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Prove di confederalità sociale: presidio alla regione Piemonte

I soldi ci sono! È questo lo slogan con il quale USB Piemonte e Noi Restiamo Torino hanno convocato un presidio sotto la Regione Piemonte, in Piazza Castello, per venerdì 13 marzo alle ore 14.00.
La questione è quella sulla quale il sindacato e il collettivo politico sono impegnati da tempo in un lavoro comune: costruire una lista di disoccupati, attraverso una presenza costante presso i centri per l’impiego e nei quartieri popolari, con l’idea di farne un soggetto sociale in grado di avanzare richieste precise legate al lavoro e al reddito, in una grande e spesso trascurata vicenda, quella della gestione dei Fondi Sociali Europei (FSE).
Come abbiamo scritto in occasione dell’assemblea di preparazione a questa iniziativa, non esiste al momento un’immediata possibilità di trasformare quelle decine di milioni di euro che l’Unione Europea destina ai paesi membri (dopo averli debitamente saccheggiati e depauperati in vario modo, va ricordato agli europeisti incalliti…) in posti di lavoro a tutti gli effetti. Ma è proprio qui che si gioca la partita politica, quella che attraverso una mobilitazione di una parte fondamentale del blocco sociale (quello del non lavoro, del lavoro negato, del lavoro precario, dei lavoratori espulsi dal ciclo produttivo, dei giovani senza lavoro e non inseriti in un percorso di formazione) scuota le mura di istituzioni (regioni, comuni), ormai totalmente avulse dai reali bisogni e necessità di parti consistenti della popolazione, specie in aree metropolitane fortemente  in crisi come quella torinese.
E che proponga per esempio, sostenuta dalla forza dei numeri, dei cicli di formazione retribuiti, o punti alla creazione di opportunità lavorative in settori di lavoro pubblico sguarniti o sotto organico.
Il comunicato stampa dell’USB Piemonte su questa iniziativa è molto chiaro: «Nel quadro di crisi economica e sociale nel quale siamo immersi, riteniamo doveroso da parte delle istituzioni dedicare un’attenzione particolare alle fasce sociali più colpite dalla perdita di reddito e di lavoro. Una parte dei fondi europei (FSE) può essere utilizzato per dare risposta a questa emergenza. Serve la volontà politica di trovare le formule perché questi fondi non siano impiegati in percorsi poco chiari o socialmente irrilevanti, ma vadano a costruire possibilità di impiego o di formazione retribuita. Per questo insieme ai disoccupati, ai precari e a tutti i cittadini interessati all’uso del denaro pubblico faremo sentire la nostra voce. I soldi ci sono. Vadano a chi ne ha veramente bisogno!».
Nella capacità di stabilire un contatto con i soggetti coinvolti negli ambiti che il sindacato ha messo al centro del suo progetto di confederalità sociale – disoccupazione, immigrazione e casa, oltre che difesa e tutela dei territori – passa oggi la credibilità di un percorso difficile ma necessario di ripresa di iniziativa in settori sempre più in preda della crisi, ed anche l’unico modo concreto di sottrarli a pericolose suggestioni fascio-leghiste.

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