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Attaccato in Libia il Convoy per Gaza

In un alert diffuso in serata, il Sumud Convoy diretto a Gaza bloccato in Libia segnala che veicoli non identificati hanno speronato le tende, le persone vengono picchiate e trascinate con la forza in auto e autobus.
Uomini e donne vengono violentemente aggrediti e costretti ad abbandonare il sito dove si erano accampati gli attivisti nei pressi della Moschea di Sirte.
“Sebbene non sia chiaro chi sia il responsabile degli attacchi, ci giungono segnalazioni di forze di sicurezza legate alle autorità della Libia occidentale”, in pratica si tratterebbe di forze del governo libico “riconosciuto” dalla comunità internazionale ed anche dal governo italiano.

Domenica pomeriggio dieci attivisti del Global Sumud Land Convoy avevano attraversato il checkpoint di Sirte – che divide la Libia tra quella controllata dal governo di Tripoli e quella controllata dal gen. Haftar – per negoziare con le autorità della Libia orientale (Haftar, ndr) la ripartenza del convoglio fermo da otto giorni nella zona neutrale. La diretta streaming si era interrotta e a quel momento la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla Maria Elena Delia ha affermato che “i contatti sono persi”.

Tra i dieci attivisti fermati ci sono due italiani, Domenico Centrone, trentatré anni di Molfetta, e Leonarda Alberizia, di Albugnano. Il convoglio è composto da duecentocinquanta persone, sette ambulanze, dieci camion, e punta ad arrivare al valico di Rafah a Gaza attraversando la Cirenaica e l’Egitto per portare aiuti umanitari ai palestinesi.

Poi ieri pomeriggio la situazione è precipitata. “Siamo stati attaccati dalle forze libiche dell’ovest nel nostro accampamento verso le 18.30. Eravamo in presidio ad attendere il rilascio delle compagne e dei compagni (i dieci attivisti fermati ieri dalle milizie della Libia dell’Est dopo aver oltrepassato il confine e ancora non rilasciati ndr), quando abbiamo visto arrivare le camionette nere con a bordo i militari. Erano tutti a volto coperto. Prima due, poi quattro, poi altri ancora. Ci siamo radunati tutti nella moschea ma i militari hanno iniziato a intimarci violentemente di sgomberare l’area, di salire sui pullman e di andare via”. Sara Suriano, attivista pugliese, ha così descritto quanto accaduto ieri pomeriggio a Sirte, nella Libia dell’Ovest.

Come noto, raggiungere Gaza dal valico di Rafah sul confine con l’Egitto significa attraversare almeno due zone critiche: la prima è quella del Sinai, spesso interrotta a causa dei combattimenti tra l’esercito egiziano e gruppi jihadisti, la seconda – se si proviene dal Maghreb occidentale – è indubbiamente la Libia spaccata in due e preda di milizie che in parte agiscono per conto proprio e in parte rispondono ai due governi contrapposti.

L’assedio israeliano dei palestinesi a Gaza da terra e da mare è diventato un genocidio ma è anche il rivelatore di tutte le contraddizioni e i contrasti aperti in Medio Oriente.

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