaboratori. A respingere l’ulteriore capitolazione di un parlamento che ormai di sovrano non ha più nulla sono stati 63 parlamentari del Partito Comunista, di Alba Dorata e anche dell’ala sinistra di Syriza. Tra questi anche la presidente del Parlamento, Zoe Konstantopoulou, la cui distanza nei confronti del gruppo dirigente sembra ormai incolmabile. Cinque i deputati che si sono astenuti. Questa volta a disobbedire alle indicazioni del partito – anche se teoricamente tutti gli organi dirigenti del partito si sono espressi contro l’applicazione dei nuovi diktat di Bruxelles, a partire dal segretario per passare alla Direzione fino ad un Comitato Centrale che i collaboratori di Tsipras si rifiutano di convocare – sono stati in tutto 36 parlamentari di Syriza contro i 39 che avevano detto ‘no’ pochi giorni fa.
I mercati hanno accolto con favore il voto di Atene, e così pure la Bce che nei giorni scorsi aveva deciso di aumentare di 900 milioni la liquidità d’emergenza destinata al sistema bancario ellenico, ma non i sindacati e i gruppi politici di sinistra radicale che ieri sono tornati a manifestare ad Atene ed in altre città. Il sindacato del settore pubblico, l’Adedy, che aveva già convocato uno sciopero di 24 ore la scorsa settimana in occasione del voto della prima parte del Terzo Memorandum, ha organizzato un corteo nel centro di Atene al quale hanno partecipato alcune migliaia di persone che hanno marciato fino a piazza Syntagma “per ribaltare l’austerità e difendere la sovranità popolare”. Alcuni gruppi di manifestanti a volto coperto hanno lanciato petardi e sassi contro la polizia schierata a difesa del Parlamento in assetto antisommossa, e alla fine i manifestanti fermati sono stati una decina. Altre diecimila persone hanno invece manifestato in Piazza Omonia rispondendo all’appello del sindacato comunista Pame che ha organizzato ieri 40 dimostrazioni di protesta contro il governo in altrettanti città del paese.

L’approvazione del secondo pacchetto entro la mezzanotte di ieri era una delle condizioni imposte ad Atene per avviare l’iter propedeutico a  ricevere assistenza dal meccanismo europeo di stabilità.
Finora la fronda interna al partito uscito vincitore dalle elezioni del 25 gennaio non ha impedito al primo ministro di andare diritto per la sua strada, infischiandosene delle dure critiche rivoltegli.
Ma che la strategia di Alexis Tsipras e dei suoi si trovi di fronte a evidenti difficoltà lo dimostra il fatto che dal pacchetto messo in votazione ieri è stata stralciata tutta la parte riguardante la controriforma delle pensioni – aumento dell’età pensionabile a 67 anni, taglio dei prepensionamenti, aumento dei contributi previdenziali e abolizione dei sussidi statali per i pensionati al minimo – e anche la parte riguardante la riduzione delle agevolazioni fiscali per gli agricoltori (alla quale si oppone anche Anel, il partito di destra che sostiene il governo). Note dolenti sulle quali il numero di dissenzienti interni a Syriza potrebbe crescere mettendo a rischio la stessa tenuta dell’esecutivo che se dovesse scendere al di sotto dei 120 voti ottenuti dalla sua maggioranza dovrebbe sciogliersi.
Nei giorni scorsi il leader della Piattaforma di Sinistra Panagiotis Lafazanis – ex ministro epurato insieme ad altri 9 componenti dopo il ‘no’ al terzo memorandum – aveva affermato, approfittando di un’intervista pubblicata sul quotidiano del partito, ‘Avgi’: «Se Syriza insi­ste a voler applicare il nuovo Memo­ran­dum, rischia di diven­tare un nuovo Dimar (scissione di destra di Syriza nata per fornire una stampella ai partiti filo troika e poi scomparso dopo le ultime elezioni, ndr) o una sorta di Potami (il partito liberista e filo-troika gui­dato dall’anchorman televisivo Sta­vros Theo­do­ra­kis, ndr)».
Parole dure alle quali Tsipras ha risposto difendendo il suo operato sulla base del fatto che l’accordo siglato a Bruxelles “permette di rimanere in vita e continuare a lottare”. Il primo ministro, rivolgendosi evidentemente ai leader della Piattaforma di Sinistra, del Koe – l’Organizzazione Comunista di Grecia che fino a pochi mesi fa ha sostenuto la maggioranza del partito contro l’ala radicale – e all’ex ministro Varoufakis, ha invitato coloro che propongono ‘un piano B’ (dall’emissione di ‘pagherò’ all’uso delle riserve della Banca centrale greca per traghettare il Paese verso una Grexit temporanea fino alla scelta di abbandonare del tutto l’Eurozona) di prendersi la responsabilità di mostrarli alla nazione.
A sua volta, sul sito iskra.gr, la Piattaforma di Sinistra, ha reagito sostenendo che Tsipras, dopo cinque mesi e mezzo di trattative, ha sostanzialmente ammesso di non avere avuto un’alternativa alle richieste dei creditori e si chiede come ciò possa ridurre le sue responsabilità. La Piattaforma di Sinistra prosegue chiedendosi perché il premier abbia continuato a pagare i creditori saccheggiando i fondi pubblici, invece di nazionalizzare le banche e sospendere i pagamenti, e continua sottolineando che il premier non sarà in grado di negoziare un accordo migliore per il terzo piano di salvataggio né di resistere ad ulteriori ricatti, dal momento che ha già detto apertamente di non avere alternative nell’accettare le richieste dei creditori. «La Gre­cia non ha futuro nell’Eurozona, ma come paese pro­gres­si­sta e orgo­glioso che, nono­stante le dif­fi­coltà, com­batte con­tro l’austerità» ha ribadito Lafazanis, ormai in scontro aperto con l’ala moderata e governista del partito.

Nel frattempo ha rassegnato le dimissioni dal proprio incarico anche il segretario generale dell’Istituto per la Previdenza Sociale (Ika) Giorgos Romanias, che in un’intervista a Mega Channel ha spiegato di aver detto al nuovo ministro del Lavoro Katrougalos che provava “una grande umiliazione” a tradire le promesse fatte agli elettori in campagna elettorale e di non volersi prendere la responsabilità di varare una odiosa controriforma delle pensioni. Nel corso dell’intervista l’esponente di Syriza ha spiegato che “non può dare una pensione di 87 euro a un disabile, perché questo è ciò che è stato approvato”, denunciando che il parere del Ministero del Lavoro è stato completamente ignorato al momento di ideare una “riforma” delle pensioni che d’altra parte è stata scritta da tecnici francesi e decisa a Bruxelles.
Di fatto la frattura interna a Syriza si sta allargando, e se vuole continuare a guidare il partito e il governo Alexis Tsipras e il suo entourage devono andare rapidamente a una normalizzazione della forza politica nata pochi anni fa dalla confluenza di forze socialiste, eurocomuniste, femministe, ecologiste ma anche comuniste e libertarie.
Quello che ieri ha mandato la neoportavoce dell’esecutivo Olga Gerosavili è stato un segnale inequivocabile, quando ha detto di non escludere la possibilità di un ‘divorzio’ all’interno di Syriza, sottolineando che non è possibile che nel partito convivano due strategie contrastanti. All’emittente Alpha 98.9 FM Gerovasili ha spiegato che una tale spaccatura potrebbe verificarsi nelle prossime elezioni generali ma ha aggiunto che, a suo parere, ciò che è importante è che il Paese torni alla normalità (sic!). La portavoce del governo ha inoltre ammesso che una scissione all’interno di Syriza può essere inevitabile, date le opinioni radicalmente differenti da quelle del premier espresse da decine di suoi deputati (una quarantina in tutto). «Ci sono stra­te­gie diverse, dif­fe­renti punti di vista. Sarà dif­fi­cile restare insieme, forse impos­si­bile. Non è pos­si­bile andare avanti così».
D’altronde le correnti di sinistra di Syriza accusano il premier di aver avviato un processo di normalizzazione del partito, evitando accuratamente di riunire e bypassando sistematicamente gli organi dirigenti per non farsi bocciare la sua strategia invisa anche a parte di coloro che lo sostenevano.
“La Syriza partigiana deve essere abbinata con quella sociale – ha detto Tsipras ieri, altro segnale inequivocabile – per accogliere le preoccupazioni e le aspettative di decine di migliaia di persone comuni che ci sostengono con le loro speranze”.
E così Tsipras, in attesa di capire se il suo governo arriverà o meno al 20 agosto – data entro la quale approvare i vari pezzi del Terzo Memorandum in modo da ricevere gli ‘aiuti’ internazionali – ha improvvisamente impresso un’accelerazione alla propria strategia, annunciando un imminente congresso «per chia­rire gli obiet­tivi e la stra­te­gia del par­tito, e le caratteristiche del governo di sini­stra nelle nuove circostanze».
E già si parla esplicitamente della convocazione di elezioni anticipate tra il 13 e il 20 settembre, per incassare il sostegno popolare a una Syriza riveduta e corretta prima che le conseguenze delle draconiane misure sociali ed economiche imposte al paese dall’Ue e dalla Troika – presentate come ‘una scelta obbligata’ e ‘un male minore’ prima che inizi la ripresa – rendano il primo ministro inviso a settori sociali sempre più larghi.

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2 Commenti


  • Mic

    Resa incondizionata, débacle, protettorato… anzi no! Stando a quanto sostengono i fautori nostrani di Tsipras, non c’era alternativa, la colpa è delle “socialdemocrazie europee” che non hanno aiutato (?!) Tsipras, e poi più che una sconfitta è un pareggio, anzi, diciamolo, una mezza vittoria, e comunque chi critica la resa fa il saccente con il culo degli altri…
    Leggere per credere:
    http://www.sinistralavoro-pr.org/uploads/1/7/0/3/17033228/sl-pr-dossiergrecia-17luglio-s.pdf
    http://www.sinistralavoro-pr.org/uploads/1/7/0/3/17033228/sl-pr-dossiergrecia-21luglio-s.pdf


  • giancarlo staffolani

    la “socialdemocrazia postriformista” è sempre, nei momenti decisivi, dalla parte dell’imperialismo e della reazione internazionale, svendendo il proprio popolo alla “troika” e alla Nato ed i “beni pubblici” alle banche ed alle multinazionali. Qesti sono i fatti, mentre tutti i distinguo della “ex sinistra” italica sono solo “parole vuote” per giustificare il loro incorreggibile opportunismo con quello di Tsipras.

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