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Netanyahu punta al controllo sul 70% di Gaza, in barba al cessate il fuoco

Mentre le forze armate israeliane continuano a colpire obiettivi in Libano (oltre cento negli ultimi giorni stando alle dichiarazioni di Effie Defrin, portavoce delle IDF), Netanyahu conferma che il problema non è Ben Gvir, ma Israele stesso come entità sionista, e dunque coloniale e suprematista, votata all’occupazione delle terre dei palestinesi e alla definitiva pulizia etnica.

Il Primo Ministro di Tel Aviv ha espresso pubblicamente la volontà di espandere il controllo militare su Gaza fino al 70% del territorio, stracciando di fatto gli accordi di cessate il fuoco dello scorso ottobre. Cosa che era già stata fatta continuando a uccidere impunemente centinaia di persone nella Striscia, ma che ora riceve una sanzione ufficiale direttamente dalle parole del ricercato per crimini di guerra che guida l’entità sionista.

Mentre Israele cerca di colpire importanti figure di Hezbollah, con il rischio di far crollare le trattative tra USA e Iran, Netanyahu ha detto ai microfoni di Channel 12: “ad oggi controlliamo il 60 per cento della Striscia. Eravamo partiti dal 50 per cento, il mio obiettivo è arrivare al 70 per cento. Dobbiamo continuare a fare pressione su Hezbollah, ma al momento stiamo tenendo alle strette Hamas“.

Non si ferma la caccia israeliana ai leader di Hamas. A Khan Yunis sono stati uccisi Ihab Khrizim, responsabile della rete centrale di trasferimento fondi dell’organizzazione, e Mohammed al-Habash, comandante d’unità per la produzione di armi. Hamas ha inoltre confermato la morte di Imad Aslim, vice comandante della brigata di Gaza City, preso di mira in un raid insieme a Izz ad-Din Beck, comandante della brigata del Nord.

Per quanto riguarda la “partizione” temporanea della Striscia, il cessate il fuoco imponeva il ritiro delle truppe israeliane dietro la cosiddetta Yellow Line (la Linea Gialla), che lasciava alle IDF l’occupazione del 53% del suo territorio. Le immagini satellitari mostrano invece un avanzamento sistematico verso ovest e verso il mare, accompagnato dalla distruzione degli edifici.

Mentre si moltiplicano barriere e blocchi di cemento a definire un nuovo confine, la distruzione degli edifici rende impossibile qualsiasi ritorno della popolazione locale, e prepara il terreno per la speculazione immobiliare della classe dirigente sionista di tutto il mondo.

Varie testate riportano che milizie palestinesi filoisraeliane, come quella guidata da Ashraf al-Mansi, costringono i civili ad abbandonare i rifugi prima dell’avanzata dell’esercito. Lo spazio per la popolazione di Gaza si è ridotto a un terzo rispetto all’inizio del conflitto, ammassando milioni di persone in un territorio devastato, e la cui ricostruzione è nei fatti legata alla pulizia etnica dei palestinesi, nei piani di Tel Aviv avallati da Washington.

Infatti, ancora una volta, il Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha ventilato l’obiettivo di favorire quella che chiama una “migrazione volontaria” dei palestinesi, quando in realtà è la continuazione della Nakba su cui si è fondato Israele. E non a caso, più di una organizzazione per i diritti umani ha definito il piano di Katz come una vera e propria pulizia etnica, sviluppata a lungo termine.

Parallelamente, la tensione diplomatica ha raggiunto nuove vette con l’ONU: il Ministero degli Esteri israeliano ha annunciato la sospensione totale dei rapporti con l’ufficio del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. La reazione è scattata a seguito della decisione di inserire entità israeliane nella “lista nera” per le violenze sessuali nei contesti di conflitto, confermata da una gran serie di rapporti giornalistici indipendenti.

Nel frattempo, la UE continua con le sue mosse propagandistiche, con sanzioni inutili ai coloni in Cisgiordania senza colpire le relazioni con Israele, che garantisce la continuazione dell’occupazione. Ovviamente, Bruxelles parla dei coloni “violenti“, perché essere coloni non è una colpa, come ha detto Tajani.

Difficile che si accorgano, prima o poi, che la risoluzione delle Nazioni Unite per l’eliminazione di ogni forma di colonialismo è del 1960. Del resto, l’Occidente, come Israele, si è costruito sul colonialismo, il segregazionismo, il suprematismo, l’occupazione, la pulizia etnica.

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