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Israele prova a rifarsi una immagine sugli abusi contro gli attivisti della Flotilla

In un paio di giorni, le autorità israeliane stanno giocando con estremo cinismo e ipocrisia una partita per rovesciare la narrazione sugli abusi commessi contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla durante il loro sequestro.

La prima mossa è stata quella di convocare al ministero degli esteri israeliano l’incaricato di affari dell’ambasciata spagnola a Tel Aviv (i rapporti diplomatici come noto sono scesi al livello più basso, ndr) per chiedergli conto delle brutalità della polizia al rientro degli attivisti all’aeroporto di Bilbao.

Il governo spagnolo aveva denunciato con forza le brutalità alle quali erano stati sottoposti gli attivisti spagnoli nel carcere israeliano di Ashdod dopo essere stati sequestrati in acque internazionali. Il governo israeliano ha avuto gioco facile nel denunciare che anche la Spagna ha trattato gli attivisti come Israele e nell’evidenziare una contraddizione che ha fatto il giro del mondo. La strumentalità è evidente perché quanto è accaduto a Bilbao risponde a dinamiche coercitive interne nelle quali gli attivisti della Flotilla sono stati solo un ultimo episodio.

La seconda mossa è quella diffusa dall’Ansa, che in qualche modo si è messa a disposizione delle Idf israeliane per una operazione di immagine rispetto alle brutalità avvenute nel carcere di Ashdod con l’istigazione e la legittimazione fornite dal ministro ultrasionista Ben Gvir.

Le forze armate israeliane (Idf) hanno infatti respinto le accuse di abusi commessi dai soldati contro gli attivisti della Flotilla “durante le operazioni a protezione del blocco navale di sicurezza, istituito legalmente”. A dichiararlo all’Ansa è stato il portavoce dell’Idf spiegando che al porto di Ashdod gli attivisti erano sorvegliati dal personale del servizio penitenziario e dalla polizia e non dall’esercito.

“Gli ordini dell’Idf prevedono un trattamento rispettoso e appropriato per i membri delle flottiglie a bordo delle imbarcazioni intercettate, esistono procedure chiare e consolidate”, sottolineano le forze armate israeliane. “Non siamo a conoscenza di episodi specifici di violazione di tali procedure vincolanti all’interno delle Idf. Qualsiasi denuncia concreta sarà esaminata a fondo” ha aggiunto con una enorme dose di faccia da bronzo visto che gli abbordaggi sono stati eseguiti dai militari e non dalla polizia.

Siccome le immagini che hanno indignato il mondo sono quelle rese visibili dalla protervia del ministro Ben Gvir, in quelle immagini compaiono poliziotti e carcerieri e non i militari. Insomma una furbata sul pelo di lana alla quale possono abboccare solo i più bendisposti e i maggiordomi di Israele nel nostro e in altri paesi. Ma  proprio a loro tocca il compito di amplificare questi input dell’Hasbara nelle società di loro competenza.

Il portavoce dell’Idf ha poi ribadito all’Ansa che “l’area marittima adiacente a Gaza è soggetta a un blocco navale imposto per motivi di sicurezza in conformità con il diritto internazionale, come stabilito anche da un comitato speciale istituito dalle Nazioni Unite a tale scopo, volto a prevenire il contrabbando e le attività terroristiche che mettono in pericolo la sicurezza dello Stato di Israele e dei suoi civili”.

Attaccandosi ad un dispositivo molto ma molto controverso del 2006, Israele ha interdetto al resto del mondo le acque davanti a Gaza, estendendo a dismisura il proprio controllo e riducendo le aree di pesca per i palestinesi.

Aver consentito questo negli ultimi venti anni, ha spianato la strada alla vera e propria pirateria acque internazionali da parte di Israele in nome della propria sicurezza. Lo ha fatto sistematicamente sui confini terrestri così come in quelli marittimi.

E’ una conferma in più che gli orrori che Israele sta rivelando al mondo sul proprio ruolo e natura, sono esattamente il risultato dell’impunità di cui ha potuto godere in tutti questi decenni.

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